Teheran, 29 gennaio 2026 – L’esercito iraniano ha dato oggi un segnale chiaro: ha messo in campo 1.000 nuovi droni da combattimento per rafforzare le sue fila. Il comandante Amir Hatami ha aggiunto che, in caso di attacco, la risposta sarà “schiacciante”. La notizia è arrivata tramite la televisione di Stato iraniana nelle prime ore del mattino, proprio mentre una forza navale statunitense si sta muovendo nelle acque del Golfo Persico, aumentando la tensione tra Washington e Teheran.
Droni in arrivo e minaccia diretta
I media ufficiali hanno riportato le parole del generale Amir Hatami, capo delle forze armate, che ha spiegato come l’ingresso di questi nuovi droni militari faccia parte di una strategia per mantenere e rafforzare i vantaggi sul campo. L’obiettivo è chiaro: essere pronti a reagire subito e con forza in caso di invasione. “Con le minacce che affrontiamo ogni giorno, è fondamentale mantenere e aumentare i nostri vantaggi strategici per rispondere rapidamente e in modo deciso a qualsiasi incursione”, ha detto Hatami.
Poche ore dopo le 8 del mattino, dalle immagini trasmesse dal comando militare a Teheran, è arrivata la conferma. Fonti vicine al Ministero della Difesa hanno precisato che i nuovi droni saranno distribuiti soprattutto nelle basi del sud e dell’ovest, le zone più esposte a possibili attacchi stranieri.
La mossa americana nel Golfo Persico
Appena qualche ora prima, il Pentagono aveva confermato l’arrivo di una forza navale statunitense nel Golfo Persico. A guidare la missione c’è la portaerei USS Dwight D. Eisenhower, con il compito di “proteggere le rotte marittime” e “fermare eventuali azioni ostili” nella zona. John Kirby, portavoce del Dipartimento della Difesa, ha spiegato che la scelta è stata fatta “in risposta alle recenti tensioni e alle minacce contro la navigazione commerciale”.
Le autorità iraniane hanno subito interpretato questo dispiegamento come una provocazione diretta. “Non tollereremo nessuna provocazione nelle nostre acque territoriali”, ha detto un funzionario del Ministero degli Esteri, contattato da alanews.it nel corso della mattinata.
Corsa agli armamenti e clima sempre più teso
L’arrivo di nuovi droni militari è solo l’ultimo passo di una vera e propria corsa agli armamenti che, negli ultimi mesi, ha visto sia l’Iran sia gli Stati Uniti aumentare la loro presenza nella regione. Un rapporto dell’International Institute for Strategic Studies (IISS) rivela che Teheran ha già in attività più di 3.000 droni di diversi tipi, usati per sorveglianza e operazioni offensive.
Dal suo intervento in tv, il generale Hatami ha voluto smorzare i toni: “L’Iran non cerca lo scontro, ma ogni attacco avrà una risposta adeguata”. Parole che, secondo molti osservatori locali, vogliono mantenere alta la pressione senza però chiudere del tutto la porta al dialogo.
Reazioni dal mondo e umori in città
La notizia dell’aumento dei droni iraniani ha subito fatto il giro del mondo. A Bruxelles, un portavoce dell’Unione Europea ha chiesto “massima calma e responsabilità” a tutte le parti in gioco, mentre da Mosca il Ministero degli Esteri si è detto “preoccupato per l’aumento delle tensioni nel Golfo”.
Intanto a Teheran la gente segue con attenzione quello che succede. Nei caffè del centro, tra le 10 e le 11 di questa mattina, non sono mancati i commenti. “Speriamo che non scappi di mano e non si arrivi a uno scontro diretto”, ha detto un commerciante del bazar. Altri, soprattutto i più giovani, hanno mostrato sostegno al governo: “Dobbiamo difenderci”, ha spiegato uno studente universitario.
Un equilibrio sempre più fragile
La tensione tra Iran e Stati Uniti resta alta, in una regione già segnata da rivalità profonde e incognite nuove. Gli esperti avvertono che l’uso crescente di tecnologie militari come i droni può rendere la situazione ancora più imprevedibile. Per ora, nessuno dei due sembra pronto a fare un passo indietro. Eppure, tra le strade di Teheran e sulle coste del Golfo Persico, cresce la sensazione che basti poco per far saltare tutto.
