Milano, 1 febbraio 2026 – Il caro bollette non dà tregua alle imprese italiane. Secondo il rapporto 2025 dell’Osservatorio Confcommercio energia (Ocen), il costo dell’elettricità per le aziende del terziario è schizzato del 28,8% rispetto al 2019, mentre la spesa per il gas è cresciuta addirittura del 70,4%. Per ristoranti e negozi alimentari, questo significa pagare ogni mese più di 2.000 euro solo per energia e gas. Un peso enorme che arriva proprio mentre il governo è ancora impegnato a definire un decreto per frenare i costi, atteso da settimane.
Bollette alle stelle, le imprese in affanno
I dati di Confcommercio dipingono un quadro pesante: tra il 2019 e il 2025, la bolletta dell’elettricità in Italia è aumentata del 122%, molto più che in Francia (+64%) o Spagna (+36%). “La nostra energia è tra le più care al mondo, è un problema urgente da risolvere”, ha detto Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, durante un incontro a Roma. Orsini ha anche riconosciuto le difficoltà del governo nel mettere a punto una soluzione: “Ci sono milioni di aspetti da considerare. Speriamo che il decreto sia pronto nei primi giorni di febbraio”.
Il governo al lavoro, ma i nodi restano
Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha confermato che il testo del decreto è in fase avanzata, “articolo per articolo”, paragonandolo a “un treno con tanti vagoni”. Parlando agli Energy Days del Politecnico di Torino, ha detto che si è “alla parte finale” del lavoro. Ma, secondo fonti del ministero, manca ancora la parte più delicata: il taglio dei costi per le piccole e medie imprese (PMI). E qui il problema è sempre quello dei soldi: “Risorse pubbliche non ce ne sono”, ammettono da palazzo Chigi.
Le ipotesi sul tavolo e i limiti finanziari
Tra le soluzioni al vaglio c’è l’idea di spalmare su più anni gli incentivi alle rinnovabili, cioè gli “oneri di sistema” che gravano sulle bollette. Un’altra proposta prevedeva di trasformare questi oneri in obbligazioni, tramite la Cassa Depositi e Prestiti, così da anticipare allo Stato i soldi per tre o cinque anni. Così le tariffe sarebbero scese subito, ma nel lungo periodo il conto per lo Stato sarebbe stato più salato, con interessi tra 10 e 12 miliardi. Il Ministero dell’Economia ha però detto no, giudicando la strada troppo costosa e rischiosa dal punto di vista delle regole europee sugli aiuti di Stato.
Botta e risposta tra politica e associazioni
Il tema tiene banco anche in Parlamento. Emma Pavanelli ed Enrico Cappelletti, deputati del Movimento 5 Stelle in commissione Attività produttive, hanno puntato il dito contro il governo: “Finora hanno fatto finta di niente”. “Denunciamo da un anno questa emergenza e abbiamo messo sul tavolo proposte concrete – hanno aggiunto – ma la maggioranza sembra sorda”. Confcommercio, intanto, ha scritto al ministro dell’Ambiente per ricordare che sulla bolletta pesa non solo il costo dell’energia (circa il 60%), ma anche gli oneri di sistema, tornati a pesare quasi per il 20% dopo la fine delle misure d’emergenza.
Chi paga di più: alberghi, negozi e ristoranti in difficoltà
Gli ultimi dati del 2025 mostrano che gli alberghi di medie dimensioni spendono in media 9.117 euro al mese tra luce e gas; i grandi negozi arrivano a 5.979 euro, i piccoli hotel a 5.263 euro. I negozi alimentari pagano 2.334 euro, i ristoranti 2.083 euro, i bar 1.009 euro e i negozi non alimentari 855 euro. “Una vera zavorra per la competitività”, commenta Confcommercio, che chiede al governo interventi mirati e norme ad hoc per sostenere le PMI.
Il 2026 si apre senza risposte certe
Al momento, una soluzione definitiva sembra lontana. Il governo cerca un equilibrio tra le richieste delle imprese e i limiti di bilancio, mentre le associazioni continuano a spingere per interventi rapidi e duraturi. Nel frattempo, le aziende del terziario restano in attesa. Ogni bolletta che arriva pesa sempre di più sui loro conti e mette a rischio la loro sopravvivenza sul mercato.
