Alemanno in audizione: la riforma della professione di commercialista sotto i riflettori

Alemanno in audizione: la riforma della professione di commercialista sotto i riflettori

Alemanno in audizione: la riforma della professione di commercialista sotto i riflettori

Matteo Rigamonti

Febbraio 1, 2026

Roma, 1 febbraio 2026 – Ieri mattina, su invito del presidente della Commissione Giustizia della Camera, Ciro Maschio, ha preso la parola Riccardo Alemanno, presidente dell’Istituto nazionale tributaristi (Int), durante l’audizione sul Disegno di legge delega c. 2628. Il provvedimento, ora all’esame di Montecitorio, punta a riformare l’ordinamento delle professioni di dottore commercialista ed esperto contabile e include, tra le novità, una tutela esplicita per le attività dei professionisti riconosciuti dalla legge 4/2013, come appunto i tributaristi.

Riforma: una svolta per le professioni associative

Nel corso dell’audizione, Alemanno ha ringraziato la Commissione per l’invito e ha sottolineato il merito del Governo nell’aver inserito nel testo della delega una protezione specifica per i professionisti ex legge 4/2013. “È un passaggio importante – ha detto – perché riconosce il ruolo dei tributaristi e delle altre figure associative nel panorama professionale italiano”. Il riferimento è chiaro: si tratta dell’articolo 2, lettera a, che sancisce la tutela delle professioni associative secondo la normativa vigente.

Non solo parole: il presidente dell’Int ha ricordato anche un punto della relazione introduttiva al disegno di legge. “Il legislatore delegato non dovrà assegnare nuove competenze ai dottori commercialisti e agli esperti contabili, ma censire le attività già previste in altre leggi”. Per Alemanno, questo approccio “evita nuove riserve dannose per la concorrenza e per i contribuenti”. Una posizione che segue la linea delle direttive europee – come la UE 2018/958 e il decreto legislativo 142/2020 – e tiene conto delle critiche della Corte dei Conti Europea, da tempo contraria all’eccesso di attività riservate.

Tributaristi: un ruolo chiaro e legittimo

“Non abbiamo mai messo in discussione le attività riservate ai dottori commercialisti e agli esperti contabili”, ha spiegato Alemanno ai commissari. “Non siamo mai intervenuti su funzioni come l’adempimento collaborativo o la gestione della crisi d’impresa, che già riconoscono riserve a favore di queste categorie”. Però, ha ribadito il presidente dell’Int, il tributarista qualificato svolge regolarmente attività professionali libere, senza riserva, grazie a norme precise.

Tra queste, Alemanno ha citato il ruolo di intermediario fiscale abilitato, l’assistenza e la rappresentanza del contribuente davanti all’Amministrazione finanziaria o in caso di controlli e accertamenti. Ha ricordato anche che i tributaristi possono iscriversi all’albo dei CTU e dei periti presso i tribunali, come ausiliari del giudice. “Sono solo alcuni esempi – ha detto – ma servono a chiarire che il nostro ruolo è ben definito dalla legge”.

Un sistema professionale in movimento

La tutela delle professioni ex legge 4/2013, inserita nella delega, segna una novità rispetto ai testi precedenti sull’ordinamento di commercialisti e esperti contabili. “Questa protezione è necessaria – ha osservato Alemanno – perché la legge 4/2013 è più recente e oggi serve un riconoscimento specifico per i tributaristi come professionisti associativi”.

Il presidente dell’Int ha richiamato anche la recente sentenza del Consiglio di Stato n. 9408/2024, che ha dato il via libera a un sistema professionale composto sia da ordini sia da associazioni. Una decisione che, secondo Alemanno, “conferma la coerenza di questa struttura con il principio della concorrenza”.

Chiarezza e trasparenza sul ruolo del tributarista

A chiusura dell’audizione, Alemanno ha annunciato l’intenzione di inviare alla Commissione una memoria scritta. Il documento, già pronto ma da aggiornare dopo altre audizioni, metterà in luce i principali orientamenti della Cassazione e della Corte Costituzionale. Secondo il presidente dell’Int, queste sentenze chiariscono che il tributarista deve sempre comunicare in modo trasparente il proprio status professionale, evitando equivoci con altre figure.

“È fondamentale ribadire la legittimità del libero esercizio delle attività professionali libere – ha concluso Alemanno – e rispettare le abilitazioni previste dalle leggi dello Stato”. Un punto che resta centrale nel dibattito sulla riforma delle professioni economico-giuridiche in Italia.