Roma, 30 gennaio 2026 – È quasi pronto a decollare NyxSat, un piccolo satellite pensato per tenere d’occhio l’inquinamento luminoso in alcune zone del Cile. A darne notizia sono stati ieri i responsabili della Scuola di Ingegneria Aerospaziale dell’Università Sapienza di Roma, durante una presentazione nell’aula magna dell’ateneo. Il progetto, nato in collaborazione con le forze aeree cilene Fach, punta a raccogliere dati importanti sull’effetto delle luci artificiali sull’ambiente e sulle attività astronomiche, usando un nanosatellite che pesa appena quattro chili.
NyxSat: il piccolo gigante italiano che volerà verso il Cile
Il “cuore” di questa missione sta in un parallelepipedo di 30 per 10 centimetri, poco più grande di una scatola da scarpe. Dentro, però, c’è tecnologia di alto livello: uno strumento ottico pensato proprio per misurare l’inquinamento luminoso e un pannello solare pieghevole realizzato con materiali fotovoltaici all’avanguardia. A firmare quest’ultimo è la startup italiana Astradyne, nata al Politecnico di Bari. “I nanosatelliti sono oggi uno strumento chiave per la ricerca scientifica – spiega Paolo Teofilatto, preside della Scuola di Ingegneria Aerospaziale – perché costano poco e si costruiscono in fretta”.
Un ponte tra Italia e Cile: formazione e cooperazione sul campo
NyxSat non è solo tecnologia. Sei tecnici delle forze aeree cilene sono infatti a Roma fino alla consegna del satellite, lavorando gomito a gomito con studenti e ricercatori italiani. “I nostri ragazzi hanno la possibilità rara di seguire da vicino un progetto internazionale e di imparare direttamente dai colleghi stranieri”, aggiunge Teofilatto. L’obiettivo è chiaro: formare nuove professionalità e rafforzare il legame tra università e militari di entrambi i Paesi.
Cent’anni di storia e innovazione nello spazio
La Scuola di Ingegneria Aerospaziale della Sapienza, nata nel 1926, ha scritto pagine importanti della storia spaziale italiana. Nel 1964 ha dato il suo contributo al programma San Marco, che ha fatto dell’Italia la terza nazione al mondo a mettere in orbita un proprio satellite. Da allora, sono dieci i satelliti lanciati negli ultimi ventisei anni dalla scuola romana. Il 2026, l’anno del debutto di NyxSat, segna anche il centenario dell’istituto. Un traguardo che racconta una storia di continuità e capacità di rinnovarsi.
Difendere il cielo cileno con la tecnologia italiana
La scelta del Cile non è casuale: qui ci sono alcuni dei più importanti osservatori astronomici al mondo, soprattutto nel deserto di Atacama. Ma l’aumento delle luci artificiali rischia di rovinare la qualità delle osservazioni e di alterare gli equilibri naturali notturni. NyxSat raccoglierà dati dettagliati, utili sia agli scienziati che alle autorità locali impegnate nella tutela dell’ambiente. “Questi piccoli satelliti aprono nuove strade per lo studio e l’innovazione in tanti campi”, ricorda Teofilatto.
Gli ultimi passi prima del lancio e cosa ci aspetta
Ora il satellite è nella fase finale di realizzazione nei laboratori della Sapienza. La consegna ufficiale alle forze aeree cilene è fissata per marzo 2026. Solo allora NyxSat entrerà a far parte del programma spaziale cileno e sarà pronto per il lancio. Intanto, una ventina di studenti tra laureandi e dottorandi seguono ogni passaggio, dalla progettazione all’assemblaggio fino ai test. “Un’esperienza che capita poche volte durante gli studi”, confida uno dei giovani ingegneri.
Mentre si avvicina il giorno del lancio, la comunità accademica già guarda avanti. “Stiamo pensando a nuove collaborazioni internazionali e a altre applicazioni per i nanosatelliti”, anticipa Teofilatto. Per la Sapienza e per l’Italia, NyxSat è un altro passo in avanti nella lunga avventura dello spazio: una storia fatta di ricerca, formazione e scambi tra Paesi lontani ma uniti dalla stessa voglia di scoprire il cielo.
