Tajani: valutiamo l’uso dei fondi, ma il Ponte è fondamentale

Tajani: valutiamo l'uso dei fondi, ma il Ponte è fondamentale

Tajani: valutiamo l'uso dei fondi, ma il Ponte è fondamentale

Matteo Rigamonti

Gennaio 29, 2026

Roma, 29 gennaio 2026 – Il Ponte sullo Stretto di Messina resta un obiettivo chiave per il governo, ma non si esclude a priori l’ipotesi di destinare una parte dei fondi previsti all’emergenza maltempo che ha colpito duramente il Sud. Lo ha spiegato questa mattina a Bruxelles il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, rispondendo ai giornalisti dopo il Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea. “Il Ponte va fatto, poi si può forse anticipare qualcosa, vedremo cosa si può fare: ci sono molte proposte e valuteremo anche questa”, ha detto Tajani, lasciando aperta ogni strada. Prima di tutto, però, serve fare i conti con i danni e capire davvero di cosa hanno bisogno i territori.

Fondi per il Ponte e maltempo: il governo riflette

Il nodo sull’uso dei fondi destinati al Ponte sullo Stretto per aiutare le zone colpite dalle recenti piogge torrenziali – in particolare Sicilia, Calabria e Sardegna – torna al centro del dibattito dopo le pressioni di sindaci e parlamentari locali. Tajani ha ribadito che “tutte le proposte sono utili”, ma ha sottolineato che serve prima un’attenta verifica: “Bisogna quantificare i danni, capire quanto e dove serve davvero”. Solo allora, ha fatto capire il ministro, si potrà parlare sul serio di spostare risorse.

Il governo ha già stanziato un primo pacchetto da 100 milioni di euro per gli interventi urgenti. Una cifra che Tajani ha definito “solo un primo passo”, annunciando di voler andare di persona nelle regioni colpite: “Lunedì sarò in Sicilia, Calabria e Sardegna per incontrare le imprese danneggiate e sostenerle, come abbiamo fatto in Emilia-Romagna”.

Emergenza maltempo: infrastrutture da mettere in sicurezza e imprese da aiutare

Le piogge intense delle ultime settimane hanno devastato il Sud Italia, causando allagamenti, frane e danni pesanti a strade, aziende agricole e altre attività produttive. Le prime stime delle associazioni di categoria parlano di danni superiori ai 200 milioni di euro solo in Sicilia, mentre in Calabria e Sardegna la conta è ancora in corso. Le immagini delle campagne sommerse tra Catania e Siracusa, i ponti chiusi lungo la statale 106 e le aziende ferme hanno riacceso i riflettori sulla fragilità del territorio.

“Serve un piano straordinario per mettere in sicurezza le infrastrutture”, ha detto ieri il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto. Anche il governatore siciliano, Renato Schifani, ha chiesto “risposte rapide e risorse adeguate per non lasciare soli i territori”. Nel mezzo di tutto questo, la discussione sui fondi del Ponte assume un peso politico ed economico non da poco.

Ponte sullo Stretto: tra sogno e realtà

Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina – rilanciato dal governo Meloni nel 2023 – è da sempre un tema divisivo. Per alcuni è un’opera fondamentale per collegare la Sicilia al resto d’Italia e dare una spinta all’economia locale. Per altri, invece, è prioritario mettere mano alle infrastrutture già esistenti e lavorare sulla prevenzione del rischio idrogeologico.

Interpellato sulla possibilità di usare parte dei fondi del Ponte per l’emergenza maltempo, Tajani ha mantenuto un atteggiamento prudente: “Il Ponte va fatto”, ha ribadito, senza però chiudere la porta ad altre opzioni. “Vedremo cosa si può fare”, ha aggiunto, lasciando capire che la scelta sarà prima di tutto tecnica.

Prossimi passi: sopralluoghi e confronto con i territori

Lunedì prossimo, ha confermato il ministro, una delegazione del governo sarà sul posto nelle zone più colpite. Gli incontri con imprenditori e amministratori locali serviranno a raccogliere dati aggiornati e a definire le priorità degli interventi. Solo dopo questa fase si potrà discutere di eventuali spostamenti di risorse.

Intanto, il dibattito resta acceso. Le opposizioni chiedono chiarezza sulle risorse disponibili e tempi certi per gli aiuti. Il governo, dal canto suo, cerca di trovare un equilibrio tra la realizzazione delle grandi opere e la risposta alle emergenze. “Tutte le proposte sono utili”, ha ribadito Tajani a Bruxelles. Ma la decisione finale arriverà solo dopo aver ascoltato i territori e verificato con precisione cosa serve davvero.