Milano, 29 gennaio 2026 – L’etichettatura ambientale sugli imballaggi dei prodotti di largo consumo prende sempre più piede sugli scaffali italiani, anche se la diffusione delle informazioni procede a ritmi diversi a seconda delle categorie. Lo mostra l’ottava edizione dell’Osservatorio IdentiPack, pubblicata oggi da Conai e GS1 Italy. Per la prima volta, il report offre anche un confronto semestrale nel tempo e allarga il monitoraggio, includendo non solo ipermercati e supermercati, ma anche il canale del libero servizio – ovvero supermercati più piccoli, sotto i 400 metri quadri, con circa 9.600 punti vendita sparsi in tutta Italia.
Etichette ambientali in crescita, ma non ovunque allo stesso modo
Tra luglio 2024 e giugno 2025, il 55,2% delle referenze grocery nei principali canali della grande distribuzione mostra in etichetta la codifica del materiale di cui è fatto l’imballaggio, come previsto dalla Decisione 129/97/Ce. Parliamo di 82.306 prodotti, con un aumento di 3,1 punti percentuali rispetto all’anno prima. Un segnale di crescita costante, anche se non omogenea.
Guardando ai volumi, più di 21,5 miliardi di confezioni vendute riportano queste informazioni, pari al 78,6% delle unità acquistate. Anche qui si vede un progresso (+1,8 punti percentuali in un anno), a dimostrazione che produttori e distributori stanno facendo passi avanti verso una maggiore trasparenza ambientale. Però, ci sono ancora settori che arrancano.
Chi guida la classifica e chi resta indietro
Il settore del freddo – surgelati e gelati – resta il più avanti: il 67,2% delle referenze porta la codifica ambientale. Dietro, troviamo le carni (61,3%), il fresco (61,2%) e la drogheria alimentare (60,4%). Qui l’informazione ambientale è ormai pratica comune.
Meno brillanti sono invece le bevande (38,8%), il settore petcare (41,7%) e la cura persona (47,5%). Tuttavia, dagli analisti di IdentiPack arrivano segnali incoraggianti: “Il trend è in ripresa anche dove il livello è più basso – spiega un portavoce di Conai – ma serve ancora un impegno maggiore per recuperare il gap”.
Raccolta differenziata: etichette più chiare e diffuse
Ancora più diffusa è la presenza in etichetta delle indicazioni sul tipo di imballaggio e su come smaltirlo correttamente nella raccolta differenziata. Queste info si trovano sul 62,1% dei prodotti sugli scaffali (92.474 referenze) e su oltre 22,8 miliardi di confezioni vendute, cioè l’83,6% del totale grocery. Rispetto all’anno precedente, la quota cresce di 2,2 punti percentuali tra i prodotti e di 1,2 punti tra le confezioni vendute.
Anche qui, il comparto del freddo è in testa con l’83,9% delle referenze che indicano come fare la raccolta differenziata. Seguono il fresco (75,6%) e le carni (73,8%). Più indietro, ancora una volta, cura persona, petcare e bevande.
Consumatori più informati, ma il cammino resta lungo
I dati dell’Osservatorio IdentiPack mostrano che l’aumento delle informazioni ambientali sugli imballaggi risponde a una domanda crescente da parte degli italiani. “C’è una richiesta sempre più forte di trasparenza – dice un responsabile di GS1 Italy – soprattutto tra i giovani e nelle grandi città”. Eppure, nonostante i progressi dell’ultimo anno, restano differenze importanti tra i vari settori.
Il quadro che emerge è quello di un’Italia a due velocità: da una parte, comparti dove l’etichettatura ambientale è ormai la regola; dall’altra, settori che faticano a rispettare le nuove norme e a soddisfare le aspettative dei consumatori.
Prospettive e sfide: verso un’etichettatura totale
Gli operatori del settore sottolineano che la diffusione delle etichette ambientali continuerà a crescere nei prossimi mesi. “L’obiettivo – ribadisce Conai – è arrivare a una copertura totale entro il 2027”. Un traguardo ambizioso, che richiederà investimenti in tecnologia e formazione costante per produttori e distributori.
Nel frattempo, le associazioni dei consumatori chiedono controlli più severi e campagne informative capillari. “Solo così – conclude un rappresentante di Altroconsumo – si potrà davvero far decollare una transizione verso un consumo più consapevole e sostenibile”.
