Niscemi, 30 gennaio 2026 – Una frana ha costretto più di mille abitanti di Niscemi, nel cuore della provincia di Caltanissetta, a lasciare in fretta le proprie case. Le immagini e le paure sono tornate come un incubo già vissuto nel 1997. Anche allora, tre quartieri erano stati messi in ginocchio dalla terra che si muoveva, con case che si spaccavano e famiglie costrette a scappare. E a quasi trent’anni di distanza, sembra che poco o nulla sia cambiato.
Il passato che torna in primo piano
In queste ore, sui social è circolato un video d’archivio del Tg5, risalente proprio al 1997. La voce narrante parla di una frana enorme che travolge tre quartieri, costringendo mille persone a lasciare tutto. Le immagini di allora sono spaventosamente simili a quelle di oggi: case in bilico, crepe profonde, gente in fuga. Il video è stato rilanciato da See Lallero su X, scatenando centinaia di commenti. Molti utenti hanno notato quanto la situazione di oggi assomigli a quella di quasi trent’anni fa, con un senso di frustrazione che si fa sentire.
Un problema che dura da secoli
Niscemi non è nuova a questi problemi. Lo storico Gian Antonio Stella ha ricostruito sul Corriere della Sera come la zona sia fragile da almeno 230 anni. La prima frana documentata risale al 1790. Una cronaca dell’epoca racconta di un movimento del terreno che ha formato due piani inclinati visibili ancora oggi. Da allora, frane e smottamenti si sono ripetuti quasi regolarmente. Eppure, gli edifici sono sempre cresciuti, senza una vera pausa.
Chi ha la colpa? Il dibattito si accende
Dopo l’ultima frana, si è subito acceso il dibattito su chi debba prendersi la responsabilità. Governo, opposizioni e amministrazione locale si sono scambiati accuse e giustificazioni. Il sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti, ha respinto le critiche di inattività: “Ho tutta la documentazione, gli uffici sono al lavoro”, ha detto ieri mattina ai giornalisti locali. Ha ricordato di aver inviato ogni anno lettere ai vertici dello Stato e della Regione per chiedere interventi dopo la frana del ’97. Solo a dicembre 2025, ha aggiunto, sono arrivati i fondi per la seconda e terza fase degli interventi. “Abbiamo lavorato”, ha assicurato.
La paura delle famiglie sfollate
Nel quartiere San Giuseppe, uno dei più colpiti, le persone hanno lasciato le case all’alba di lunedì. “Abbiamo sentito un boato e poi la terra ha cominciato a muoversi”, racconta Maria Lo Bianco, 54 anni, insegnante. I bambini sono stati portati via in fretta, molti hanno preso solo i documenti e pochi vestiti. “Non sapevamo dove andare”, confida un altro residente. Le strade sono sotto controllo della Protezione Civile e dei vigili del fuoco. In tanti si chiedono se potranno mai tornare nelle loro case.
Il nodo della prevenzione che non si scioglie
I dati dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) dicono chiaro: oltre il 90% dei comuni siciliani è a rischio frane o alluvioni. A Niscemi, però, il problema è aggravato da decenni di costruzioni in zone instabili. “Si sapeva da tempo che qui non si sarebbe dovuto costruire”, ha ricordato Stella sul Corriere. Eppure, tra progetti mai realizzati e fondi arrivati con ritardo, il territorio continua a pagare un prezzo molto alto.
Un futuro tutto da scrivere
Per ora, chi ha dovuto lasciare casa è ospitato in strutture comunali e palestre. La Regione Sicilia ha annunciato l’apertura di un tavolo tecnico per studiare nuovi interventi di consolidamento. Ma tra la gente regna lo scetticismo. “Abbiamo già visto tutto questo”, dice un anziano seduto su una panchina davanti alla scuola elementare chiusa per sicurezza. Solo allora – forse – si potrà parlare davvero di ricostruzione. Fino ad allora, la frana resta una ferita aperta nel cuore di Niscemi.
