Rame da record: il prezzo schizza a 14.400 dollari con un balzo del 10%

Rame da record: il prezzo schizza a 14.400 dollari con un balzo del 10%

Rame da record: il prezzo schizza a 14.400 dollari con un balzo del 10%

Matteo Rigamonti

Gennaio 29, 2026

Milano, 29 gennaio 2026 – Il prezzo del rame ha toccato un nuovo massimo storico, superando i 14.400 dollari a tonnellata ieri sui mercati internazionali. Un balzo del 10% in pochi giorni, il più forte degli ultimi sedici anni, che ha sorpreso operatori e analisti. Dietro questa impennata, secondo le piattaforme di Shanghai e Londra, c’è una forte ondata speculativa partita dalla Cina, dove gli investitori si stanno buttando con decisione sulle materie prime.

La speculazione cinese spinge il mercato

Il movimento è partito all’alba di lunedì, spiegano fonti vicine alla Borsa dei Metalli di Shanghai. “Già dalle 9 del mattino abbiamo visto un volume di scambi fuori dall’ordinario”, racconta un trader con oltre vent’anni di esperienza nel settore metalli. In poche ore, il prezzo del rame ha superato ogni previsione, trascinando con sé anche altri metalli come stagno e argento. Perché? “Gli investitori cinesi cercano rifugi sicuri e puntano sulla domanda futura”, spiega un analista di Citic Securities.

Ma non è solo speculazione. Dietro questo scatto c’è anche una domanda concreta, legata alla transizione energetica e alla crescita dei data center. Il rame è un materiale chiave per cavi elettrici, motori e infrastrutture digitali. “La Cina sta investendo molto nelle reti elettriche e nelle tecnologie verdi”, ricorda Chen Wei, economista della Renmin University. “Questo fa salire le aspettative di consumi alti per gli anni a venire”.

Impatto sui mercati europei e sulle aziende

Anche in Europa si è sentito subito l’effetto di questa corsa. A Milano, le azioni delle società che estraggono e lavorano il rame sono salite a doppia cifra: Tenaris ha chiuso con un +7%, Prysmian con un +5%. “Il settore è molto volatile in questo momento”, ammette un portavoce di Borsa Italiana. “Gli operatori sono cauti: temono che il rialzo sia più speculativo che basato su fondamentali solidi”.

Sul fronte industriale, le aziende che usano rame come materia prima stanno già affrontando prezzi in aumento. “I fornitori ci hanno avvertito: i costi sono schizzati in alto rapidamente”, conferma il responsabile acquisti di una società lombarda produttrice di componenti elettrici. “Se la situazione non si stabilizza, rischiamo di vedere ripercussioni sui margini e sui prezzi di vendita”.

Transizione energetica e data center: cosa spinge la domanda

Gli esperti concordano: la richiesta di rame crescerà ancora, soprattutto grazie agli investimenti nelle energie rinnovabili e nelle infrastrutture digitali. “Ogni megawatt di energia solare o eolica richiede chilometri di cavi in rame”, sottolinea un report di BloombergNEF pubblicato a dicembre. E non è tutto: la diffusione dei data center, fondamentali per l’intelligenza artificiale e il cloud computing, aumenta la domanda di materiali conduttivi.

“Il rame oggi è strategico come il petrolio negli anni Settanta”, osserva un dirigente della London Metal Exchange. “Chi controlla le forniture può influenzare interi settori industriali”. In questo gioco la Cina ha un ruolo centrale: Pechino gestisce oltre il 40% della raffinazione mondiale e importa grandi quantità di minerale dal Sud America.

I rischi dietro il rally

Non mancano però segnali di prudenza. Alcuni osservatori temono che la corsa sia spinta da aspettative troppo ottimistiche sulla crescita globale. “Se l’economia cinese rallentasse o se le politiche monetarie si irrigidissero, potremmo vedere una correzione brusca”, avverte un analista di Goldman Sachs.

Per ora, però, il mercato sembra ignorare questi rischi. A Shanghai, i trader puntano a nuovi record. Tra i più esperti, però, serpeggia una certa preoccupazione: “Abbiamo già visto bolle simili in passato”, confida un veterano del settore metalli. “Solo il tempo ci dirà se questa volta andrà diversamente”.

Intanto, nelle sale operative delle grandi banche d’affari si guarda con attenzione ai prossimi dati economici cinesi e alle mosse della Federal Reserve. Il rame resta sotto i riflettori: materia prima strategica per la transizione energetica, ma anche un termometro delle tensioni globali sui mercati delle materie prime.