Vannacci denuncia la fine della democrazia: è tempo che Mattarella prenda posizione

Vannacci denuncia la fine della democrazia: è tempo che Mattarella prenda posizione

Vannacci denuncia la fine della democrazia: è tempo che Mattarella prenda posizione

Matteo Rigamonti

Gennaio 30, 2026

Roma, 30 gennaio 2026 – Roberto Vannacci, vicesegretario della Lega, non ha usato mezzi termini su Facebook dopo la cancellazione della conferenza stampa del comitato “Remigrazione e riconquista”, prevista oggi a Montecitorio. “Oggi a Montecitorio è morta la democrazia”, ha scritto, denunciando quella che definisce una “violazione della libertà di espressione” all’interno della Camera dei deputati. L’episodio, che ha coinvolto alcuni parlamentari di opposizione, ha portato alla sospensione di tutte le conferenze stampa in programma per la giornata.

Caos in Aula, la protesta che blocca tutto

Secondo Vannacci, la conferenza stampa – regolarmente autorizzata e programmata – è stata bloccata da una “formazione chiassosa di parlamentari di sinistra” guidata da Angelo Bonelli (Alleanza Verdi e Sinistra). Il gruppo avrebbe occupato la sala stampa, impedendo così lo svolgimento dell’evento e costringendo gli uffici di Montecitorio ad annullare tutte le altre conferenze previste. “A un parlamentare è stato impedito con la forza di esprimere le sue idee in modo democratico”, ha scritto Vannacci, pubblicando anche una foto della sala occupata. Al centro dell’immagine si vede il deputato leghista Domenico Furgiuele, vicino alle posizioni del generale, che ha espresso solidarietà per “il coraggio e la determinazione” mostrati.

Vannacci chiama in causa Mattarella

Nel suo post, il vicesegretario della Lega si rivolge direttamente al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Mi aspetto un intervento deciso dal capo dello Stato, garante della Costituzione”, scrive Vannacci, chiedendo che la conferenza venga riprogrammata. Il riferimento è all’articolo 21 della Costituzione, che tutela la libertà di espressione. Per Vannacci, “i primi a calpestare questo principio fondamentale sono stati questi parlamentari sgangherati, che evidentemente non conoscono l’articolo 21 o lo usano solo quando fa comodo a loro”.

Remigrazione al centro della polemica

La conferenza annullata avrebbe dovuto presentare una proposta di legge sulla remigrazione. “È un tema attuale, di discussione, una questione di sopravvivenza. Parlarne non viola alcuna legge”, ha detto Vannacci. La proposta, già al centro di forti polemiche nelle settimane scorse, punta a incentivare il ritorno nei Paesi d’origine degli immigrati irregolari. Per i promotori, si tratta di un dibattito legittimo; per l’opposizione, invece, rischia di alimentare tensioni sociali e discriminazioni.

Tensione alta a Montecitorio

La giornata a Montecitorio si è svolta in un’atmosfera carica di tensione. Fonti parlamentari raccontano che la sospensione di tutte le conferenze stampa è stata decisa per motivi di sicurezza, dopo l’occupazione della sala da parte dei deputati dell’opposizione. “Quando una sola parte del Parlamento decide chi può parlare e chi no, la democrazia muore e la tirannia prende il sopravvento”, ha attaccato Vannacci. Dall’altra parte, i parlamentari coinvolti difendono la loro azione come necessaria per impedire la legittimazione di posizioni che ritengono inaccettabili.

Libertà di espressione sotto la lente

L’episodio riapre la discussione sulla libertà di espressione nelle istituzioni. Nei corridoi di Montecitorio, tra i giornalisti presenti intorno alle 11:30, si sono diffuse opinioni diverse: c’è chi parla di “precedente grave” e chi invece sottolinea la necessità di controllare i messaggi che passano negli spazi ufficiali. Al momento, dal Quirinale non arriva alcuna risposta ufficiale. Ma il caso rischia di far salire ancora la tensione tra maggioranza e opposizione nelle settimane a venire.

Il nodo resta aperto: fino a che punto si può limitare o bloccare iniziative parlamentari in nome della sicurezza o della tutela dei valori costituzionali? Dopo quanto successo oggi a Montecitorio, questa domanda torna al centro del confronto politico.