Droni russi nel sud dell’Ucraina: una tragedia che colpisce tre vite innocenti

Droni russi nel sud dell'Ucraina: una tragedia che colpisce tre vite innocenti

Droni russi nel sud dell'Ucraina: una tragedia che colpisce tre vite innocenti

Matteo Rigamonti

Gennaio 29, 2026

Kiev, 29 gennaio 2026 – Nella notte tra lunedì e martedì, il sud dell’Ucraina è stato colpito da una serie di attacchi con droni lanciati dalle forze armate russe, che hanno provocato la morte di tre civili. A confermare la notizia è stato stamattina Ivan Fedorov, governatore della regione di Zaporizhzhia, definendo quella appena passata “una notte difficile per la nostra comunità”. Tra le vittime ci sono due donne e un uomo; un altro uomo è rimasto ferito.

Raid notturni scuotono Zaporizhzhia

Gli attacchi sono avvenuti tra le 2 e le 4 del mattino, colpendo diversi quartieri residenziali nella periferia di Zaporizhzhia, città chiave a circa 500 chilometri a sud-est di Kiev. Poco dopo le due, le sirene hanno risvegliato centinaia di persone. “Abbiamo sentito almeno tre esplosioni forti, poi è calato il silenzio”, racconta Olena, residente nel quartiere di Shevchenkivskyi. Sul posto sono subito arrivati soccorritori e vigili del fuoco, al lavoro per ore tra le macerie di un edificio colpito.

Fedorov ha spiegato che i droni usati sono di fabbricazione iraniana, modello Shahed-136, già visti in azione in altri attacchi contro obiettivi civili e militari. “Purtroppo – si legge nella nota diffusa alle 7 del mattino – due donne e un uomo sono stati uccisi, mentre un altro uomo è stato portato in ospedale con ferite da schegge”. Non sono stati resi noti i nomi delle vittime, ma si tratta di persone del posto.

Edifici danneggiati, evacuazioni in corso

Le esplosioni hanno causato danni seri a diversi palazzi e a una piccola scuola elementare vicina. I primi controlli della polizia segnalano almeno cinque appartamenti distrutti o pesantemente danneggiati. Alcuni residenti sono stati fatti evacuare per sicurezza. “Ovunque vetri rotti e porte divelte”, racconta un volontario della Croce Rossa impegnato nei soccorsi.

Il sindaco di Zaporizhzhia, Anatoliy Kurtev, ha invitato la popolazione a “rimanere in allerta” e a non avvicinarsi alle zone colpite fino a nuove verifiche. Intanto, le autorità hanno aperto un’indagine per capire meglio come si è svolto l’attacco e quanti droni sono stati usati. Secondo fonti militari ucraine, ne sarebbero stati lanciati almeno sei nella notte.

Tensione crescente e reazioni internazionali

L’attacco arriva in un momento di forte tensione nel sud-est dell’Ucraina. Negli ultimi mesi, la zona di Zaporizhzhia è stata ripetutamente colpita da raid aerei e missili russi, spesso contro infrastrutture energetiche e civili. Alle 8:30, il presidente Volodymyr Zelensky ha espresso il suo cordoglio sui social, sottolineando l’urgenza di rafforzare le difese antiaeree. “Ogni vita persa è una ferita per tutta l’Ucraina”, ha scritto.

Secondo le Nazioni Unite, aggiornate a dicembre 2025, i civili uccisi dall’inizio del conflitto sono più di 10mila. Solo nella regione di Zaporizhzhia, le vittime superano le 400 nel corso del 2024. La comunità internazionale ha condannato l’attacco: Josep Borrell, Alto rappresentante UE per gli Affari Esteri, ha definito l’episodio “un’ulteriore escalation della violenza contro la popolazione civile”.

Sul campo la tensione non cala

Negli ultimi giorni, le forze ucraine segnalano un aumento dei raid notturni con droni nelle regioni a sud. Lo Stato Maggiore di Kiev parla di una strategia russa pensata per logorare la resistenza colpendo punti chiave e centri abitati lontani dal fronte. “Non possiamo abbassare la guardia”, ha avvertito il portavoce militare Andriy Kovalenko.

A Zaporizhzhia la giornata è iniziata con sirene intermittenti e strade quasi vuote. La gente prova a tornare alla normalità, ma la paura resta. “Non sappiamo quando tutto questo finirà”, confida un anziano davanti a un centro di accoglienza improvvisato. La città conta i danni e piange le sue vittime, mentre la guerra continua a segnare la vita di chi vive nel sud dell’Ucraina.