Roma, 1 febbraio 2026 – Il Ministero delle Infrastrutture fa sul serio e accelera la stretta sugli autovelox. In Italia ce ne sono circa 11mila, ma appena 3.800 risultano registrati correttamente sulla piattaforma telematica attiva dallo scorso settembre. E di questi, poco più di mille rispetta già i nuovi requisiti previsti dal decreto di omologazione, ancora in fase di approvazione. I dati, diffusi ieri da fonti ministeriali, dipingono un quadro incerto che coinvolge migliaia di apparecchi e potrebbe avere effetti concreti sulle multe emesse negli ultimi mesi.
Autovelox, il conto è presto fatto: pochi registrati e ancora meno a norma
Il censimento degli autovelox è partito lo scorso autunno, quando il Ministero ha imposto a tutte le amministrazioni e agli enti della polizia stradale di caricare i dati dei dispositivi su un portale ufficiale. Marca, modello, tipo, matricola e dettagli del decreto di approvazione: queste le informazioni richieste per ogni apparecchio. Il termine per la registrazione era fissato a due mesi dall’apertura della piattaforma, con un avvertimento chiaro: senza registrazione, gli autovelox, mobili o fissi, dovevano essere spenti.
I numeri del Mit dicono che solo un terzo degli apparecchi sulle strade italiane è stato segnalato. Ancora meno, meno del 10%, risponde ai nuovi requisiti di omologazione. Un funzionario del ministero ha commentato che “serve uno sforzo più serio da parte degli enti locali per fare chiarezza e mettere tutto in regola”.
Il decreto Salvini: trasparenza e stop agli abusi
“Finalmente abbiamo una mappa chiara e verificabile di tutti gli autovelox in servizio”, ha detto il Ministero delle Infrastrutture, sottolineando il ruolo del ministro Matteo Salvini nell’avviare l’iter. L’obiettivo è far sì che gli autovelox servano solo a ridurre gli incidenti, non a fare cassa. Il decreto è ora al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) per la notifica a Bruxelles.
Il provvedimento arriva dopo mesi di polemiche e incertezze. Tutto è esploso nell’aprile 2024, quando la Corte di Cassazione ha dichiarato nulle le multe fatte con apparecchi approvati ma non omologati. Da allora, molti automobilisti hanno cominciato a contestare le sanzioni, sostenendo che gli autovelox non rispettavano i requisiti di legge.
Multe a rischio e ricorsi in arrivo: cosa cambia
La stretta sugli autovelox mette a rischio le multe già emesse. Secondo alcune stime interne al Ministero, potrebbero essere migliaia i verbali a rischio annullamento proprio perché i dispositivi non sono omologati. “Prevediamo una valanga di ricorsi nei prossimi mesi”, ha detto un dirigente della polizia locale di Milano. “Molti automobilisti stanno già chiedendo di vedere i documenti per controllare se gli autovelox sono in regola”.
Il rischio è un contenzioso diffuso tra cittadini e amministrazioni. A Roma, Firenze, Napoli sono già partite le prime richieste di annullamento delle multe. Gli enti locali aspettano ora indicazioni precise dal Ministero su come gestire gli apparecchi non ancora registrati o non conformi.
Enti locali in fermento, si cerca una via d’uscita
Nel frattempo, molte amministrazioni stanno correndo per raccogliere i dati mancanti e mettere in regola gli autovelox “fuori norma”. Qualcuno ha chiesto una proroga, altri hanno deciso di sospendere temporaneamente l’uso degli apparecchi non conformi. “Non vogliamo trovarci a fare contenziosi inutili”, ha detto il sindaco di Bologna, Matteo Lepore.
La partita è aperta anche a livello europeo: il decreto dovrà passare il via libera di Bruxelles prima di entrare in vigore. Solo allora si saprà quanti dei 11mila autovelox italiani potranno restare attivi e quanti dovranno spegnersi o essere sostituiti.
Per ora, una cosa è certa: la stretta sugli autovelox è partita. E il sistema delle multe stradali sta per cambiare volto.
