Niscemi, Ciciliano: il movimento franoso supera il Vajont e preoccupa la comunità

Niscemi, Ciciliano: il movimento franoso supera il Vajont e preoccupa la comunità

Niscemi, Ciciliano: il movimento franoso supera il Vajont e preoccupa la comunità

Matteo Rigamonti

Gennaio 29, 2026

Caltanissetta, 29 gennaio 2026 – Questa mattina, durante un collegamento con il programma Start su Sky TG24, il capo dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, ha fatto il punto sulla grave situazione della frana di Niscemi. La massa di terreno coinvolta è impressionante: circa 350 milioni di metri cubi, ben oltre quella che causò il disastro del Vajont nel 1963. Un paragone che, secondo Ciciliano, serve a capire la portata di quanto sta accadendo in Sicilia.

Frana di Niscemi: un fenomeno senza precedenti in Italia

Il responsabile della Protezione Civile ha spiegato che il movimento franoso che sta interessando la zona di Niscemi, nel cuore della provincia di Caltanissetta, ha raggiunto dimensioni mai viste negli ultimi decenni. “Parliamo di circa 350 milioni di metri cubi di terreno”, ha detto Ciciliano, che ha subito messo a confronto la quantità con quella del Vajont, dove nel 1963 si mossero 263 milioni di metri cubi e persero la vita quasi duemila persone. “Qui siamo quasi una volta e mezza di più”, ha sottolineato.

La frana si è attivata da pochi giorni, dopo settimane di piogge intense, e continua a muoversi lentamente ma inesorabilmente. Tecnici della Protezione Civile e geologi del Comune sono sul posto, monitorano costantemente la situazione. Le ultime immagini mostrano crepe profonde e un fronte in avanzamento, seppur lento. Alcuni abitanti delle campagne vicine hanno raccontato di aver sentito “un rumore sordo, simile a un tuono lontano” nelle prime ore del mattino.

Territorio in ginocchio, famiglie evacuate

L’area colpita dalla frana include terreni agricoli, alcune aziende e case sparse. Il Comune di Niscemi parla di una ventina di famiglie evacuate per precauzione. Il sindaco Massimiliano Conti ha rimarcato che “la sicurezza delle persone è la priorità assoluta”. Nel frattempo, i tecnici stanno cercando di capire l’effettiva estensione del movimento. Già dalla sera di ieri, alcune parti della strada provinciale 12 sono state chiuse al traffico.

Un centro di accoglienza è stato organizzato nella palestra comunale di via Leonardo Sciascia, dove nella notte tra domenica e lunedì sono arrivate le prime famiglie sfollate. “Non sappiamo quando potremo tornare a casa”, racconta Maria Gallo, una delle residenti, visibilmente scossa. “Abbiamo portato con noi solo qualche vestito e i documenti”.

Vajont e Niscemi: numeri a confronto, contesti diversi

Il richiamo al disastro del Vajont non è casuale. Nel 1963, una frana di 263 milioni di metri cubi si staccò dal Monte Toc, travolgendo il bacino artificiale sottostante e generando un’onda che distrusse Longarone e altri paesi. A Niscemi la quantità di terreno coinvolto è superiore, ma la situazione è diversa: non ci sono dighe o invasi che possano aggravare la situazione.

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia sta lavorando insieme alla Protezione Civile per analizzare i dati raccolti dai sensori nell’area. In una nota diffusa ieri sera, l’INGV ha confermato che il movimento presenta “le caratteristiche tipiche di grandi scivolamenti profondi”, ma al momento non ci sono segnali di accelerazioni improvvise.

Piogge intense e terreno fragile: le cause della frana

Negli ultimi mesi la Sicilia centrale ha visto piogge abbondanti. I dati dell’ARPA Sicilia indicano che tra novembre e gennaio sono caduti oltre 400 millimetri di pioggia a Niscemi, quasi il doppio della media stagionale. Questo ha reso il terreno, già fragile a causa di argille e sabbie poco consolidate, ancora più instabile.

Il geologo Salvatore Greco, consulente del Comune, spiega che “la combinazione tra piogge continue e la natura del suolo ha fatto scattare la frana”. Serviranno diverse settimane per capire se il movimento si fermerà o se sarà necessario intervenire con lavori di consolidamento.

Allerta massima, monitoraggio senza sosta

La Protezione Civile mantiene l’allerta alta su tutta l’area coinvolta. Squadre di tecnici sono impegnate giorno e notte nel monitoraggio. “Siamo pronti a intervenire in qualsiasi momento”, ha assicurato Ciciliano durante l’intervista a Sky TG24.

Per ora non si registrano feriti né danni gravi a infrastrutture fondamentali, ma la situazione resta delicata. Le autorità invitano la popolazione a seguire solo le comunicazioni ufficiali e a non avvicinarsi alle zone interdette. Solo nelle prossime ore si capirà se il fronte franoso rallenterà o se serviranno nuove evacuazioni.