Nordio: la riforma non minaccia l’indipendenza della magistratura

Nordio: la riforma non minaccia l'indipendenza della magistratura

Nordio: la riforma non minaccia l'indipendenza della magistratura

Matteo Rigamonti

Gennaio 30, 2026

Roma, 30 gennaio 2026 – “È una vera blasfemia dire che questa riforma mette a rischio l’indipendenza e l’autonomia delle toghe”. Così, questa mattina nell’aula magna della Corte di Cassazione, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha iniziato il suo discorso per l’Anno Giudiziario. Un affondo deciso, in un momento delicato per il rapporto tra governo e magistratura, dopo settimane di discussioni infuocate sulle nuove proposte.

Nordio mette le cose in chiaro: “Nessun attacco all’indipendenza”

Davanti a magistrati, avvocati, istituzioni e giornalisti, Nordio ha usato un tono fermo e senza fronzoli. “Non c’è nessuna intenzione di toccare l’autonomia della magistratura”, ha detto, rispondendo alle critiche arrivate da associazioni di categoria e dall’opposizione. “Queste riforme servono a rendere tutto più efficiente e trasparente, non a mettere pressioni indebite”, ha aggiunto.

Il suo intervento è durato meno di venti minuti. Nordio ha ripercorso i passaggi principali del percorso legislativo avviato dal governo negli ultimi mesi, sottolineando come le modifiche siano nate da un confronto “aperto e costruttivo” con tutte le componenti del sistema giudiziario. “Solo parlando si possono superare le diffidenze”, ha detto, rivolgendosi direttamente ai magistrati in sala.

La magistratura reagisce: tra attenzione e tensione

Non sono mancate le reazioni. Tra i presenti, il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Giuseppe Santalucia, ha ascoltato con attenzione, ma non ha nascosto un certo nervosismo. “Il ministro è stato chiaro, però restano preoccupazioni concrete sulla separazione delle carriere e sulla composizione del CSM”, ha detto a margine della cerimonia.

Nei corridoi, subito dopo il discorso, si sono formati piccoli gruppi di confronto tra toghe e avvocati. Qualcuno ha commentato a bassa voce: “Il rischio di un’ingerenza politica c’è sempre, bisogna stare all’erta”. Altri hanno preferito non parlare, limitandosi a prendere appunti o a scambiarsi sguardi.

I nodi della riforma e le critiche dall’opposizione

La riforma della giustizia voluta dal governo Meloni cambia, tra le altre cose, il modo di scegliere i membri del Consiglio Superiore della Magistratura e rivede i criteri per separare le carriere di giudici e pubblici ministeri. Per i sostenitori, l’obiettivo è “rendere più trasparente il funzionamento degli organi di autogoverno” e “garantire più specializzazione nei ruoli”.

Dall’opposizione, però, arrivano accuse precise. Walter Verini, deputato del Partito Democratico, ha detto: “Così si rischia di indebolire il controllo della magistratura sull’esecutivo”. Anche il Movimento 5 Stelle ha espresso dubbi sulla reale efficacia delle misure, chiedendo un confronto più ampio in Parlamento.

Il quadro politico e cosa ci aspetta

Il dibattito sulla riforma della giustizia si inserisce in un clima politico già molto diviso. Nei prossimi giorni sono previste nuove audizioni in Commissione Giustizia alla Camera, con incontri programmati con le principali associazioni forensi e i vertici del CSM.

Fonti vicine al ministero assicurano che “non ci saranno forzature sui tempi parlamentari”, ma l’obiettivo è arrivare a un testo condiviso entro la primavera. Intanto, fuori dal Palazzaccio, in piazza Cavour, alcuni manifestanti hanno esposto cartelli con la scritta: “Giustizia indipendente, non toccate le toghe”.

Le parole finali di Nordio e il futuro incerto della giustizia

A chiudere il suo intervento, Nordio ha ribadito: “Il rispetto per l’indipendenza della magistratura è un pilastro fondamentale della nostra democrazia”. È uscito dall’aula tra applausi non unanimi. La partita sulla riforma è ancora aperta. E chi vive ogni giorno dentro i tribunali italiani sa che il confronto è appena cominciato.