Roma, 29 gennaio 2026 – Il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, ha acceso un faro sul rischio di un rallentamento nell’impegno globale contro i cambiamenti climatici. Ma ha anche confermato la volontà dell’istituto di andare avanti sulla strada della decarbonizzazione. Lo ha fatto durante la presentazione del nuovo Piano di transizione e adattamento energetico, un documento che mette nero su bianco obiettivi e strategie per azzerare le emissioni nette di gas serra entro il 2050.
Cambiamenti climatici, tra rischi e scelte da non rimandare
Nel suo intervento, Panetta ha sottolineato come “gli ultimi sviluppi a livello internazionale mostrino un calo dell’impegno dei principali paesi” nella lotta al riscaldamento globale. Ma ha ribadito con forza che resta “ferma la volontà di ridurre sensibilmente le emissioni nette nel prossimo decennio, per arrivare a zero entro il 2050”. Un traguardo che, ha detto, “dobbiamo alle generazioni future” e che richiede “lo sforzo di tutti: imprese, cittadini, istituzioni”.
Il piano arriva proprio mentre in Europa si discute una revisione delle norme sulla transizione energetica. Da via Nazionale spiegano che l’obiettivo è rendere il percorso “graduale e ordinato”, tenendo d’occhio le ricadute sociali ed economiche, soprattutto per chi è più fragile. Un equilibrio delicato, che secondo Panetta non si può raggiungere senza collaborazione tra pubblico e privato.
Passi concreti e tappe da rispettare
Il piano si concentra sulle emissioni prodotte dalle attività della Banca d’Italia, lasciando fuori quelle legate agli investimenti finanziari. Tra le misure già in corso ci sono la sostituzione degli impianti di riscaldamento a gas con pompe di calore alimentate da energia elettrica da fonti rinnovabili e l’acquisto esclusivo di energia verde, scelta adottata fin dal 2013.
Non finisce qui: la Banca punta anche sull’autoproduzione di energia con impianti fotovoltaici – sei quelli già installati, il più grande al Centro Donato Menichella di Frascati – e sull’uso di strumenti innovativi per comprare energia pulita, come i Power Purchase Agreement (Ppa), contratti a lungo termine che assicurano forniture da fonti rinnovabili.
Due gli obiettivi fissati per il 2035: tagliare di due terzi le emissioni dirette e indirette legate all’energia acquistata e ridurre del 40% le altre emissioni indirette. Il traguardo finale resta quello delle emissioni nette zero entro il 2050, con una riduzione del 90% rispetto al 2019 e la compensazione delle emissioni residue.
Prepararsi al cambiamento: adattamento e resilienza
Panetta ha richiamato l’attenzione anche sulla necessità di prepararsi agli impatti del clima che cambia. “Dobbiamo mettere in conto che, anche se riusciremo a ridurre le emissioni, gli effetti del cambiamento climatico dureranno per decenni”, ha spiegato. Per questo il piano prevede anche misure di adattamento, per limitare i danni causati da eventi climatici estremi.
Nel dettaglio, si parla di interventi sull’efficienza energetica degli edifici, sulla produzione delle banconote e sulla gestione degli spazi comuni. Temi che riguardano da vicino i circa 6mila dipendenti della Banca e che, dicono i tecnici, potrebbero fare da modello anche per altre realtà pubbliche e private.
Transizione “ordinata”: tra rischi e opportunità
Il percorso tracciato dalla Banca d’Italia si muove in un quadro internazionale incerto. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, le emissioni globali nel 2025 sono aumentate dello 0,8% rispetto all’anno prima. In Europa c’è una leggera riduzione, ma restano forti le pressioni legate ai costi dell’energia e alle tensioni geopolitiche.
“Serve una transizione ordinata”, ha ribadito Panetta durante la presentazione. Solo così, ha aggiunto, sarà possibile “proteggere il tessuto sociale ed economico” e assicurarsi che nessuno venga lasciato indietro. Un messaggio raccolto anche dai sindacati presenti: “La sostenibilità non può essere solo ambientale”, ha detto un delegato della Fabi, “serve attenzione anche ai lavoratori”.
Il piano della Banca d’Italia sarà aggiornato ogni due anni. La prossima revisione è prevista per il 2028. Nel frattempo, l’istituto continuerà a seguire l’andamento delle misure e a confrontarsi con le altre banche centrali europee. Un cammino lungo, fatto di piccoli passi e scelte quotidiane. Ma indispensabile – come ha ricordato Panetta – per “dare un futuro alle nuove generazioni”.
