Sotto pagamento dei lavoratori: la norma che protegge gli imprenditori fa discutere di nuovo

Sotto pagamento dei lavoratori: la norma che protegge gli imprenditori fa discutere di nuovo

Sotto pagamento dei lavoratori: la norma che protegge gli imprenditori fa discutere di nuovo

Giada Liguori

Gennaio 29, 2026

Roma, 29 gennaio 2026 – Il governo torna a puntare sulla norma salva-imprenditori che riguarda i lavoratori sottopagati. Stavolta la inserisce nella bozza dell’ultimo decreto Pnrr, all’articolo 18, dopo che a dicembre era già stata bocciata sia nella legge di bilancio che nel decreto Ilva. La norma, che ha già acceso le polemiche, stabilisce che i datori di lavoro non possano essere condannati a pagare differenze salariali o contributive se hanno seguito il contratto collettivo, anche quando i giudici accertano una violazione dell’articolo 36 della Costituzione sulla retribuzione giusta.

Norma salva-imprenditori: la nuova mossa nel decreto Pnrr

Nelle ultime ore è circolata tra i ministeri una bozza che include la norma salva-imprenditori all’articolo 18 del decreto collegato al Pnrr. Il testo dice chiaramente che chi rispetta il contratto collettivo “leader” è esentato da pagare qualsiasi differenza salariale, anche se una sentenza riconosce che la paga è sotto quella “proporzionata e sufficiente” prevista dalla Costituzione. Una scelta che, secondo i sindacati, potrebbe togliere molte tutele ai lavoratori che guadagnano poco.

Questa norma era già stata inserita a dicembre nella legge di bilancio, ma poi era stata tolta dall’emendamento della commissione Bilancio prima del voto al Senato. Poco prima, la stessa sorte era capitata nel decreto Ilva, ritirata dopo le proteste di opposizioni e sindacati.

Sindacati all’attacco: “Un colpo ai diritti dei lavoratori”

Maria Grazia Gabrielli, segretaria confederale della Cgil, non ha usato mezzi termini: la norma è “un nuovo e grave attacco alle tutele salariali e contributive”. In una nota diffusa nel pomeriggio ha parlato di una “ossessione” da parte del governo e della maggioranza nel voler ridurre i diritti dei lavoratori. “Per la terza volta ripropongono la cosiddetta norma salva-imprenditori”, ha detto Gabrielli, “dopo che era stata prima inserita e poi tolta dal decreto Ilva e dalla legge di bilancio, grazie anche alla nostra opposizione”.

Per la Cgil, la misura va contro le sentenze della Cassazione sulla giusta retribuzione e rischia di far perdere fino a cinque anni di arretrati a chi ha preso stipendi sotto i minimi previsti dalla Costituzione. “Un’azione vergognosa”, ha aggiunto Gabrielli, che ha chiesto la cancellazione definitiva della norma e ha annunciato battaglie in tutte le sedi.

Il nodo giuridico: contratti collettivi vs Costituzione

Il cuore del problema è il rapporto tra i contratti collettivi nazionali e l’articolo 36 della Costituzione. La Cassazione ha più volte ribadito che rispettare solo i minimi contrattuali non basta se la paga non è “proporzionata e sufficiente” rispetto al lavoro svolto. La norma del governo invece vuole blindare i datori di lavoro che seguono il contratto leader del settore, impedendo ai giudici di riconoscere differenze salariali anche se c’è una violazione della Costituzione.

Diversi esperti di diritto del lavoro vedono in questa scelta un possibile conflitto con la Carta fondamentale. “Si rischia di creare una zona franca per le imprese”, spiega un docente dell’Università La Sapienza, “con conseguenze pesanti soprattutto nei settori dove i minimi contrattuali sono molto bassi”.

Reazioni politiche e il futuro della norma

Sul fronte politico, le opposizioni non ci stanno. Partito Democratico e Movimento 5 Stelle hanno chiesto di ritirare subito la norma, parlando di “un colpo ai diritti fondamentali dei lavoratori”. Dal governo, invece, nessuna dichiarazione ufficiale nelle ultime ore. Fonti vicine al Ministero del Lavoro spiegano che il testo è ancora in discussione e potrebbe cambiare prima di arrivare in Consiglio dei ministri.

Intanto a Montecitorio si respira tensione. Alcuni deputati della maggioranza ammettono dubbi sulla norma, preoccupati per possibili nuove proteste sociali. La discussione sul decreto Pnrr è prevista in Aula entro la prossima settimana. Solo allora si capirà se la norma salva-imprenditori resterà o sarà di nuovo accantonata. Nel frattempo, i sindacati promettono mobilitazioni e ricorsi in tutte le sedi.