Bruxelles, 29 gennaio 2026 – I ministri degli Esteri dell’Unione Europea hanno scelto oggi, durante il Consiglio Affari Esteri a Rue de la Loi, di inserire la Guardia rivoluzionaria iraniana nella lista delle organizzazioni terroristiche. La notizia è arrivata poco dopo le 14, tramite un post su X (ex Twitter) dell’Alta rappresentante Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, che ha spiegato come questa decisione sia una risposta chiara alle violenze interne e alle tensioni internazionali legate al regime di Teheran.
Bruxelles: la decisione e i motivi dietro la scelta
“La repressione non può restare senza risposta”, ha scritto Kallas, facendo riferimento alle recenti proteste duramente soffocate in Iran. “Ogni regime che uccide migliaia dei propri cittadini sta segnando la propria fine”, ha aggiunto, senza lasciare spazio a dubbi. La decisione, presa dopo settimane di confronto tra le capitali europee, segna un punto di svolta che molti esperti definiscono “mai visto prima” nei rapporti tra Bruxelles e Teheran.
Fonti diplomatiche presenti al vertice raccontano di una discussione durata più di tre ore. Germania e Francia hanno spinto per una linea più severa, mentre Paesi come l’Ungheria hanno mostrato resistenze fino all’ultimo momento. La fumata bianca è arrivata solo nel primo pomeriggio.
Cosa cambia con la nuova designazione
La Guardia rivoluzionaria iraniana, l’elite militare nata nel 1979, entra ora ufficialmente nella lista nera europea. Questo significa il congelamento di eventuali beni dentro l’Unione, il divieto di ingresso per i suoi membri e una serie di restrizioni economiche. Un funzionario della Commissione ha detto che “le misure partiranno già nei prossimi giorni”, anche se i dettagli tecnici sono ancora in via di definizione.
Per l’Iran è un duro colpo diplomatico. Il portavoce del Ministero degli Esteri, Nasser Kanaani, ha bollato la decisione come “un atto ostile e senza basi legali”, minacciando ritorsioni contro gli interessi europei nella zona. A Bruxelles, però, si mantiene un clima prudente: “Sappiamo che ci sono rischi”, ha confidato un diplomatico italiano, “ma non potevamo più chiudere gli occhi sulle violazioni dei diritti umani”.
Proteste e repressione: cosa sta succedendo in Iran
La scelta europea arriva dopo mesi di proteste di massa in Iran, spesso represse con violenza. Secondo stime di gruppi come Amnesty International, almeno 3.000 persone sono morte dal 2022 a oggi durante le manifestazioni. Le immagini delle forze della Guardia rivoluzionaria durante i rastrellamenti in città come Teheran e Mashhad hanno fatto il giro del mondo.
Negli ultimi giorni sono aumentate le segnalazioni di arresti arbitrari e torture contro oppositori politici. “Non possiamo più far finta di niente”, ha detto ieri sera il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares, lasciando intendere che la decisione era nell’aria da tempo.
Reazioni nel mondo e cosa succederà ora
La mossa dell’Unione Europea potrebbe complicare ancora di più i rapporti con l’Iran, già tesi per il dossier nucleare e le accuse occidentali di sostegno a gruppi armati in Medio Oriente. Gli Stati Uniti hanno accolto con favore la decisione: “Un passo importante per isolare chi minaccia la stabilità della regione”, ha detto il segretario di Stato Antony Blinken.
Dentro l’Europa però non mancano le critiche. Alcuni esperti avvertono che questa scelta potrebbe mettere a rischio i pochi canali diplomatici ancora aperti con Teheran. Ma per ora la linea è chiara: “Non si può trattare con chi spegne il dissenso nel sangue”, ha ribadito Kaja Kallas nel suo messaggio.
Nei prossimi giorni arriveranno dettagli su come verranno applicate le sanzioni. Nel frattempo, le cancellerie europee tengono d’occhio la reazione iraniana, con il timore che le tensioni possano allargarsi anche ai settori dell’energia e della sicurezza regionale.
