Milano, 29 gennaio 2026 – A novembre 2025, i dati appena pubblicati dall’Istat mostrano un lieve calo nel fatturato dell’industria italiana rispetto a ottobre: -0,1% in valore e -1,1% in volume, al netto degli effetti stagionali. Segnali simili arrivano dal settore dei servizi, dove la contrazione è stata più netta: -0,6% in valore e -0,5% in volume. Numeri che, pur senza scossoni forti, confermano il rallentamento che sta attraversando il sistema produttivo nazionale.
Industria: numeri stabili, ma resta la prudenza
Entrando nel dettaglio, il fatturato dell’industria corretto per gli effetti del calendario non registra variazioni in valore rispetto a novembre 2024. Insomma, il giro d’affari delle imprese manifatturiere si mantiene sostanzialmente invariato su base annua. In volume, invece, si nota un piccolo aumento dello 0,5%. Un dato che, come spiegano gli analisti sentiti da alanews.it, va interpretato tenendo conto di un contesto internazionale ancora incerto e di una domanda interna debole.
Le aziende, soprattutto quelle di medie dimensioni nel Nord Italia – Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna – segnalano prudenza sugli ordini. “Non è una frenata improvvisa”, spiega un dirigente di Confindustria Milano, “ma piuttosto una pausa in attesa delle decisioni della Banca Centrale Europea sui tassi e dell’andamento dei mercati esteri”.
Servizi in calo: pesa il freno dei consumi interni
Nel settore dei servizi la flessione è più marcata. A novembre il fatturato è sceso dello 0,6% in valore e dello 0,5% in volume rispetto a ottobre. Un campanello d’allarme soprattutto per chi opera nel commercio all’ingrosso e nei trasporti. “La stagione natalizia è partita con il freno a mano tirato”, ammette il presidente di Confcommercio Torino, commentando i primi dati delle vendite di fine anno.
Secondo l’Istat, i servizi risentono più di altri del calo della domanda interna e delle incertezze sui consumi delle famiglie. “Le famiglie italiane devono ancora fare i conti con l’inflazione e il caro energia”, ricorda un economista dell’Università Bocconi. “E questo si traduce subito in meno spese per i beni e i servizi non essenziali”.
Economia europea in bilico: cosa aspettarsi nel 2026
Il quadro tracciato dall’Istat arriva in un momento in cui l’economia europea mostra segnali contrastanti. Da una parte c’è la Germania – primo partner commerciale dell’Italia – che fatica a uscire dalla stagnazione. Dall’altra, la domanda globale resta debole, frenata dalla Cina e dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
Gli operatori dell’industria guardano con attenzione alle prossime mosse della BCE. “Un taglio dei tassi potrebbe dare un po’ di respiro alle imprese”, confida un imprenditore del distretto metalmeccanico di Brescia. Ma la prudenza è d’obbligo: “Serve soprattutto stabilità normativa e un quadro fiscale chiaro”, aggiunge.
La voce degli operatori: tra cautela e speranze
Nel mondo produttivo si respira un clima di attesa. “Siamo abituati a navigare tra alti e bassi”, racconta una piccola imprenditrice tessile di Prato. “Ora serve soprattutto fiducia nei consumatori e nei mercati esteri”. Anche tra i sindacati si mantiene la prudenza. “Seguiamo questi dati con attenzione”, spiega un rappresentante della Cgil Lombardia. “L’occupazione regge, ma bisogna sostenere i settori più vulnerabili”.
Le associazioni di categoria chiedono interventi mirati per rilanciare i consumi interni e sostenere l’export. “Il made in Italy resta competitivo”, sottolinea il presidente di Confartigianato Vicenza. “Ma servono investimenti in innovazione e formazione”.
Un quadro da tenere d’occhio nei prossimi mesi
In breve, i dati Istat di novembre 2025 raccontano di un’industria e di un settore servizi che avanzano a passo lento, in una fase di attesa e incertezza. Nessun crollo improvviso, ma neanche segnali chiari di ripresa. Ora tutti guardano alle prossime rilevazioni: solo allora si capirà se si tratta di una pausa momentanea o dell’inizio di un periodo più complicato per l’economia italiana.
