Cardano al Campo, 31 gennaio 2026 – Una decina di lavoratori specializzati africani dal Ghana sono sbarcati in questi giorni a Cardano al Campo, nel Varesotto. Entreranno in squadra alla sede locale della Belfor, azienda che si occupa di trattamento dei rifiuti industriali. Questa mossa fa parte del Progetto Ghana, lanciato da Confindustria Alto Adriatico, e segna il primo passo per portare a livello nazionale un modello di formazione e inserimento lavorativo già collaudato in Friuli Venezia Giulia.
Dal Friuli alla Lombardia: come si allarga il Progetto Ghana
Il Progetto Ghana è nato nel 2024, con una cerimonia ufficiale a cui ha partecipato anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. L’idea è semplice: creare un sistema che formi, selezioni e accompagni i giovani ghanesi nel mondo del lavoro, rispondendo al bisogno di personale qualificato delle aziende italiane. In due anni, sono stati inseriti circa 300 lavoratori specializzati in imprese come Fincantieri, Cimolai, Marine Interiors e Veolia, tutte protagoniste nel Nordest.
A spiegare il senso del progetto è stato lo stesso presidente di Confindustria Alto Adriatico, Michelangelo Agrusti: “Abbiamo messo in piedi un modello che parte dalla formazione nei Paesi d’origine e arriva fino all’integrazione sociale qui in Italia. Ora è il momento di allargarlo oltre i confini regionali”. Così, dopo la fase pilota in Friuli Venezia Giulia, il progetto arriva in Lombardia con i primi arrivi a Cardano al Campo.
Formazione in Ghana, integrazione in Italia
Al centro dell’iniziativa ci sono le scuole salesiane in Ghana, che formano i ragazzi con competenze tecniche. “Abbiamo scelto corsi di elettromeccanica e meccatronica, perché sono le figure più richieste dalle aziende italiane”, spiega un responsabile della formazione. La selezione e l’inserimento sul posto sono gestiti da Umana S.p.A., agenzia per il lavoro che segue ogni candidato dal primo colloquio fino all’assunzione.
Ma non si tratta solo di lavoro. Fondamentale è anche il supporto della Ghana Nationals Association, che accompagna i lavoratori e le loro famiglie nel percorso di inserimento sociale e culturale. “L’integrazione non finisce con il contratto – dice un rappresentante dell’associazione – serve un vero percorso di accoglienza, che coinvolga anche le comunità locali”.
Prossime tappe: Mantova, Brescia e Udine
L’arrivo in Lombardia è solo una tappa di un cammino più lungo. Confindustria Alto Adriatico annuncia che nel 2026 il progetto continuerà con nuovi inserimenti previsti nelle province di Mantova, Brescia e di nuovo Udine. I corsi in Ghana sono già partiti e, nei primi mesi del prossimo anno, arriveranno altri lavoratori specializzati.
Le aziende coinvolte parlano di “un’esperienza positiva”, sotto ogni punto di vista. “Abbiamo trovato ragazzi motivati, preparati e con tanta voglia di imparare”, racconta un responsabile di Belfor, durante la cerimonia di accoglienza di ieri mattina nello stabilimento di Cardano al Campo.
Un modello da replicare?
La carenza di manodopera specializzata resta un problema serio per molte aziende italiane, soprattutto nei settori della meccanica e dell’industria pesante. Il modello di Confindustria Alto Adriatico – formazione nei Paesi d’origine, selezione mirata, accompagnamento all’integrazione – sta attirando l’attenzione di altre associazioni territoriali.
“Non si tratta solo di trovare lavoratori – ribadisce Agrusti – ma di costruire ponti tra territori diversi, valorizzando competenze e persone”. Un approccio che guarda oltre l’emergenza e punta a gestire in modo stabile i flussi migratori legati al lavoro.
Per ora, i primi dieci lavoratori ghanesi hanno iniziato il loro cammino a Cardano al Campo. Sono arrivati con poche valigie e grandi aspettative. Il loro futuro, e quello del progetto, si gioca tra le linee di produzione della provincia lombarda e le aule delle scuole tecniche africane.
