Droghe e guida: la sentenza della Consulta che divide l’opinione pubblica

Droghe e guida: la sentenza della Consulta che divide l'opinione pubblica

Droghe e guida: la sentenza della Consulta che divide l'opinione pubblica

Matteo Rigamonti

Gennaio 30, 2026

Roma, 30 gennaio 2026 – La Corte Costituzionale ha depositato oggi una sentenza che cambia le regole sulla guida sotto effetto di droga. La sanzione scatterà soltanto se il conducente rappresenta un pericolo reale per la sicurezza sulle strade. La decisione, molto attesa, interviene sull’articolo 187 del Codice della Strada, aggiornato nel 2024, e risponde ai dubbi sollevati da diversi tribunali italiani sulla legittimità della norma.

La riforma del 2024 e le polemiche tra esperti

La modifica dell’articolo 187, entrata in vigore lo scorso anno, aveva tolto il riferimento allo “stato di alterazione psico-fisica” e puniva chiunque guidasse “dopo aver assunto” sostanze stupefacenti. Dietro questa scelta, dicono fonti parlamentari, c’erano le difficoltà nel dimostrare l’effettiva alterazione durante i controlli. Ma la nuova norma ha subito acceso molte critiche tra avvocati penalisti e giuristi. “Si rischia di colpire anche chi ha assunto droga giorni prima, senza alcun effetto sulla guida”, aveva denunciato l’Unione delle Camere Penali Italiane.

Tre giudici, tra cui quelli del Tribunale di Milano, avevano portato la questione davanti alla Consulta, sostenendo che la legge poteva punire comportamenti innocui e creare disparità rispetto alle regole sull’alcol. “Così com’è scritta, la norma non fa distinzione tra chi è davvero pericoloso e chi non lo è più”, avevano osservato.

Il problema della prova e i timori dei tribunali

I giudici che hanno sollevato il caso evidenziavano come la legge permettesse di punire chiunque avesse assunto stupefacenti anche settimane o mesi prima di mettersi al volante. Un rischio sproporzionato, secondo l’Associazione Italiana dei Professori di Diritto Penale. “Si finirebbe per punire chi non rappresenta alcun pericolo reale”, aveva spiegato il presidente dell’associazione in una nota di dicembre.

A preoccupare era anche la mancanza di criteri chiari per capire quando la presenza di una sostanza nell’organismo diventa davvero un rischio per la sicurezza stradale. “Non si può lasciare tutto all’arbitrio del singolo controllo”, aveva commentato un avvocato milanese esperto di diritto penale della circolazione.

La sentenza della Consulta: conta il pericolo concreto

La Corte Costituzionale, guidata da Augusto Barbera, non ha dichiarato illegittima la norma, ma ne ha dato un’interpretazione più restrittiva. La sentenza di oggi spiega che bisogna accertare la presenza nei liquidi corporei del conducente di quantità di stupefacenti “che per qualità e quantità risultino generalmente idonee, secondo le conoscenze scientifiche attuali, a provocare in un assuntore medio un’alterazione delle condizioni psico-fisiche”. Non basta quindi una semplice traccia: serve una dose che possa compromettere la capacità di guida.

“Il principio di proporzionalità impone che si punisca solo chi crea un pericolo reale per la circolazione”, si legge nel dispositivo. In pratica, una quantità minima o residua non sarà sufficiente per far scattare la sanzione penale.

Cosa cambia sul campo: un equilibrio tra sicurezza e garanzie

Questa sentenza ha un doppio effetto. Da un lato, non serve più dimostrare che il conducente fosse in stato di alterazione al momento del controllo, un passaggio che spesso era difficile. Dall’altro, resta l’obbligo di verificare che la quantità rilevata sia “idonea ad alterare le capacità in un assuntore medio”, come sottolinea la Consulta.

In parole semplici, la Corte ha trovato un punto di equilibrio: non serve più la prova dell’alterazione individuale, ma bisogna comunque accertare un pericolo concreto basato su dati scientifici chiari. Così si evita di punire chi viene fermato con tracce residue di sostanze assunte giorni prima, ormai senza effetto.

Le reazioni e i dubbi sulle applicazioni pratiche

Le prime reazioni degli esperti del diritto sono prudenti. “La Consulta ha riportato la norma dentro i limiti della Costituzione”, commenta il penalista Giovanni Fiorini, “ma adesso sarà importante capire come i tribunali interpreteranno i criteri scientifici indicati”. Restano infatti da definire i parametri per stabilire quando una quantità è “generalmente idonea” a compromettere la guida.

Nel frattempo, il Ministero della Giustizia ha annunciato che preparerà linee guida per le forze dell’ordine e i laboratori forensi. Solo allora, spiegano fonti del ministero, si potrà valutare davvero l’impatto della sentenza sulla pratica quotidiana dei controlli sulle strade.