Göteborg, 30 gennaio 2026 – È partito il 49° Göteborg Film Festival, che quest’anno mette al centro un tema di grande attualità: la verità e il suo ruolo nella società di oggi. “La verità sta perdendo terreno, viene distorta e sottovalutata”, ha detto Pia Lundgren, direttrice artistica del festival, durante la conferenza stampa. L’obiettivo è chiaro: far riflettere il pubblico su quanto conti ancora la verità in un mondo in cui si moltiplicano le manipolazioni, le teorie del complotto e il rifiuto dei fatti.
Verità, il cuore pulsante del festival
Per Lundgren la scelta di puntare sulla verità nasce da una necessità urgente: affrontare una crisi che tocca le basi della democrazia. “Oggi i media, i social e la politica non mettono più la verità al primo posto”, ha sottolineato. Non è solo un tema attuale, ma qualcosa che il cinema ha sempre esplorato. “Molti registi hanno costruito i loro film proprio intorno al concetto di verità”, ha ricordato.
Per coinvolgere davvero la gente, gli organizzatori hanno creato un’iniziativa particolare: una “macchina della verità” è stata messa in un centro commerciale nel weekend prima dell’apertura del festival. Chi si sottoponeva al test e diceva la verità in pubblico otteneva un biglietto gratis per una proiezione. “Io sono stata la prima a provarla”, ha raccontato Lundgren con un sorriso. “Già mentre mi attaccavano i fili sentivo la pressione salire, ma è stato divertente”.
Il cinema italiano brilla a Göteborg
Il cinema italiano ha un ruolo di primo piano in questa edizione. La collaborazione con Cinecittà e altre realtà italiane si è rafforzata, come ha spiegato Lundgren: “Siamo molto contenti di come stiamo lavorando insieme, soprattutto sul cinema italiano”. Tra i film presentati, spicca “Un anno di scuola” di Laura Samani, che racconta la storia di una ragazza svedese trasferitasi in Italia durante il liceo. Dopo la proiezione, Lundgren ha moderato un incontro con il cast, raccogliendo domande e impressioni dal pubblico.
Al festival è presente anche Francesco Di Lella, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Stoccolma, che ha sottolineato l’importanza della presenza italiana: “La selezione italiana è di altissimo livello e dimostra la vitalità e la creatività del nostro cinema”. Per Di Lella, il panorama italiano si arricchisce grazie sia a maestri come Mario Martone e Pietro Marcello, sia — soprattutto — a giovani registi che stanno sperimentando nuove strade narrative e visive. I momenti di Q&A con registi come Giulio Bertelli, Carolina Cavalli, Laura Samani e Matteo Zoppis sono stati tra i più apprezzati dal pubblico scandinavo.
I premi e le storie dal festival
Tra i primi riconoscimenti spicca “Mecenaten” (“La Mecenate”), premiato dalla Chiesa svedese. La giuria ha motivato così la scelta: “Una storia ben costruita su una donna invisibile che coglie l’occasione per cambiare la sua vita. Un dramma intimo dove potere, status e arte si intrecciano in un gioco pericoloso e affascinante”.
Il film nasce da un’esperienza personale della regista esordiente Julia Thelin. Quando lavorava come assistente per anziani nei quartieri ricchi di Stoccolma, si è chiesta cosa sarebbe successo se avesse finto di essere una delle proprietarie delle grandi case in cui entrava ogni giorno. “La porta era sempre aperta, quindi potevi entrare di nascosto”, ha raccontato. Da questa idea è nata la protagonista del film: una donna delle pulizie che si finge mecenate, ritrovandosi immersa in un mondo immaginario di arte e privilegi.
L’Italia nel cuore degli ospiti
A interpretare la protagonista di “Mecenaten” è Carla Sehn, attrice conosciuta a livello internazionale per la serie Netflix “Love & Anarchy”. Sehn ha detto di sentirsi molto legata al personaggio: “Ha vissuto nella vergogna per troppo tempo, ora deve solo andare avanti e seguire il suo istinto”. Parlando con i giornalisti dopo la seconda proiezione, ha confessato una passione personale: “Sono completamente ossessionata dal cinema italiano… Adoro ‘Ci eravamo tanto amati’, Fellini, Ettore Scola, Paolo Sorrentino e ‘La Grande Bellezza’. Sono una grande fan”. E sulla possibilità di lavorare in Italia ha scherzato: “Chiamatemi!”.
Il festival va avanti fino al 4 febbraio, con proiezioni sempre piene e dibattiti vivaci sul ruolo della verità nell’arte e nella società. Nel frattempo, Göteborg si conferma un punto di riferimento internazionale per il cinema d’autore e un laboratorio di idee che guardano oltre i confini.
