Il calo dell’attivo commerciale con gli Usa: cosa significa per l’economia italiana

Il calo dell'attivo commerciale con gli Usa: cosa significa per l'economia italiana

Il calo dell'attivo commerciale con gli Usa: cosa significa per l'economia italiana

Matteo Rigamonti

Gennaio 29, 2026

Milano, 29 gennaio 2026 – Nel 2025 il saldo commerciale tra Italia e Stati Uniti si è ridotto, ma resta comunque ben saldo in positivo. Secondo i dati diffusi oggi dall’Istat, si è fermato a 34,19 miliardi di euro, in calo rispetto ai 38,87 miliardi dell’anno prima. Il dato arriva in un momento di forti cambiamenti nei rapporti economici tra i due Paesi, segnato dall’arrivo dei nuovi dazi americani entrati in vigore lo scorso agosto.

Export italiano cresce, ma importazioni corrono molto di più

Nel dettaglio, le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti sono salite nel 2025 del 7,2% rispetto al 2024. Un segnale che, a prima vista, conferma la forza del made in Italy oltreoceano. Ma la crescita delle importazioni dagli Usa è stata ben più intensa: secondo l’Istat, sono aumentate del 35,9% su base annua. Un divario che ha inciso pesantemente sul saldo commerciale, riducendone la dimensione.

A dicembre, la differenza si è fatta ancora più marcata: le importazioni italiane dagli Stati Uniti sono balzate del 61,1% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Un aumento che ha sorpreso parecchi addetti ai lavori. “È un dato che rispecchia sia la ripresa della domanda interna sia l’effetto dei nuovi dazi sulle catene di approvvigionamento”, ha spiegato un analista di Prometeia contattato da alanews.it.

I nuovi dazi Usa: l’impatto sui settori italiani

I nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti sono scattati ad agosto 2025, colpendo vari prodotti europei e italiani. Fonti del Ministero degli Esteri precisano che le misure hanno riguardato soprattutto l’agroalimentare, la meccanica e alcuni settori della moda. “Abbiamo visto aumentare i costi in diverse filiere”, ha ammesso un rappresentante di Confindustria Moda. “Le aziende stanno provando a riorganizzarsi, ma la pressione resta alta”.

Nonostante le difficoltà, il saldo commerciale continua a sorridere all’Italia. “Il nostro export verso gli Stati Uniti tiene e cresce ancora, segno che la domanda di prodotti italiani è solida”, ha sottolineato una fonte del Ministero dello Sviluppo Economico. Ma la crescita delle importazioni – spinta anche dal dollaro più forte e dalla ripresa dell’economia americana – ha ridotto il vantaggio accumulato negli anni scorsi.

Imprese in allerta, ma senza allarmismi

Tra le aziende si respira prudenza. “Siamo preoccupati per l’aumento dei costi e la volatilità dei mercati”, ha confidato il direttore commerciale di una media impresa lombarda che lavora con l’export alimentare. Confartigianato segnala che molte piccole imprese stanno pensando a nuove strategie: cercare nuovi mercati, investire in innovazione e puntare di più sulle filiere corte.

Gli economisti, però, invitano a non fare drammi. “Il saldo resta positivo e l’Italia mantiene una posizione forte negli scambi con gli Stati Uniti”, spiega un docente della Bocconi. “Bisognerà seguire da vicino come si evolveranno i dazi e le possibili risposte europee nei prossimi mesi”.

Numeri e scenario globale

Nel 2025, secondo l’Istat, le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti hanno superato i 60 miliardi di euro, mentre le importazioni si sono avvicinate ai 26 miliardi. Il calo del saldo commerciale riflette una dinamica più ampia: gli scambi crescono, ma aumentano anche le tensioni protezionistiche e l’incertezza sui mercati.

A Washington, intanto, il confronto tra l’amministrazione Biden e i partner europei sulle politiche commerciali continua. A Roma, il governo segue da vicino la situazione. “Siamo pronti a sostenere le nostre imprese”, ha garantito ieri il ministro delle Imprese Adolfo Urso.

Solo nei prossimi mesi si capirà se la tendenza del 2025 è un episodio passeggero o l’inizio di un nuovo corso nei rapporti economici tra Italia e Stati Uniti. Per ora, i numeri sono chiari: il commercio resta vivace, ma il quadro è più complicato rispetto al passato.