Zelensky: le richieste intransigenti su Kiev e i territori contesi

Zelensky: le richieste intransigenti su Kiev e i territori contesi

Zelensky: le richieste intransigenti su Kiev e i territori contesi

Matteo Rigamonti

Gennaio 30, 2026

Kiev, 30 gennaio 2026 – Ieri sera, in un’intervista sulla tv nazionale, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha detto di essere disposto a prendere in considerazione dei compromessi nei negoziati di pace con la Russia, ma ha subito chiarito che anche Mosca dovrà fare qualche passo indietro. Il nodo più difficile resta la questione territoriale, soprattutto la regione di Donetsk. “Le richieste che ci vengono imposte non sono compromessi, ma un attacco all’integrità del nostro Paese”, ha spiegato Zelensky dal suo ufficio nel cuore di Kiev, mentre fuori la città affrontava un’altra notte di allerta.

Compromessi sì, ma nessun passo indietro sulla sovranità

Il presidente ha ribadito che l’Ucraina vuole fermare la guerra, che va avanti da quasi due anni. Però ha aggiunto che, secondo lui, la soluzione più semplice sarebbe che le truppe ucraine e russe restino dove sono adesso. In pratica, un congelamento delle posizioni senza avanzate né ritirate. “Non possiamo accettare condizioni che significhino perdere territori riconosciuti a livello internazionale come ucraini”, ha sottolineato, riferendosi soprattutto alle zone dell’est.

Fonti vicine al Cremlino raccontano che i colloqui tra Kiev e Mosca vanno avanti a singhiozzo. Ma la questione della sovranità su Donetsk e sulle altre aree occupate resta il principale scoglio. “Su questo punto non c’è nessuna possibilità di cedere”, ha confidato ieri pomeriggio un consigliere di Zelensky, incontrato nei corridoi della Verkhovna Rada.

La linea dura di Mosca e le pressioni dall’estero

Dall’altra parte del confine, il Cremlino non fa marcia indietro. Il portavoce Dmitry Peskov ha ribadito che “la sicurezza della Russia e dei suoi cittadini nelle regioni annesse è una priorità”. Mosca insiste perché vengano riconosciute le nuove realtà territoriali nate dopo il 2022. Una posizione, secondo molti esperti occidentali, che rende difficile arrivare a un accordo.

Intanto, le pressioni internazionali si fanno sentire. Stati Uniti e Unione Europea hanno invitato entrambe le parti a essere “flessibili” nei negoziati. “Serve un compromesso vero, non una resa mascherata”, ha detto ieri sera Josep Borrell, Alto rappresentante UE per la politica estera. L’ONU segue da vicino gli sviluppi: “Ogni soluzione deve rispettare il diritto internazionale”, ha ricordato Stéphane Dujarric, portavoce del Segretario generale.

A Kiev tra speranza e prudenza

In città, la gente segue ogni parola ufficiale con attenzione. Nei bar del quartiere Podil, tra un caffè e uno sguardo al cellulare, si commentano le parole di Zelensky. “Vogliamo la pace, ma non a qualunque costo”, racconta Olena, insegnante di 34 anni. Sui social ucraini spopolano i commenti: molti chiedono fermezza sulla questione territoriale, altri temono che un compromesso possa aprire la strada a nuovi problemi.

Il governo cerca di tenere un equilibrio tra il sentimento della popolazione e le richieste degli alleati occidentali. “Non possiamo ignorare quello che pensa il nostro popolo”, ha detto ieri Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente. Ma la stanchezza per una guerra che sembra infinita si sente anche tra chi sostiene una linea dura.

Una pace lontana, ma la porta resta aperta

Per ora, la situazione è ferma. Le truppe ucraine e russe restano arroccate lungo una linea del fronte che taglia in due villaggi e campagne ormai devastate. Secondo il Ministero della Difesa ucraino, nelle ultime 24 ore non ci sono stati cambiamenti importanti nelle posizioni.

Zelensky ha chiuso il suo intervento con una frase che fotografa il sentimento del Paese: “Siamo pronti a parlare di pace, ma non a rinunciare a ciò che è nostro”. Una posizione che lascia spazio al dialogo, ma che – almeno per ora – non sembra avvicinare la fine del conflitto.