Argento in caduta libera: -31% e oro in crisi con un -10%

Argento in caduta libera: -31% e oro in crisi con un -10%

Argento in caduta libera: -31% e oro in crisi con un -10%

Giada Liguori

Gennaio 31, 2026

New York, 31 gennaio 2026 – I mercati internazionali dei metalli preziosi hanno vissuto oggi un vero e proprio scossone. I prezzi di oro e argento sono crollati in modo improvviso, sorprendendo sia gli analisti che gli investitori. Nel primo pomeriggio a Wall Street, a poche ore dall’annuncio della nomina di Kevin Warsh a nuovo presidente della Federal Reserve, le quotazioni hanno subito una correzione pesante, mai vista da anni: l’argento ha perso il 31%, scendendo a 78,7 dollari l’oncia, mentre l’oro è calato del 9,7%, fermandosi a 4.829 dollari.

Nomina Warsh, il mercato va in tilt

La giornata era partita tranquilla, dopo una settimana di forti rialzi che avevano portato i prezzi dei metalli preziosi a livelli record. Poi, intorno alle 14 ora di New York, è arrivata la notizia della nomina di Warsh. Ex membro del board della Fed tra il 2006 e il 2011, noto per le sue posizioni dure sulla politica monetaria, ha subito scatenato una reazione a catena. “Il mercato ha reagito con nervosismo”, spiega Janet Lee, analista di Morgan Stanley. “Si teme un cambio di passo sulle politiche per l’inflazione e i tassi”.

Secondo fonti finanziarie a Wall Street, molti hanno interpretato la scelta di Warsh come il segnale che la Fed è pronta ad accelerare la stretta monetaria. Questo ha spinto gli investitori a ridurre l’esposizione su asset considerati rifugi sicuri, come oro e argento.

Numeri e dati: il peso della caduta

I numeri sono impietosi. L’argento, che solo lunedì aveva toccato i 114 dollari l’oncia – un massimo storico – è precipitato in poche ore sotto gli 80 dollari. Un crollo simile non si vedeva dal marzo 2020, ai tempi della pandemia e delle turbolenze sui mercati delle materie prime. L’oro, invece, ha perso quasi 500 dollari dai massimi del giorno prima, scendendo sotto la soglia psicologica dei 5.000 dollari.

“È stata una giornata dura per chi aveva comprato sui massimi”, racconta un trader della Borsa di Chicago, che preferisce restare anonimo. “Molti hanno dovuto vendere in fretta, temendo che potesse andare peggio”. Intanto, i dati del Comex mostrano che il volume degli scambi sull’argento è salito del 40% rispetto alla media della settimana.

Dietro il crollo: tra Fed e speculazioni

Gli operatori puntano il dito soprattutto sulla svolta della Federal Reserve. “La nomina di Warsh è stata letta come un cambio netto rispetto alla linea più morbida degli ultimi mesi”, spiega Markus Feldmann, economista della Columbia University. “Se la Fed alzerà i tassi più in fretta, il dollaro si rafforzerà e i metalli preziosi perderanno attrattiva”.

Ma non è tutto. Qualcuno parla anche di una bolla speculativa dopo i forti rialzi recenti. “C’erano troppi investitori che giocavano al rialzo”, confida un gestore londinese. “Bastava poco per far scattare le vendite”.

Il futuro a tinte fosche: occhi puntati sulla Fed

Per ora, gli esperti invitano alla calma. “Il mercato dei metalli resta molto volatile”, dice Sophie Ricciardi di Intesa Sanpaolo. “Bisogna vedere se la Fed confermerà le aspettative o se adotterà un approccio più graduale”. Nel frattempo, nelle sale operative di New York e Londra si respira tensione: molti stanno rivedendo le strategie, in attesa delle prime mosse ufficiali di Warsh.

Tra gli investitori privati, la giornata è stata frenetica, tra telefonate e ordini cancellati all’ultimo minuto. “Non avevamo mai visto un crollo così rapido”, racconta un consulente finanziario di Manhattan.

Onde d’urto globali: Londra e Shanghai in fibrillazione

Il tonfo di oro e argento ha fatto sentire la sua eco anche in Asia e in Europa. A Londra, il fixing pomeridiano dell’oro è stato ritardato di oltre mezz’ora per permettere agli operatori di aggiornare i prezzi. A Shanghai, alcuni broker hanno sospeso temporaneamente le contrattazioni sull’argento.

Ora resta da capire se questa correzione sarà solo un episodio passeggero o l’avvio di un periodo più lungo di instabilità. Tutti gli occhi restano puntati sulla Fed e sulle prossime mosse del presidente Warsh. Intanto, il 31 gennaio 2026 entrerà nei libri di storia come uno dei giorni peggiori per i metalli preziosi negli ultimi anni.