Tajani: l’importanza dei fondi del Mes per rafforzare la difesa nazionale

Tajani: l'importanza dei fondi del Mes per rafforzare la difesa nazionale

Tajani: l'importanza dei fondi del Mes per rafforzare la difesa nazionale

Matteo Rigamonti

Gennaio 30, 2026

Roma, 30 gennaio 2026 – Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito oggi la sua apertura sull’uso del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, sottolineando che le risorse disponibili non dovrebbero restare inutilizzate. L’occasione è arrivata a margine del vertice dei leader del Partito Popolare Europeo, in corso a Roma, dove Tajani ha risposto alle domande dei giornalisti sulle recenti parole del direttore del Mes, Pierre Gramegna, che ha parlato della possibilità di usare i fondi anche per la difesa.

Mes, la sfida di allargare l’uso dei fondi

L’ho sempre detto: il Mes si può utilizzare, ci sono soldi che non vanno lasciati lì fermi”, ha detto Tajani poco dopo le 11, all’ingresso dell’Hotel Parco dei Principi, dove si sono ritrovati i principali leader del centrodestra europeo. Il ministro ha aggiunto: “Io sono favorevole a usare il Mes, perché quei soldi non possono restare bloccati. Se si riesce a cambiare per la difesa, tanto meglio”. Parole che arrivano in un momento delicato per il dibattito italiano ed europeo sul futuro del fondo salva-Stati.

La proposta di Gramegna – rilanciata di recente a Bruxelles – ipotizza di estendere i prestiti del Mes anche alla sicurezza e alla difesa. Un tema che negli ultimi mesi ha preso sempre più peso nell’agenda europea, a causa del conflitto in Ucraina e delle nuove sfide geopolitiche. Tajani, da tempo favorevole a una maggiore integrazione europea sul fronte della difesa, ha colto l’occasione per rilanciare: “Se si può cambiare e usarlo per la difesa, è molto meglio”.

Reazioni a caldo dal mondo politico

Le parole del ministro hanno acceso subito il dibattito tra alleati e opposizioni. In privato, fonti di Fratelli d’Italia hanno detto che “la posizione del governo resta prudente”, mentre dal Partito Democratico è arrivato un commento più deciso: “Finalmente anche in centrodestra qualcuno ammette che il Mes può essere uno strumento utile”, ha dichiarato la deputata Lia Quartapelle. Nel pomeriggio, il leader della Lega Matteo Salvini ha evitato di entrare nel merito, limitandosi a dire che “la priorità resta la crescita economica”.

Il tema divide da mesi la maggioranza. Se Forza Italia, partito di Tajani, guarda con più favore a un possibile ricorso ai fondi europei, Lega e Fratelli d’Italia mantengono una linea più cauta. Temono condizioni troppo rigide o effetti negativi sui conti pubblici. “Serve un confronto serio in Parlamento”, ha detto il capogruppo leghista alla Camera Riccardo Molinari.

Europa in movimento: le sfide sulla difesa

La discussione sul Mes arriva in un momento in cui l’Europa sta cambiando rapidamente. Dopo anni di stasi, la guerra vicino ai confini dell’Ue ha spinto molti Paesi a rivedere le priorità di spesa. Secondo la Commissione europea, nel 2025 la spesa per la difesa nei Paesi Ue ha superato i 300 miliardi di euro, con un aumento del 7% rispetto all’anno prima. In questo scenario, l’idea di usare parte dei fondi del Mes per rafforzare la sicurezza comune ha sempre più sostenitori.

Pierre Gramegna, direttore generale del Mes dal dicembre 2022, ha aperto alla possibilità di cambiare le regole del fondo per permettere prestiti anche alla difesa. “Siamo pronti a discutere con gli Stati membri ogni possibile evoluzione dello strumento”, ha detto Gramegna in un’intervista al quotidiano Le Monde pubblicata ieri. La questione sarà uno dei temi principali del prossimo Consiglio europeo straordinario, fissato a metà febbraio.

Tanti nodi da sciogliere, passi ancora incerti

Nonostante le aperture di Tajani e Gramegna, rimangono molti punti da chiarire. Prima di tutto, serve modificare il trattato che ha creato il Mes, un’operazione che richiede l’accordo di tutti i Paesi membri. Inoltre, non è chiaro se l’Italia voglia fare una richiesta formale o aspettare i prossimi sviluppi a Bruxelles.

Nel frattempo, il dibattito continua tra i corridoi di Roma e quelli delle istituzioni europee. “Non possiamo permetterci di lasciare soldi fermi mentre le minacce crescono ai nostri confini”, ha detto un funzionario del Ministero della Difesa. Nelle prossime settimane si capirà se l’apertura di Tajani sarà un passo concreto o resterà solo una delle tante ipotesi sul tavolo della politica europea.