Roma, 31 gennaio 2026 – Gestire le grandi sfide dell’economia italiana: è questa, secondo la Confederazione italiana dei dirigenti e delle alte professionalità (Cida), la strada da seguire per non lasciare che i cambiamenti in corso diventino un ostacolo allo sviluppo. A rilanciare il tema oggi è stato il presidente Stefano Cuzzilla, commentando il Libro bianco “Made in Italy 2030”, presentato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. “Il Libro Bianco indica bene le principali direttrici su cui si giocherà la competitività del Paese nei prossimi anni”, ha detto Cuzzilla, mettendo in evidenza come la vera sfida sia “trasformare questa visione in azioni concrete, con una governance stabile, strumenti per monitorare i risultati e una capacità operativa che garantisca continuità alle politiche industriali”.
Transizioni e competitività: la scommessa di Cida
Per Cida, parlare di uno “Stato stratega” ha senso solo se si adottano metodi chiari per prendere decisioni: obiettivi precisi, coordinamento tra istituzioni, controllo degli effetti e aggiornamenti costanti delle strategie. Senza una buona capacità di realizzazione, anche i migliori progetti rischiano di restare solo sulla carta. “Affrontare insieme le transizioni demografica, geopolitica, digitale ed energetico-ambientale significa capire che crescita, produttività e coesione sociale sono temi legati a doppio filo”, ha sottolineato Cuzzilla.
Nel concreto, gestire queste transizioni può diventare un’opportunità di crescita solo se si guarda al quadro completo. Demografia, geopolitica, innovazione tecnologica ed energia influenzano allo stesso tempo la competitività, l’organizzazione del lavoro e la struttura delle filiere. Serve quindi fare scelte coerenti e coordinate. “La competitività del futuro – ha aggiunto il presidente di Cida – non dipenderà solo dagli investimenti in infrastrutture e prodotti, ma dalla capacità di gestire processi sempre più complessi e di trasformare l’innovazione tecnologica in valore reale per l’economia e la società”.
Capitale umano e formazione: la leva per far crescere il Paese
Uno dei punti chiave del Libro bianco riguarda il capitale umano. Il documento del Ministero mette l’accento sulla formazione continua, l’aggiornamento delle competenze e il valore dei profili senior. Per Cida, la formazione deve diventare uno strumento centrale della politica industriale, coinvolgendo anche i vertici delle imprese. Le competenze digitali e ambientali non sono solo tecniche, ma riguardano la gestione dei processi produttivi e organizzativi.
In questa ottica, puntare sulla formazione significa aumentare la produttività e la competitività del sistema nel suo insieme. “Serve un salto di qualità nelle competenze”, ha rimarcato Cuzzilla. La Confederazione guarda con favore a un approccio selettivo e basato sui dati, superando interventi troppo generici. Politiche industriali più mirate, fondate su fatti e indicatori di impatto, possono rendere più efficace la spesa pubblica e stimolare investimenti che producano crescita concreta.
Il manager al centro tra innovazione e territori
Cida considera importante valutare anche strumenti per la defiscalizzazione degli investimenti in formazione, soprattutto per il capitale umano e manageriale. “Cida è pronta a proporre alla politica un patto per le competenze, offrendo al Paese la managerialità come leva per lo sviluppo”, ha spiegato ancora Cuzzilla.
Un Made in Italy competitivo e duraturo non si costruisce solo puntando sulle eccellenze, ma mettendo insieme innovazione, filiere e territori. Qui il ruolo del manager diventa fondamentale: il management può colmare le distanze tra centro e periferie, tra generazioni e culture, traducendo una visione strategica in capacità industriale diffusa. In questo compito, il manager svolge una vera funzione civica, chiamato a trasformare la strategia in crescita concreta per tutto il Paese.
Governance stabile e continuità: la sfida per il futuro
Per Cida, il successo delle politiche industriali indicate nel Libro bianco “Made in Italy 2030” dipende dalla capacità di garantire una governance stabile e strumenti efficaci per valutare i risultati. Solo così si potrà assicurare continuità alle strategie nel tempo e affrontare le transizioni senza perdere terreno nella competizione internazionale.
Il dibattito resta aperto. Nei prossimi mesi saranno cruciali i primi riscontri sulle misure annunciate dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Intanto, Cida conferma la sua disponibilità a collaborare con le istituzioni per trasformare le visioni strategiche in risultati concreti.
