Teheran, 31 gennaio 2026 – Tra divieti, minacce e censura, un gruppo di giovani iraniani ha deciso di non arrendersi. La loro storia, fatta di arte underground e resistenza quotidiana, è il cuore di “The Friend’s House is Here”, film girato in segreto a Teheran lo scorso agosto dai registi Hossein Keshavarz e Maryam Ataei. Ispirato a fatti reali, il film ha appena conquistato l’U.S. Dramatic Special Jury Award al Sundance Film Festival. Ma le protagoniste, Mahshad Bahra e Hana Mana, non sono riuscite a ritirare il premio: il visto per gli Stati Uniti è stato loro negato.
La forza di una resistenza giovane che sfida il regime
Girare a Teheran senza permessi, nascondendosi, non è stato affatto facile. Eppure Keshavarz e Ataei – entrambi iraniani di nascita ma da anni negli Stati Uniti – hanno voluto raccontare la forza di chi ogni giorno combatte contro le restrizioni del regime. “Il film raccoglie tantissime storie vere”, ha detto Ataei durante il dibattito al Sundance. “Ogni volta che torniamo in Iran e incontriamo queste persone, restiamo colpiti dalla loro forza. Volevamo mostrare proprio questo”.
La storia segue due giovani coinquiline: Pari (Mahshad Bahram), gallerista e autrice di teatro clandestino, e Hanna (Hana Mana), commessa in un grande negozio e danzatrice in attesa di un visto per la Francia. Le loro giornate sono fatte di confidenze, piccoli rituali e momenti d’arte, sempre insieme a un gruppo di amici. Tutto accade senza il permesso delle autorità, in una città dove la repressione può colpire in ogni momento.
Censura e repressione sullo sfondo, solidarietà in primo piano
Nel film la violenza e i divieti restano spesso nascosti, quasi sullo sfondo. Solo più avanti, con un’assenza improvvisa e un arresto, si fa sentire la minaccia costante del regime. “In Iran arrestano le persone anche per le cose più futili”, ha raccontato Keshavarz al pubblico del Sundance. “Abbiamo raccolto tante storie di chi reagisce aiutandosi a vicenda”.
Negli ultimi mesi, con le proteste nate dal basso, la repressione è peggiorata. “Ora molte persone vengono uccise”, ha aggiunto Keshavarz. “Le forze dell’ordine colpiscono anche chi viene portato in ospedale, ma ci sono medici che cercano di proteggerli”. Un dettaglio che mostra quanto sia complicata la situazione: la paura c’è, ma c’è anche chi sceglie di rischiare per aiutare gli altri.
Premio al film, ma le protagoniste restano bloccate
Il riconoscimento al Sundance Film Festival è una vittoria importante per tutto il cast. Però, le due attrici principali non hanno potuto partecipare alla cerimonia: gli Stati Uniti hanno negato loro il visto. Una decisione che ha lasciato un amaro in bocca ai registi e agli organizzatori del festival.
“La resistenza non è iniziata con le proteste di poche settimane fa”, ha spiegato Keshavarz. “Continuerà, perché c’è voglia di una vita più aperta e libera”. I registi sperano che il film faccia luce su una generazione che non si arrende, anche quando tutto sembra remare contro.
L’arte che resiste ogni giorno, tra mille difficoltà
“The Friend’s House is Here” non parla solo di repressione, ma anche della vitalità di una scena artistica che cerca spazi di libertà tra mille ostacoli. Performance clandestine, prove in appartamenti privati, amicizie nate intorno a un progetto teatrale: sono questi i dettagli che rendono viva la storia.
Secondo i registi, molte delle storie raccontate nel film sono ancora in corso. Alcuni giovani continuano a creare, altri hanno scelto l’esilio. Ma il filo che li unisce è sempre la solidarietà. “La resistenza in Iran è nella vita di tutti i giorni”, ha concluso Ataei.
Un messaggio che arriva forte anche fuori dai confini del Paese, grazie a un film che, contro ogni difficoltà, è riuscito a vedere la luce.
