Bruxelles, 29 gennaio 2026 – Stamattina a Bruxelles i ministri degli Esteri dell’Unione Europea si sono ritrovati per discutere l’inserimento dei Pasdaran iraniani nella lista delle organizzazioni terroristiche. Una decisione politica che potrebbe arrivare già nelle prossime ore, dopo settimane di tensioni crescenti tra l’Iran e diversi Paesi europei. “Mi pare ci sia una grande convergenza da parte di tutti i Paesi, dopo quello che è successo nelle scorse settimane”, ha detto il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, arrivando al Consiglio Affari Esteri.
Verso un’intesa sui Pasdaran
Il tema dei Corpi della Guardia Rivoluzionaria Islamica – noti come Pasdaran – è tornato al centro delle discussioni europee dopo una serie di episodi che hanno coinvolto cittadini e interessi occidentali in Medio Oriente. Secondo fonti diplomatiche, oggi si dovrebbe raggiungere un primo via libera politico, mentre per ufficializzare l’ingresso nella lista delle organizzazioni terroristiche serviranno ancora alcune settimane di lavoro tecnico e legale.
“C’è una forte volontà di andare avanti insieme”, ha raccontato un funzionario francese poco prima dell’inizio dei lavori. La posizione italiana, spiegata da Tajani, sembra andare di pari passo con quella di Germania, Francia e altri partner chiave. Solo dopo questo passaggio politico si potrà parlare di misure concrete: congelamento di beni, restrizioni agli spostamenti e altre sanzioni mirate.
Perché l’Europa cambia rotta
Negli ultimi mesi, una serie di fatti ha spinto l’Unione Europea a rivedere la sua strategia nei confronti di Teheran. Gli attacchi contro navi commerciali nel Golfo Persico, le tensioni con Israele e il ruolo indiretto nei conflitti regionali hanno acceso i riflettori sui Pasdaran. “Non possiamo più chiudere gli occhi davanti a certi segnali”, ha ammesso un diplomatico tedesco, citando anche le recenti minacce rivolte a cittadini europei.
Se confermata, questa decisione segnerà un cambio importante nella politica estera europea. Finora, l’UE aveva mantenuto una linea più prudente, limitandosi a sanzionare singoli comandanti e funzionari iraniani. Ora si va verso una classificazione che avvicina la posizione europea a quella già adottata da Stati Uniti e Regno Unito.
Reazioni e possibili sviluppi
A Teheran, la notizia dell’imminente decisione europea è stata accolta con preoccupazione. Fonti vicine al governo iraniano hanno parlato di “atto ostile” e minacciato ritorsioni diplomatiche. “L’Europa si assume una grave responsabilità”, ha detto un portavoce del ministero degli Esteri iraniano verso metà mattina.
A Bruxelles, invece, i ministri hanno mantenuto toni cauti. “Non è una scelta contro il popolo iraniano”, ha chiarito Tajani ai giornalisti all’ingresso del Justus Lipsius Building. “Vogliamo solo proteggere la sicurezza dei nostri cittadini e difendere i valori europei”. Parole che trovano eco nel ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares, che ha definito la mossa una “risposta necessaria a comportamenti inaccettabili”.
Cosa succederà adesso
Ora la procedura per inserire i Pasdaran nella lista nera europea entrerà in una fase più tecnica. Dopo il via libera politico di oggi, toccherà agli esperti legali dei Ventisette preparare la documentazione necessaria. Solo allora il Consiglio potrà dare il via libera definitivo, probabilmente entro fine febbraio.
Fonti della Commissione europea spiegano che le misure colpiranno in modo mirato le strutture finanziarie e logistiche dei Pasdaran. Non si escludono nuove sanzioni se l’Iran dovesse provocare ancora. “Siamo pronti a reagire con decisione”, ha ribadito un alto funzionario europeo nel primo pomeriggio.
Un segnale che pesa
La scelta dell’Unione Europea arriva in un momento delicato per gli equilibri internazionali. Mettere i Pasdaran tra le organizzazioni terroristiche potrebbe complicare ulteriormente i rapporti con Teheran, già tesi per il dossier nucleare e le tensioni regionali. Eppure, nei corridoi del Consiglio europeo si sente che serviva un segnale chiaro.
“Non potevamo più aspettare”, ha confidato un diplomatico italiano poco dopo la pausa pranzo. Adesso la partita si sposta sul terreno delle relazioni internazionali: l’Europa si prepara a gestire le conseguenze di una scelta che – almeno per ora – sembra trovare tutti d’accordo.
