Mosca richiede un risarcimento all’Ue per il congelamento dei beni

Mosca richiede un risarcimento all'Ue per il congelamento dei beni

Mosca richiede un risarcimento all'Ue per il congelamento dei beni

Matteo Rigamonti

Gennaio 29, 2026

Mosca, 29 gennaio 2026 – La Russia ha fatto partire una battaglia legale al tribunale arbitrale di Mosca per chiedere il risarcimento dei danni causati dal congelamento dei suoi beni in Europa. La conferma è arrivata ieri da Vladislav Maslennikov, capo del dipartimento europeo del Ministero degli Esteri russo, durante un’intervista all’agenzia Tass. Secondo lui, questa mossa arriva dopo mesi di tensioni tra Mosca e Bruxelles, sia sul piano diplomatico che finanziario.

Risarcimento chiesto a dicembre 2025

Nel dettaglio, la Banca di Russia ha presentato la richiesta di risarcimento lo scorso dicembre, puntando il dito contro l’impossibilità di usare i fondi statali bloccati in Europa. “Nel dicembre 2025 – ha detto Maslennikov – la Banca di Russia ha depositato una domanda al tribunale arbitrale di Mosca per ottenere un risarcimento per i danni subiti, dato che non può disporre dei soldi dello Stato russo”. Le autorità russe non hanno svelato l’ammontare preciso dei beni congelati, ma la Commissione europea stima che si tratti di circa 300 miliardi di euro, tra riserve statali e patrimoni privati.

Mosca: “Blocco illegale, reagiremo”

Il governo russo vede il congelamento di riserve e investimenti privati come una violazione delle regole internazionali. “Bloccare le riserve sovrane e i beni degli investitori privati russi è un atto illegale”, ha detto Maslennikov. Ha poi aggiunto che Mosca considera queste misure come “un vero e proprio furto” e ha promesso che la Russia “risponderà di conseguenza”. Le sue parole mostrano chiaramente l’aumento della tensione del Cremlino verso le sanzioni occidentali, entrate in vigore dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022.

Sanzioni, il nodo tra Russia e Ue

Il congelamento dei beni russi è uno degli strumenti principali usati dall’Unione europea per mettere pressione su Mosca. Dal febbraio 2022, Bruxelles ha varato diversi pacchetti di sanzioni che hanno colpito banche, aziende statali e persone vicine al governo russo. Tra le misure c’è anche il blocco delle riserve valutarie custodite in Europa e il sequestro di proprietà legate a oligarchi russi. Secondo fonti europee, l’obiettivo è ridurre la capacità finanziaria della Russia di sostenere la guerra in Ucraina.

La risposta europea e il futuro legale

Dall’altra parte, le istituzioni europee difendono le sanzioni, sostenendo che sono una risposta necessaria all’aggressione russa. Fonti diplomatiche di Bruxelles hanno ribadito che le misure rispettano il diritto internazionale e che i ricorsi di Mosca non fermeranno la politica comunitaria. Ma questo potrebbe aprire un nuovo fronte legale tra Russia e Ue, con possibili ripercussioni anche su rapporti economici con altri Paesi.

Il tribunale arbitrale di Mosca: una scelta simbolica

La decisione di rivolgersi al tribunale arbitrale di Mosca solleva qualche dubbio sull’efficacia della mossa. Gli esperti ricordano che una sentenza di un tribunale russo sarà difficile da far valere nei Paesi europei. “È più una mossa politica”, spiega un analista del Carnegie Moscow Center, “per rafforzare la posizione negoziale della Russia e per mostrare fermezza all’opinione pubblica interna”.

Cosa succede adesso?

Maslennikov ha detto che la Russia continuerà a chiedere la restituzione dei beni “illegalmente bloccati in Europa”, anche usando la diplomazia. Nel frattempo, questa controversia rischia di complicare ancora di più i già tesi rapporti tra Mosca e Bruxelles. Sullo sfondo restano le incognite sul conflitto in Ucraina e sulle prossime decisioni sulle sanzioni. Per ora, la partita è aperta su più fronti: giudiziario, politico ed economico.