Roma, 31 gennaio 2026 – Scontro acceso tra giornalisti e polemiche sulle presunte “lobby gay” di destra: è questo il quadro che emerge dalle chat tra Sigfrido Ranucci, volto noto di Report su Rai3, e Maria Rosaria Boccia, finite oggi sulle pagine de Il Giornale. Il caso, subito ribattezzato “Boccia-gate”, si incrocia con le tensioni nel mondo dell’informazione e con le risposte dei protagonisti, che respingono con forza le accuse di manipolazione e omofobia.
Le chat tra Ranucci e Boccia: accuse che scatenano smentite
Secondo quanto riportato da Il Giornale, nelle conversazioni finite agli atti dell’inchiesta guidata dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e dal pm Giulia Guccione, si parla di una presunta “lobby gay” dentro l’informazione di destra. In particolare, alle 21.29 di una sera non precisata, Boccia scrive a Ranucci: «Ho visto Cerno all’Aria che tira… è davvero scandaloso». La risposta del conduttore di Report non tarda ad arrivare: «Quello è un altro del giro… giro gay, pericolosissimo». Boccia aggiunge: «Come Signorini». «Sì», conferma Ranucci. Poi la donna chiude con un enigmatico: «E il signor B.», a cui il giornalista replica: «E Giletti».
Massimo Giletti, anche lui in Rai in quel periodo, viene tirato in ballo in una conversazione che, secondo il quotidiano, ha toni allusivi e poco chiari. Ranucci però nega con decisione l’interpretazione data da Il Giornale, affidando la sua risposta a Facebook: «Il Giornale di oggi, manipolando il contenuto delle mie chat con Maria Rosaria Boccia, si è lasciato andare a indegni commenti omofobi contro il collega Massimo Giletti, anche lui allora in Rai, a cui va tutta la mia solidarietà».
Un clima teso tra redazioni e attacchi reciproci
La vicenda arriva in un momento già caldo tra alcune testate e volti della tv. Proprio quel giorno, Tommaso Cerno, allora direttore de Il Tempo, aveva criticato Boccia durante una puntata de “L’Aria che tira” su La7, ospite di David Parenzo. «L’evento che crea è perché c’è una parte del Paese che farebbe di tutto per abbattere il governo», aveva detto Cerno in diretta. Poi, con un sorriso amaro, aveva aggiunto: «Pompei è stata abbattuta da un terremoto e da un’eruzione e quindi non c’è bisogno di lei».
Le chat tra Ranucci e Boccia, ora agli atti dell’inchiesta, sono solo una parte di decine di conversazioni raccolte dai magistrati. Fonti giudiziarie raccontano che il fascicolo riguarda presunti legami poco chiari tra informazione e politica, ma i dettagli restano coperti dal segreto istruttorio.
Ranucci e Cerno: lo scambio a colpi di post
La pubblicazione delle chat ha acceso una reazione immediata tra i diretti interessati. Ieri Ranucci ha usato Facebook per raccontare la sua versione: «Il Giornale degli Angelucci, diretto da Cerno in versione “metodo Boffo”, apre la guerra delle chat», ha scritto, lanciando anche una sfida. Vuole che vengano pubblicate le conversazioni tra il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e Boccia, dove – dice – si parla di nomine e politici di spicco, “che la maggioranza ha tenuto nascoste”.
Cerno ha risposto sempre sui social, con toni pacati ma fermi: «Non mi passerebbe mai per la testa di insegnare al dottor Ranucci il suo mestiere. Spero che continui a fare bene il suo lavoro per decenni. W Report e la libertà di stampa. Che però deve valere per tutti. Sono settimane che cercano di metterci pressione. Il Giornale esce ogni giorno».
Nel mondo dell’informazione cresce la tensione
Intanto la vicenda ha acceso il dibattito dentro e fuori le redazioni. A viale Mazzini – raccontano fonti interne – si respira prudenza. Alcuni colleghi di Giletti hanno espresso solidarietà al conduttore, altri invece preferiscono non esporsi pubblicamente.
Un giornalista Rai, che ha chiesto di restare anonimo, ha commentato: «Queste polemiche rischiano di far perdere di vista i veri temi dell’informazione». Eppure, con i suoi intrecci giudiziari e mediatici, la storia delle chat continua a far parlare.
Nei prossimi giorni si capirà se dalle indagini della procura usciranno nuovi dettagli o se la vicenda scemerà. Per ora resta la sensazione di un mondo dell’informazione attraversato da tensioni sotterranee e da una crescente attenzione sulle dinamiche interne alle redazioni.
