La Camera approva la legge sulle lobby: ora tocca al Senato

La Camera approva la legge sulle lobby: ora tocca al Senato

La Camera approva la legge sulle lobby: ora tocca al Senato

Matteo Rigamonti

Gennaio 29, 2026

Roma, 29 gennaio 2026 – Con 122 voti a favore e 104 astensioni da parte di tutte le opposizioni, la Camera ha approvato oggi in prima lettura la legge sulle lobby. Un testo atteso da anni nei corridoi di Montecitorio, che ora passa al Senato per il secondo passaggio. Il voto è arrivato poco dopo le 13, in un’Aula non affollata ma molto attenta, mentre fuori dal Palazzo si rincorrevano le prime reazioni dei partiti.

Legge sulle lobby: cosa cambia davvero

La maggioranza ha votato compatta, mentre le opposizioni – Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra e Azione – hanno scelto di astenersi. Per la prima volta in Italia, il testo mette ordine all’attività di rappresentanza degli interessi presso le istituzioni. In pratica, la legge cerca di mettere un po’ di trasparenza nei rapporti tra chi porta avanti interessi privati e chi prende le decisioni pubbliche.

Il deputato Giovanni Russo (Forza Italia), relatore della legge, ha spiegato: “È un passo avanti per la trasparenza e per la qualità della democrazia parlamentare”. Tra le novità più importanti ci sono un registro pubblico dei lobbisti, l’obbligo di comunicare gli incontri con i rappresentanti delle istituzioni e sanzioni in caso di violazioni. Un meccanismo che dovrebbe avvicinare l’Italia agli standard già in uso in altri Paesi europei.

Reazioni a caldo: soddisfazione e dubbi

La maggioranza ha accolto il voto con entusiasmo. “Era una legge che aspettavamo da troppo tempo”, ha detto la capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Elena Rinaldi, subito dopo la fine della seduta. “Abbiamo trovato un equilibrio tra trasparenza e diritto di rappresentanza”, ha aggiunto, sottolineando il lavoro fatto in Commissione Affari Costituzionali.

Diversa la posizione delle opposizioni, che hanno preferito astenersi invece di votare contro. Il deputato del PD Luca Bianchi ha parlato di “un primo passo utile, ma ancora insufficiente”. Secondo lui, il testo va migliorato soprattutto su due fronti: “Serve più chiarezza su chi può accedere al registro e sulle sanzioni da applicare”. Anche il Movimento 5 Stelle non nasconde le riserve. La deputata Giulia Ferraro ha detto: “Non basta un registro per garantire una vera trasparenza”.

Un tema che torna sempre d’attualità

La regolamentazione delle lobby torna spesso nel dibattito politico italiano. In passato, vari tentativi sono falliti tra polemiche e veti incrociati. Questa volta, però, il testo è arrivato in Aula dopo mesi di lavoro in Commissione, con decine di audizioni e confronti anche con esperti stranieri.

Secondo l’Osservatorio italiano sulle lobby, nel 2025 erano almeno 1.200 i soggetti attivi nella rappresentanza di interessi verso Parlamento e Governo. Un numero in crescita rispetto agli anni scorsi, che rende ancora più urgente – dicono molti – avere una legge chiara.

Cosa succede adesso? Il Senato in primo piano

Ora la palla passa al Senato, dove il testo potrebbe subire modifiche. La presidente della Commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama, Maria Grazia Conti (Lega), ha già detto che “il testo sarà esaminato con attenzione e apertura al confronto”. Non ci sono ancora date precise, ma fonti parlamentari ipotizzano l’arrivo in Aula entro marzo.

Nel frattempo, le associazioni che si occupano di trasparenza e legalità, come Transparency International Italia, hanno accolto con favore il via libera della Camera, pur chiedendo “maggiore coraggio” nel definire le regole. Il presidente dell’associazione, Alessandro Galli, ha commentato: “È un segnale importante, ma serve vigilanza perché la legge non resti solo sulla carta”.

Solo allora, forse, l’Italia riuscirà a colmare quel vuoto normativo che la separa dagli altri Paesi europei. Per ora, la partita resta aperta. E il confronto politico promette ancora scintille nelle prossime settimane.