Indipendenza della magistratura: il monito del Presidente della Cassazione

Indipendenza della magistratura: il monito del Presidente della Cassazione

Indipendenza della magistratura: il monito del Presidente della Cassazione

Matteo Rigamonti

Gennaio 30, 2026

Roma, 30 gennaio 2026 – Questa mattina, nel palazzo di piazza Cavour, il Primo presidente della Corte di Cassazione, Pasquale D’Ascola, ha aperto l’Anno Giudiziario davanti a magistrati, avvocati e rappresentanti delle istituzioni. Nel suo discorso ha messo in chiaro una cosa: l’indipendenza della magistratura è il pilastro su cui si regge tutto il sistema costituzionale italiano.

Indipendenza e autonomia: le basi per un sistema giusto

“La magistratura è impegnata a far sì che l’indipendenza e l’autonomia della giurisdizione restino un punto fermo del nostro sistema”, ha detto D’Ascola poco dopo le 11.30. La sala, piena di toghe e funzionari, ha ascoltato in silenzio. Il presidente ha sottolineato che, in una Costituzione che punta all’uguaglianza sostanziale, il compito dei giudici è chiaro: “La legge deve essere uguale per tutti”. Solo così, ha spiegato, i magistrati possono dire di aver fatto il loro dovere: “Quando il diritto non è solo scritto, ma davvero garantito”.

Un passaggio fondamentale quello sull’autonomia e sull’imparzialità dei giudici. “Non si tratta di un privilegio, ma della condizione essenziale perché il giudice sia imparziale”, ha rimarcato D’Ascola. Un tema tornato spesso sotto i riflettori negli ultimi mesi.

Un appello al rispetto tra istituzioni

Durante la sua relazione, durata circa quaranta minuti, il Primo presidente ha insistito sull’importanza di “coltivare con impegno un clima di rispetto e collaborazione tra le istituzioni”. Solo così – ha spiegato – si può costruire “un dialogo calmo e ragionevole sul futuro della Giustizia”. Un messaggio che arriva in un momento delicato, segnato da tensioni tra magistratura e politica su riforme e nomine.

D’Ascola non ha fatto nomi o citato provvedimenti specifici, ma il suo invito a una collaborazione “reale” è stato visto da molti come un segnale di distensione. “Serve dialogo, non scontro”, ha confidato un magistrato della Corte Suprema a margine della cerimonia.

Magistratura e società: una responsabilità concreta

Il discorso del Primo presidente ha toccato anche il ruolo della magistratura nella società di oggi. D’Ascola ha ricordato che “la funzione giurisdizionale serve a garantire che la legge sia davvero uguale per tutti”. Un principio che non può restare solo sulla carta, ma deve tradursi ogni giorno in sentenze e decisioni.

Il richiamo all’uguaglianza sostanziale non è casuale. Negli ultimi anni, infatti, si è discusso molto di accesso alla giustizia e di tutela concreta dei diritti. “La magistratura sente di aver fatto il suo dovere solo quando ogni diritto trova reale protezione”, ha ribadito.

Le reazioni dal mondo della giustizia

Al termine della cerimonia, diversi rappresentanti delle associazioni forensi hanno apprezzato le parole del Primo presidente. “Ha ricordato a tutti che l’indipendenza dei giudici non è un favore, ma una garanzia per i cittadini”, ha commentato Gianluca Saponara, presidente dell’Unione Camere Penali Italiane. Più prudente il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, che ha evitato dichiarazioni ufficiali.

Nel cortile della Cassazione, poco dopo mezzogiorno, alcuni giovani praticanti hanno discusso dei passaggi più importanti del discorso. “Il richiamo al rispetto tra istituzioni era necessario”, ha detto una tirocinante romana. “In questo momento serve davvero abbassare i toni”.

Il futuro della giustizia italiana

L’apertura dell’Anno Giudiziario è sempre un momento di bilanci e riflessioni per chi lavora nella giustizia. Le parole di D’Ascola, pronunciate davanti a un pubblico attento, hanno rimesso al centro il tema dell’autonomia come condizione indispensabile per un sistema giudiziario credibile e funzionante.

Nei prossimi mesi il dibattito sulle riforme continuerà in Parlamento e negli ordini forensi. Ma oggi, almeno nelle aule della Cassazione, la priorità è chiara: difendere l’indipendenza dei giudici come una garanzia per tutti i cittadini.