Roma, 29 gennaio 2026 – Nel 2025, le retribuzioni contrattuali in Italia sono cresciute in media del 3,1% rispetto all’anno prima, confermando la tendenza già vista nel 2024. Lo ha reso noto questa mattina l’Istat, che ha raccolto i dati di tutti i settori. Per il secondo anno di fila, si registra un recupero parziale rispetto all’inflazione che ha colpito il Paese dopo la pandemia. L’indice dei prezzi al consumo armonizzato (Ipca) è salito del 1,7% nel 2025, lasciando quindi un piccolo margine di aumento reale nelle buste paga.
Retribuzioni in aumento, ma il recupero è ancora incompleto
L’Istat segnala una ripresa delle retribuzioni contrattuali, ma il potere d’acquisto perso durante la crisi sanitaria resta solo in parte recuperato. Nel privato, la crescita media è stata del 3,2%, spinta soprattutto dall’agricoltura (+5,0%) e dall’industria (+3,4%). I servizi privati hanno segnato un +3,0%, mentre nella pubblica amministrazione l’aumento si è fermato al 2,7%.
“Si vede una tendenza positiva – ha spiegato un analista dell’Istat – ma ancora non basta per colmare il gap accumulato negli anni più duri dell’inflazione post-pandemica”. Solo allora si potrà parlare di un ritorno ai livelli pre-crisi.
Contratti collettivi: quanti lavoratori sono coperti
A fine dicembre 2025, erano in vigore, per la parte economica, 48 contratti collettivi nazionali. Questi accordi riguardano circa 7,6 milioni di lavoratori, pari al 57,8% del totale dei dipendenti italiani. Un quadro che resta in movimento: molti settori aspettano ancora il rinnovo di contratti scaduti da tempo.
Le trattative tra sindacati e imprese vanno avanti con intensità. “Sappiamo che le aziende attraversano momenti difficili – ha detto ieri sera una fonte della Cgil – ma chiediamo che la crescita economica si traduca in aumenti concreti per chi lavora”. Dall’altra parte, le associazioni datoriali insistono sulla necessità di trovare un equilibrio tra competitività e tutela dei salari.
Agricoltura e industria spingono la ripresa
Il settore agricolo resta il più vivace, con un aumento delle retribuzioni del 5%. Un segnale che riflette sia la maggiore domanda interna sia la necessità di adeguare i salari alle nuove condizioni del mercato del lavoro. Anche l’industria mostra segnali di ripresa dopo anni di stallo, con un +3,4%. Nei servizi privati, invece, la crescita è più contenuta, al +3%, secondo i dati Istat.
“L’agricoltura ha dovuto affrontare costi molto alti – ha spiegato un rappresentante di Coldiretti – e solo ora si vedono gli effetti dei rinnovi contrattuali”. In fabbrica, invece, la ripresa degli ordini e l’aumento della produttività hanno aperto qualche margine in più.
Pubblica amministrazione: aumenti più bassi
Diversa la situazione nella pubblica amministrazione, dove l’incremento delle retribuzioni si è fermato al 2,7%. Un valore più basso rispetto al settore privato, che riflette i vincoli di bilancio e le lunghe trattative per il rinnovo dei contratti. “Stiamo lavorando per garantire aumenti equi – ha detto una fonte del Ministero della Funzione Pubblica – ma i tempi dipendono anche dalle risorse disponibili”.
Inflazione sotto controllo, ma il potere d’acquisto resta la vera sfida
L’inflazione, misurata dall’Ipca, è rimasta su livelli contenuti nel 2025: +1,7%. Questo ha permesso alle retribuzioni contrattuali di recuperare parte del terreno perso negli anni scorsi. Eppure, per molti osservatori, la questione del potere d’acquisto resta centrale nel dibattito pubblico. “Non basta guardare ai numeri – ha commentato un economista romano – serve capire l’impatto reale sulle famiglie”.
In attesa dei prossimi rinnovi e delle trattative in corso, la situazione resta in evoluzione. Per milioni di lavoratori italiani, però, la speranza è che l’aumento delle retribuzioni si traduca finalmente in una maggiore tranquillità economica.
