Palmoli (Chieti), 29 gennaio 2026 – I genitori della cosiddetta “famiglia nel bosco”, Nathan e Catherine Trevallion, hanno presentato un esposto contro l’assistente sociale Veruska D’Angelo, incaricata dal Tribunale di seguire il caso dei loro figli. Chiedono la sua rimozione, accusandola di mancanza di imparzialità. La denuncia, depositata dai legali della coppia all’Ordine professionale degli assistenti sociali e all’ente regionale, arriva a pochi giorni dall’inizio della perizia psichiatrica che dovrà valutare la capacità genitoriale dei Trevallion-Birmingham.
“Famiglia nel bosco”: esposto contro l’assistente sociale
Nel documento presentato, la famiglia accusa l’assistente sociale di un atteggiamento “ostile” nei loro confronti, soprattutto dopo che le autorità hanno deciso di trasferire i minori. I legali contestano anche una presunta negligenza: secondo i documenti allegati, D’Angelo avrebbe incontrato genitori e figli solo cinque volte in diverse settimane. Un numero troppo basso, dicono, per garantire un intervento serio e imparziale.
La vicenda, che tiene banco da mesi a Palmoli e in tutta la provincia di Chieti, nasce dalla scelta dei Trevallion di vivere in una casa isolata nei boschi dell’entroterra abruzzese. Una decisione che aveva già attirato l’attenzione di servizi sociali e scuole, preoccupati per le condizioni di vita dei bambini. Da qui la nomina dell’assistente sociale e l’apertura di una complessa valutazione.
Tribunale e assistente sociale: cosa succede ora
Adesso la palla passa a D’Angelo, che dovrà decidere se restare o farsi da parte. Ma, secondo fonti vicine al caso, non si esclude che sia il Tribunale a valutare la revoca dell’incarico. “La gestione dei servizi presenta varie contraddizioni”, commenta lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente della famiglia. Cantelmi ha appena letto il documento dell’Autorità garante per l’infanzia sul prelievo dei minori: “Bisogna riflettere su come sono andate davvero le cose”.
Anche tra gli insegnanti il clima è teso. Una maestra in pensione, chiamata a seguire i figli dei Trevallion dopo mesi di attesa, confida: “Spero di poter lavorare in tranquillità. Sono pronta ad aiutare ogni bambino”. Nel frattempo, la casa-famiglia che ospita alcuni dei minori pesa sulle casse del Comune di Palmoli, mentre Catherine Trevallion è rimasta nella casa nei boschi.
Perizia psichiatrica dietro l’angolo
Tra due giorni è in programma la perizia psichiatrica. Si cercherà di tracciare il profilo psicologico dei genitori e valutare se sono in grado di prendersi cura dei figli. Cantelmi parla di un “prolungamento del dolore di tutti, causato dai ritardi e problemi tecnici legati alla perizia”. Un’attesa che pesa su famiglia e istituzioni.
Nel frattempo, la garante per l’Infanzia Marina Terragni avverte che “allontanare la madre sarebbe un trauma in più per i bambini”. Un punto condiviso da altri esperti: “Serve equilibrio – spiega una fonte vicina al Tribunale – ogni decisione deve mettere al primo posto la tutela dei minori”.
Un caso che spacca la comunità
La storia dei Trevallion continua a dividere la gente del posto. C’è chi difende la loro scelta di vita alternativa, chi invece teme per la salute e il benessere dei bambini. Nei bar di Palmoli, tra le 8 e le 10 del mattino, le discussioni sono animate: “Non è facile capire dove finisce la libertà di una famiglia e dove inizia la protezione dei bambini”, ammette un residente.
Nei prossimi giorni saranno decisive le valutazioni degli esperti e le mosse del Tribunale. Per ora resta aperta la domanda che accompagna tutta questa vicenda: qual è davvero il bene superiore dei bambini e come garantirlo senza creare nuovi scontri.
