Melbourne, 30 gennaio 2026 – Jannik Sinner esce dalla Rod Laver Arena poco dopo le 18 locali, il volto segnato dalla stanchezza e da una delusione evidente. La semifinale degli Australian Open contro Novak Djokovic si è chiusa dopo cinque set e oltre quattro ore di gioco. Il giovane altoatesino, 24 anni da poco compiuti, è rimasto a un passo dalla finale, battuto da un avversario che – come ha ammesso lui stesso – “ha vinto 24 Slam, non sono sorpreso dal suo livello”.
Sinner non nasconde il dolore: “Fa male, è uno Slam che conta”
Appena finita la partita, davanti a giornalisti italiani e stranieri, Sinner ha scelto la sincerità. “È uno Slam a cui tengo molto, fa male sicuramente”, ha detto senza mezzi termini. Ha raccontato di aver avuto “tante occasioni, soprattutto nel quinto set”, ma di non essere riuscito a concretizzarle. Per lunghi tratti sembrava avere la partita in mano: “Ho fatto più punti di lui, ma alla fine non conta”, ha detto con un sorriso amaro.
Djokovic, il modello da seguire
Il rispetto per Djokovic non è mai mancato. A 38 anni, il campione serbo ha dimostrato ancora una volta di saper fare la differenza nei momenti decisivi. Per Sinner, Djokovic è stato un punto di riferimento fin dai primi passi nel circuito. “È stato il più grande per anni, un modello per me e per Carlos”, ha detto riferendosi anche ad Alcaraz, altro giovane di spicco. “Va dato tanto merito a lui”, ha aggiunto, sottolineando come la sua freddezza nei punti chiave abbia fatto la differenza.
Una battaglia fino all’ultimo punto
Il match è iniziato alle 14:30, con il pubblico diviso tra la speranza di vedere un nuovo campione e l’ammirazione per il serbo. Sinner si è aggiudicato il primo set al tie-break, poi Djokovic ha risposto con la sua solita solidità. Nel terzo e quarto set la tensione è salita, con scambi lunghi e combattuti. Ogni punto poteva cambiare la partita. Solo nel quinto set, dopo aver annullato due palle break, Djokovic ha trovato il guizzo decisivo. Sinner si è fermato a pochi centimetri dal sogno.
Le reazioni a caldo: tra delusione e orgoglio
A fine partita, Sinner si è fermato a firmare autografi vicino al tunnel degli spogliatoi. Tra il pubblico italiano, qualcuno lo ha incitato: “Ci hai fatto sognare”, ha gridato una ragazza con la bandiera tricolore sulle spalle. Il coach Simone Vagnozzi, visibilmente provato, ha evitato dichiarazioni immediate. Ha detto soltanto a bassa voce al suo giocatore: “Hai dato tutto”. Sinner ha annuito, poi si è diretto verso la sala stampa.
Un percorso che lascia speranze
Nonostante la sconfitta, il cammino di Sinner agli Australian Open 2026 resta importante. Prima di Djokovic, aveva eliminato giocatori del calibro di Medvedev e Tsitsipas, sempre in quattro set e con grande solidità. L’altoatesino si conferma uno dei protagonisti del tennis mondiale. “Ho imparato molto da questa partita”, ha detto ai microfoni della tv australiana. “So dove devo migliorare”. Parole semplici, ma piene di consapevolezza, di chi sa che il tempo è dalla sua parte.
Djokovic in finale: la leggenda continua
Per Djokovic è la decima finale agli Australian Open. In conferenza stampa ha definito Sinner “un avversario durissimo” e ora punta a un altro titolo. “Jannik è giovane, tornerà tante volte qui”, ha detto ai cronisti serbi. “Ha tutto per diventare numero uno”.
Prossimi passi: nessuna pausa per Sinner
Sinner tornerà in campo a Rotterdam, a metà febbraio. Il suo staff ha confermato la partecipazione: “Nessuna pausa”, ha detto il preparatore fisico Umberto Ferrara. L’obiettivo è continuare a crescere, senza perdere di vista i grandi appuntamenti della stagione. Intanto Melbourne saluta un ragazzo che, anche nella sconfitta, ha mostrato carattere e lucidità. E che, come ha detto lui stesso uscendo dal campo, “tornerà più forte”.
