Roma, 29 gennaio 2026 – L’Italia si prepara a chiedere l’intervento del Fondo europeo di solidarietà per dare una mano a Calabria, Sicilia e Sardegna, le regioni più colpite dal recente uragano Harry. Lo ha annunciato questa mattina il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, poco prima di entrare alla riunione con i colleghi dell’Unione Europea. “Ora tocca alla protezione civile preparare analisi e dati”, ha detto Tajani ai giornalisti, sottolineando l’urgenza di una risposta veloce e coordinata.
Uragano Harry: il Sud Italia in ginocchio
Negli ultimi due giorni, il maltempo ha colpito duramente il Sud. Venti forti, oltre 120 km/h, piogge torrenziali e mareggiate hanno lasciato dietro di sé una scia di danni. In Calabria, tra Catanzaro e Reggio, molte case sono rimaste senza luce. In Sicilia, soprattutto intorno a Siracusa, decine di tetti sono stati scoperchiati e le strade sono allagate. In Sardegna, nella zona tra Nuoro e Ogliastra, frane e interruzioni stradali hanno isolato piccoli paesi.
I primi rilievi della Protezione civile non segnalano vittime, ma i danni alle infrastrutture sono pesanti. “Stiamo ancora valutando l’entità delle perdite”, ha detto un funzionario calabrese, “ma la situazione è critica in diverse zone rurali”.
La richiesta all’Europa: tempi e passaggi
Il ministro Tajani ha spiegato che la richiesta di aiuto europeo segue una procedura consolidata. “Ne abbiamo parlato anche in Consiglio dei ministri”, ha aggiunto, “ora si fa come sempre”. La Protezione civile deve prima raccogliere dati precisi sui danni nelle tre regioni. Solo dopo si potrà inviare la richiesta ufficiale al Fondo europeo di solidarietà, lo strumento di Bruxelles che aiuta i Paesi colpiti da calamità.
Il Fondo, nato nel 2002 dopo le grandi alluvioni in Europa centrale, interviene quando i danni superano una certa soglia economica. L’Italia ha già ricevuto questi fondi dopo il terremoto in Abruzzo e le alluvioni in Emilia-Romagna. “L’Europa ha sempre risposto con generosità”, ha ricordato Tajani, lasciando intendere che anche questa volta ci si aspetta un sostegno concreto.
Le reazioni sul territorio: tra speranza e preoccupazione
Nelle aree più colpite, la notizia della richiesta di aiuto europeo è stata accolta con sollievo, ma anche con un po’ di cautela. A Crotone, il sindaco Vincenzo Voce ha detto: “Ci servono risorse per sistemare scuole e strade. Speriamo che l’Europa ci dia una mano presto”. A Siracusa, alcuni commercianti del centro storico temono i tempi della burocrazia. “Ogni giorno senza aiuti è un giorno perso per la ripresa”, ha confidato un ristoratore di Ortigia.
Intanto, la Protezione civile e i vigili del fuoco non si fermano. Continuano a liberare le strade dai detriti e a mettere in sicurezza le zone più pericolose. In Sardegna, nella notte tra lunedì e martedì, circa cinquanta persone sono state evacuate da una frazione di Lanusei, minacciata da una frana.
Protezione civile: dati sul tavolo, cosa succede ora
Il capo della Protezione civile nazionale, Fabrizio Curcio, ha spiegato che la raccolta delle informazioni è già partita: “Stiamo lavorando con le amministrazioni locali per avere un quadro chiaro entro pochi giorni”. Solo dopo sarà possibile quantificare con precisione i danni e inviare la richiesta a Bruxelles.
Nel frattempo, il governo invita chi vive nelle zone colpite a seguire le indicazioni delle autorità e a segnalare ogni situazione di pericolo. Tajani ha ribadito che “la priorità è la sicurezza delle persone”, ma non ha nascosto la preoccupazione per le conseguenze economiche sulle comunità.
Solidarietà europea: cosa aspettarsi
Negli ultimi anni, il Fondo europeo di solidarietà è intervenuto più volte in Italia. Nel 2023, dopo le alluvioni in Emilia-Romagna, Bruxelles aveva stanziato oltre 200 milioni di euro per la ricostruzione. Ora il governo spera in un aiuto altrettanto rapido per Calabria, Sicilia e Sardegna. “Siamo fiduciosi”, ha concluso Tajani davanti ai giornalisti, “l’Europa non ci ha mai abbandonato nei momenti difficili”.
Le prossime settimane saranno decisive: solo allora si capirà se e quanto l’Unione Europea potrà aiutare davvero le regioni colpite dall’uragano Harry. Nel frattempo, nel Sud si lavora tra fango e macerie, con lo sguardo rivolto a Bruxelles.
