Bruxelles, 29 gennaio 2026 – La Commissione europea ha svelato oggi la sua prima Strategia europea per la gestione dell’asilo e della migrazione, con una serie di misure pensate per rafforzare il sistema comune dei rimpatri nell’Unione. L’annuncio è arrivato stamattina da Palazzo Berlaymont, sede della Commissione, dove la presidente Ursula von der Leyen ha spiegato i punti salienti del nuovo piano, rimarcando la necessità di “regole più rapide e strumenti innovativi” per affrontare una delle sfide più difficili degli ultimi anni.
Rimpatri più veloci e nuovi centri: la mossa della Commissione
Al centro della strategia c’è la volontà di mettere in piedi un sistema europeo comune per i rimpatri, basato su un regolamento ancora in discussione tra Parlamento e Consiglio Ue. Il testo punta a semplificare le norme e digitalizzare le procedure, con l’obiettivo di accelerare i tempi per chi non ha diritto a restare in Europa. Tra le novità spicca la creazione di centri di rimpatrio in vari Stati membri: strutture dedicate a garantire, secondo la Commissione, “più efficienza e trasparenza” nelle fasi di identificazione e allontanamento dei migranti irregolari.
Fonti interne raccontano che questi centri saranno dotati di sistemi informatici condivisi e personale specializzato, in modo da coordinare meglio le operazioni tra i Paesi. “Vogliamo superare la frammentazione attuale – ha detto un funzionario europeo – e dare agli Stati strumenti concreti per gestire i rimpatri in modo uniforme”. La proposta, però, dovrà fare i conti con le resistenze di qualche governo, preoccupato per l’impatto sociale e logistico dei nuovi centri.
Più collaborazione con i Paesi d’origine
Un altro punto chiave riguarda la riammissione da parte dei Paesi terzi. Bruxelles vuole usare e rafforzare i suoi strumenti diplomatici ed economici per spingere i Paesi d’origine a collaborare meglio. L’obiettivo è chiaro: aumentare gli accordi bilaterali che permettano un ritorno più rapido di chi non ha diritto a restare.
“Serve una collaborazione più stretta con i partner internazionali”, ha detto Margaritis Schinas, vicepresidente della Commissione. I dati dell’Ue parlano chiaro: nel 2025 solo il 21% delle decisioni di rimpatrio è stato effettivamente eseguito. Una cifra che Bruxelles giudica “troppo bassa” e che punta a migliorare con incentivi economici, missioni diplomatiche mirate e un monitoraggio continuo.
Digitalizzare per snellire i processi
La strategia punta molto anche sulla digitalizzazione delle procedure. L’idea è di creare una piattaforma unica europea per gestire i dati sui rimpatri, accessibile alle autorità di tutti gli Stati membri. Questo sistema dovrebbe tagliare i tempi burocratici e facilitare lo scambio di informazioni tra polizie di frontiera, uffici immigrazione e tribunali.
“Solo con strumenti moderni possiamo garantire controlli efficaci e rispetto dei diritti fondamentali”, ha sottolineato Ylva Johansson, commissaria agli Affari interni. La Commissione ha in programma investimenti per la formazione del personale e l’adozione di tecnologie avanzate, come sistemi biometrici e software per la verifica dell’identità.
Reazioni divise tra governi e associazioni
La strategia ha scatenato reazioni diverse tra i Paesi europei. Italia e Grecia hanno accolto con favore l’idea di un sistema più coordinato, ma hanno chiesto “solidarietà vera” nella gestione dei flussi migratori. Paesi dell’Est Europa, invece, hanno espresso dubbi sull’efficacia dei nuovi strumenti, chiedendo garanzie più solide sulla sicurezza delle frontiere.
Sul fronte delle associazioni per i diritti dei migranti, invece, si alza la preoccupazione per l’impatto che i centri di rimpatrio potrebbero avere sui diritti delle persone coinvolte. “Temiamo la nascita di zone d’ombra dal punto di vista giuridico”, ha detto un portavoce del Consiglio Europeo per i Rifugiati. La Commissione ha garantito che ogni misura sarà accompagnata da controlli indipendenti e rispetterà le convenzioni internazionali.
La strada da percorrere: negoziati e tempi stretti
Ora il regolamento sui rimpatri è al centro del negoziato tra Parlamento europeo e Consiglio. Fonti diplomatiche parlano di una possibile intesa entro l’estate, anche se restano da risolvere questioni su risorse e sulla divisione delle responsabilità tra Stati. La Commissione ha ribadito che non c’è più tempo da perdere: “Non possiamo permetterci ulteriori ritardi”, ha concluso von der Leyen.
La partita sui rimpatri si gioca su più fronti: quello tecnico delle procedure, quello politico degli equilibri tra Paesi e quello sociale dei diritti umani. Intanto, la pressione dei flussi migratori alle porte dell’Europa continua a farsi sentire.
