Cagliari, 29 gennaio 2026 – Oltre 300 lavoratori dell’indotto del polo industriale di Portovesme, nel Sulcis, hanno ottenuto un altro anno di ammortizzatori sociali. Nelle ultime ore è arrivata la firma sulla cassa integrazione per le aree di crisi complessa, che interessa le aziende Cq Nol, Isc e Segesa. Per la Reno, invece, l’accordo è fissato per il 5 febbraio. Ma, dicono i rappresentanti dei metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil, la situazione resta difficile: “La crisi industriale non è finita, anzi. La precarietà negli appalti cresce e le nostre richieste non sono state ascoltate”.
Cassa integrazione rinnovata, ma la crisi non dà tregua
La proroga della cassa integrazione è una boccata d’ossigeno, almeno per ora, per centinaia di famiglie. “Abbiamo guadagnato un altro anno di copertura – racconta un delegato della Fiom – ma il quadro generale non cambia. Le prospettive di rilancio sono ferme”. La firma è arrivata dopo una serie di incontri tra sindacati, aziende e istituzioni, con tavoli che si sono tenuti tra Cagliari e Roma. Presenti i ministeri del Lavoro e del Made in Italy, l’assessore regionale al Lavoro e i vertici di Confindustria.
Secondo i sindacati, la situazione dentro la Portovesme srl resta molto fragile. “In un momento in cui si dovrebbe garantire il lavoro per le aziende coinvolte negli ammortizzatori – si legge in una nota congiunta di Fiom, Fsm e Uilm – invece si assiste a una crescente concorrenza al ribasso sugli appalti”.
Appalti al ribasso e contratti diversi: un mix pericoloso
Il vero problema è la gestione degli appalti. Negli ultimi mesi, spiegano i sindacati, hanno partecipato alle gare aziende con contratti diversi: Federmeccanica, Pmi, Artigiani e Cooperative. “Questo sistema penalizza i lavoratori storici dell’indotto – sottolinea un rappresentante della Uilm – perché chi ha un contratto più tutelante risulta meno competitivo sul costo del lavoro. Così si rischia una corsa al ribasso che fa male a chi ha più diritti”.
La questione è stata portata ai ministeri e a Confindustria. “Abbiamo avuto rassicurazioni – dice un esponente della Fsm – su una convocazione a breve per discutere di appalti e contratti. Ma serve una soluzione vera, non un palliativo”. Nel frattempo, la tensione tra i lavoratori resta alta: molti temono che la precarietà aumenti ancora nei prossimi mesi.
Ex Alcoa, la vertenza che pesa sul futuro di Portovesme
Un altro fronte aperto è la vertenza della ex Alcoa, vista dai sindacati come la chiave per il rilancio del territorio. “Da tempo chiediamo una convocazione urgente al Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) – spiega un delegato della Cgil – senza una soluzione per l’ex Alcoa sarà dura parlare di futuro per il polo industriale”.
Nei prossimi venti giorni sono in programma assemblee per il rinnovo del Ccnl Federmeccanica. Saranno momenti decisivi, dicono Fiom, Fsm e Uilm, per rilanciare la mobilitazione: “Non ci siamo mai fermati – confida un sindacalista – e a febbraio avremo anche il sostegno dei vertici nazionali”.
Tra dubbi e attese, l’atmosfera resta tesa
Nel frattempo, tra i capannoni di Portovesme, si respira un’aria di incertezza. Alcuni operai, incontrati all’uscita dello stabilimento poco dopo le 14, raccontano di una “situazione che non si sblocca mai davvero”. C’è chi teme nuovi tagli, chi spera in una ripresa che tarda ad arrivare. “Siamo stanchi di promesse”, dice uno dei lavoratori più esperti.
Il prossimo appuntamento è il 5 febbraio, con la firma della cassa integrazione per la Reno. Ma la vera partita si giocherà nelle settimane a venire: tra tavoli ministeriali, mobilitazioni e attese che, per ora, non trovano ancora risposte concrete.
