Cittadella, 31 gennaio 2026 – Una vicenda che ha lasciato senza parole la comunità di Cittadella, nel padovano. Nella notte tra il 18 e il 19 settembre, un uomo di 60 anni, Paolo Negroni, ha scavalcato la recinzione del cimitero cittadino e ha rotto il loculo dove riposano le ceneri di Francesco Pierobon, il padre dell’attuale sindaco, Luca Pierobon. Dietro a questo gesto crudele, secondo gli investigatori, ci sarebbe un movente di vendetta: Negroni aveva chiesto una casa popolare al Comune, ma la sua richiesta era stata respinta. Un fatto che ha scosso profondamente la tranquilla cittadina veneta, dove il rispetto per i defunti è ancora un valore fondamentale.
Furto nel cuore della notte, la scoperta del custode
Tutto è successo nelle prime ore del 19 settembre. Negroni ha aspettato che calasse il buio per entrare nel cimitero di Cittadella. Ha forzato la lastra di marmo che chiudeva il loculo di Francesco Pierobon, scomparso da tempo, e ha portato via l’urna con le ceneri. Un’azione veloce, ma rischiosa: l’area è monitorata dalle telecamere e muoversi di notte non è passato inosservato. La mattina, intorno alle 7.30, il custode ha scoperto il danno. La lastra era stata rimossa con forza e l’urna non c’era più. “Ho capito subito che mancavano le ceneri del padre del sindaco”, ha raccontato agli agenti.
Prove contro Negroni e il tentativo di depistaggio
Dopo il furto, Negroni ha nascosto l’urna vicino alla stazione ferroviaria di Cittadella. Solo sotto pressione degli investigatori ha rivelato dove l’aveva lasciata. Ma prima aveva provato a sviare le indagini, puntando il dito contro due suoi conoscenti. “Non sono stato io, ho visto due persone aggirarsi lì vicino”, aveva detto durante i primi interrogatori. Ma i tabulati telefonici hanno smentito la sua versione: solo il suo cellulare risultava agganciato alla cella telefonica della zona durante il furto. I due sospettati erano altrove, confermato anche dalle telecamere.
Il movente: il rifiuto della casa popolare
Dietro al gesto c’è un rancore personale, emerso chiaramente durante le indagini. Negroni nutriva da tempo un forte risentimento verso il sindaco Luca Pierobon. Tutto nasce da una richiesta di alloggio popolare che il Comune aveva negato. Negroni aveva anche sfogato la sua rabbia sui social, lamentandosi pubblicamente per il rifiuto. “Mi hanno tolto tutto”, aveva scritto in uno dei suoi post più recenti. Gli investigatori hanno trovato conferme di questo risentimento anche nei messaggi privati inviati ad amici e conoscenti.
Un passato segnato da episodi violenti
Paolo Negroni non era nuovo alle forze dell’ordine. A fine ottobre era stato arrestato per aver minacciato con un coltello due donne anziane e una ragazza in un parco della città. Un comportamento che, secondo il sostituto procuratore, conferma la sua pericolosità sociale. Le due persone che Negroni aveva accusato ingiustamente sono ora considerate parti lese.
Le accuse e il futuro processo
La Procura di Padova ha chiesto il rinvio a giudizio per Negroni con le accuse di sottrazione di cadavere e calunnia. Il fascicolo è seguito dal sostituto procuratore che ha lavorato insieme ai carabinieri della compagnia locale. “Un gesto grave che ha ferito non solo una famiglia, ma tutta la comunità”, ha commentato una fonte vicina al Comune. Il processo è previsto nei prossimi mesi al Tribunale di Padova.
Intanto, l’urna con le ceneri di Francesco Pierobon è stata restituita ai familiari e rimessa al suo posto. Il sindaco Luca Pierobon, contattato telefonicamente, ha preferito mantenere un tono sobrio: “È una vicenda dolorosa, confidiamo nella giustizia”. La città resta scossa da un episodio che ha superato i confini della cronaca locale, riportando al centro il tema delle tensioni sociali e della fragilità che possono emergere anche nei piccoli centri veneti.
