Rivelazioni shock: le chat tra Ranucci e Maria Rosaria Boccia nell’inchiesta per stalking di Sangiuliano

Rivelazioni shock: le chat tra Ranucci e Maria Rosaria Boccia nell'inchiesta per stalking di Sangiuliano

Rivelazioni shock: le chat tra Ranucci e Maria Rosaria Boccia nell'inchiesta per stalking di Sangiuliano

Matteo Rigamonti

Gennaio 30, 2026

Roma, 30 gennaio 2026 – Decine di pagine di chat scambiate tra Sigfrido Ranucci e Maria Rosaria Boccia sono finite agli atti dell’inchiesta della procura di Roma che indaga su stalking e lesioni ai danni dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano. Il fascicolo, seguito dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e dal pm Giulia Guccione, si avvicina al dibattimento. Tra i materiali raccolti c’è anche la registrazione di una telefonata privata tra Sangiuliano e la moglie, Federica Corsini. Una storia che mescola politica, media e rapporti personali, con aspetti giudiziari ancora tutti da chiarire.

Le accuse: trentatré episodi di stalking e una telefonata al centro del caso

Secondo gli atti, la Boccia – imprenditrice di Pompei – dovrà rispondere di trentatré episodi di stalking. Gli investigatori puntano su un episodio chiave: la donna avrebbe costretto Sangiuliano a tenere aperta una telefonata mentre lui, nella sua casa a San Marino, confessava alla moglie una relazione extraconiugale. Da quella chiamata sarebbe nato un litigio tra i due coniugi e, sempre secondo i pm, la Boccia avrebbe raccolto “indebitamente notizie sulla loro vita privata”.

La vicenda si complica quando, ancora per la procura, alcuni pezzi di quella telefonata sarebbero stati diffusi dalla stessa Boccia al giornalista Luca Telese. Telese avrebbe rifiutato di pubblicarli, mentre la trasmissione Report, diretta da Ranucci, li ha mandati in onda l’8 dicembre 2024.

Chat bollenti tra Ranucci e Boccia: confini sempre più sfumati

Dietro la messa in onda di quei contenuti, racconta oggi Il Giornale, ci sono state lunghe chat tra Ranucci e Boccia, nate inizialmente per motivi di attivismo politico. Le conversazioni, ora agli atti, mostrano come il rapporto tra i due sia rapidamente passato da questioni su Sangiuliano ad altri nomi importanti del centrodestra. Un passaggio che, per gli inquirenti, potrebbe aver influito sulla decisione di trasmettere parte del materiale.

Fonti vicine all’indagine parlano di scambi “fitto e frequenti” tra la Boccia e il giornalista, ben oltre il classico rapporto tra fonte e cronista. “Non si trattava solo di notizie – ha spiegato una fonte giudiziaria – ma di un intreccio di rapporti personali e strategie mediatiche”.

Le reazioni: silenzi, smentite e attese

Nel procedimento, sia Sangiuliano che la moglie Corsini sono parti lese. L’ex ministro, che nei mesi scorsi aveva denunciato pubblicamente “pressioni e intrusioni nella sua vita privata”, nelle ultime ore ha evitato commenti ufficiali. La sua difesa però fa sapere che “ogni elemento sarà valutato nelle sedi giuste”.

Sigfrido Ranucci non ha rilasciato dichiarazioni sulla pubblicazione delle chat né sul suo ruolo nella diffusione dei contenuti. Dietro le quinte di Report si precisa che “ogni materiale mandato in onda è stato controllato secondo le procedure editoriali”. Maria Rosaria Boccia, tramite i suoi avvocati, respinge le accuse: “La nostra assistita ha sempre agito nel rispetto della legge”, ha detto il legale.

Verso il processo: sviluppi in vista

Il procedimento è ormai vicino al dibattimento. Gli investigatori stanno valutando anche il coinvolgimento di altre persone nella diffusione delle informazioni. Da ambienti giudiziari romani filtrano voci di possibili nuovi sviluppi nelle prossime settimane.

Resta da capire il ruolo preciso delle chat tra Ranucci e Boccia nella catena di eventi che ha portato alla diffusione della telefonata privata. Un dettaglio che potrebbe avere peso non solo sul piano giudiziario, ma anche su quello mediatico e politico. Nel frattempo, il caso continua a scuotere la politica romana. Un deputato della maggioranza ha commentato: “Serve rispetto per la privacy”. Ma sarà solo il processo a stabilire responsabilità e limiti delle condotte finite sotto la lente della procura.