Innovazione tecnologica: la sfida della sicurezza in Italia e in Europa

Innovazione tecnologica: la sfida della sicurezza in Italia e in Europa

Innovazione tecnologica: la sfida della sicurezza in Italia e in Europa

Matteo Rigamonti

Gennaio 31, 2026

Roma, 31 gennaio 2026 – Ieri, all’Università Campus Bio-Medico di Roma, è partita la XVIII edizione del Master Universitario di II livello in Homeland Security, un appuntamento che da quasi vent’anni raduna i migliori esperti italiani di sicurezza e crisis management. L’iniziativa, promossa da UCBM Academy e guidata dal professor Roberto Setola, resta un punto di riferimento per formare professionisti pronti ad affrontare le nuove sfide nate dall’innovazione tecnologica e dai cambiamenti geopolitici che attraversano l’Europa.

Sicurezza nazionale: formazione e innovazione al primo posto

Nel corso della giornata inaugurale, tra le aule del campus in via Álvaro del Portillo, si sono alternati interventi di rappresentanti istituzionali e manager di grandi aziende. Il professor Setola, docente di Automatica, ha ricordato che il master in Homeland Security UCBM è nato con l’idea di offrire una formazione a tutto tondo, che unisca sicurezza fisica, logica e cyber. “La sicurezza non si fa da soli – ha detto Setola –. Serve la collaborazione tra pubblico e privato. Non è un costo, ma un investimento etico e morale per le aziende”. Un messaggio che, nel tempo, ha trovato conferma nelle carriere di oltre 450 specialisti formati dal master, oggi impegnati nelle principali realtà industriali italiane.

Le sfide europee: competenze e tecnologie in evoluzione

L’innovazione tecnologica sta cambiando rapidamente il modo di fare sicurezza. Questo spinge l’Europa – e l’Italia – a riflettere sulle competenze necessarie per restare al passo. La dottoressa Donatella Proto, direttore generale della Direzione tecnologie abilitanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha sottolineato che “innovare non vuol dire solo mettere risorse, ma avere le competenze giuste e un quadro normativo aggiornato”. Per Proto, la vera spinta viene dalla collaborazione tra università e imprese. “Master come questo sono il terreno su cui puntare per gestire un cambiamento così veloce”, ha aggiunto.

Istituzioni in campo per prevenire le minacce

Durante la mattina, il Questore di Roma Roberto Massucci ha incontrato i partecipanti al master, sottolineando l’importanza della formazione per chi lavora nella sicurezza. “Oggi più che mai la sicurezza riguarda tutti – ha detto Massucci –. Abbiamo parlato di come mettere in sicurezza territori e comunità, valorizzando il ruolo di aziende e cittadini in una collaborazione strutturata tra pubblico e privato”. Secondo il Questore, solo così si può puntare a un miglioramento continuo che migliora la vita di tutti.

Cyber-resilienza e imprese: l’esperienza di Intesa Sanpaolo

Le grandi aziende italiane sono sempre più coinvolte nella difesa delle infrastrutture critiche. Dal 2022, Intesa Sanpaolo sostiene il master in Homeland Security UCBM. L’ex generale dei Carabinieri Antonio De Vita, oggi chief security officer del gruppo bancario, insieme a Francesco Zio (Corporate and Physical Security) ed Elisa Zambito Marsala (responsabile dell’ecosistema formativo e programmi globali di valore), ha spiegato il valore di questa collaborazione. “Investire nella formazione avanzata significa contribuire davvero alla crescita di professionalità pronte ad affrontare sfide globali”, ha detto Zambito Marsala. In un momento geopolitico e tecnologico sempre più complesso, la sicurezza diventa una leva fondamentale per la competitività delle aziende.

Polizia Postale e cybercrime: la risposta alle nuove minacce

Un ruolo chiave nella sicurezza nazionale è svolto dalla Polizia Postale, impegnata a prevenire e contrastare il cybercrimine. Il direttore del servizio, Ivano Gabrielli, ha spiegato il nuovo quadro normativo sulla sicurezza informatica. “Oggi la cyber security è uno degli asset principali per la sovranità degli Stati – ha detto Gabrielli –. Difendere le infrastrutture critiche richiede non solo competenze tecniche, ma anche la capacità di muoversi tra regole complesse”. I professionisti formati dal master UCBM, secondo Gabrielli, sono in grado di mettere in piedi sistemi di sicurezza che sostengono sia l’economia sia la pubblica amministrazione.

Un percorso che unisce teoria e pratica

Il master in Homeland Security UCBM offre un percorso che combina lezioni frontali, tirocini e project work, per un totale di 1500 ore (60 crediti formativi). L’obiettivo è preparare tecnici e professionisti capaci di capire le esigenze di sicurezza, trovare contromisure efficaci e progettare soluzioni integrate per gestire le crisi. In diciotto anni, il master ha aiutato a rafforzare la resilienza delle infrastrutture italiane, rispondendo a una domanda crescente di esperti pronti a fronteggiare minacce sempre più complesse.

La giornata inaugurale si è chiusa con strette di mano e chiacchiere informali nei corridoi del campus. Un segnale chiaro: oggi più che mai, la sicurezza si costruisce con la formazione condivisa e il dialogo continuo tra istituzioni, università e imprese.