Dietro le quinte del crimine: i profili di due boss e il misterioso furto familiare

Dietro le quinte del crimine: i profili di due boss e il misterioso furto familiare

Dietro le quinte del crimine: i profili di due boss e il misterioso furto familiare

Matteo Rigamonti

Febbraio 1, 2026

Napoli, 1 febbraio 2026 – Spuntano nuovi dettagli nell’inchiesta della Procura di Roma su Maria Rosaria Boccia, imprenditrice di Pompei accusata di stalking e lesioni contro l’ex ministro Gennaro Sangiuliano. Gli atti depositati in questi giorni mostrano una fitta rete di contatti tra la donna e persone legate al clan camorristico Ridosso-Loreto, coinvolto nell’omicidio del sindaco pescatore Angelo Vassallo. Un intreccio che, per gli inquirenti, getta nuove ombre sulla vicenda.

Rubrica e social, i contatti che insospettiscono

Gli investigatori hanno passato al setaccio la rubrica telefonica e i profili social di Maria Rosaria Boccia. Tra i numeri salvati spiccano quelli di Romolo Ridosso, boss di Scafati oggi collaboratore di giustizia, e di suo figlio Salvatore, figura chiave nell’inchiesta sull’omicidio Vassallo. “Abbiamo trovato almeno due numeri riconducibili a Salvatore Ridosso”, si legge negli atti. Non solo: la Boccia è amica su Facebook con Romolo e, secondo alcune indiscrezioni raccolte dagli inquirenti, Salvatore avrebbe lavorato anche in alcuni negozi della famiglia Boccia. Un dettaglio che, sottolineano fonti vicine all’indagine, “non si può ignorare”.

Il clan Ridosso-Loreto e l’ombra sull’omicidio Vassallo

Il nome dei Ridosso-Loreto torna al centro della ricostruzione sull’omicidio di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica ucciso il 5 settembre 2010. Nel fascicolo curato dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e dal pm Giulia Guccione, Salvatore Ridosso avrebbe raccontato di un sopralluogo ad Acciaroli due giorni prima del delitto, insieme al padre Romolo e all’imprenditore Giuseppe Cipriano. “Temeva di essere incastrato”, spiegano gli investigatori, e per questo avrebbe coinvolto anche il colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo e l’ex sottufficiale Lazzaro Cioffi, già condannato per collusioni con narcotrafficanti di Caivano.

Dietro l’omicidio, secondo la nuova pista, ci sarebbe un giro di droga che partiva da Secondigliano, passava per il porto di Acciaroli e si distribuiva tra Cilento e Calabria. Il boss scafatese Raffaele Maurelli avrebbe provato a corrompere Vassallo per ottenere una concessione sulla spiaggia: il rifiuto del sindaco sarebbe stato fatale. Le indagini ipotizzano anche un movente legato a interessi economici su concessioni e licenze comunali.

Precedenti di famiglia e furto nell’atelier

Non è la prima volta che il nome Boccia salta fuori in vicende legate alla criminalità organizzata. Nel 2005 lo zio di Maria Rosaria, Francesco Boccia, era stato arrestato per aver dato rifugio al latitante Mario Fabbrocini, condannato per l’omicidio di Roberto Cutolo, figlio del boss della Nuova camorra organizzata Raffaele Cutolo. Un episodio che, secondo gli inquirenti, “dimostra una certa confidenza con ambienti criminali”.

Nelle ultime ore, poi, un fatto ha attirato l’attenzione degli investigatori: dopo la pubblicazione delle chat tra Sigfrido Ranucci e Maria Rosaria Boccia – conversazioni in cui si parlava della presunta “lobby gay” di destra – qualcuno ha svaligiato l’atelier del fratello dell’imprenditrice, Gaetano Boccia. L’uomo era già stato arrestato lo scorso marzo per furto di energia elettrica. Il furto è avvenuto in pieno giorno, tra le 10 e le 12, nel centro di Pompei. “Un caso? Difficile dirlo”, ha commentato una fonte della polizia locale.

Le accuse contro Maria Rosaria Boccia

Secondo l’accusa, Maria Rosaria Boccia avrebbe messo in atto “condotte ripetute, ossessive e di controllo insistente” nei confronti dell’ex ministro Sangiuliano. Un pressing fatto di messaggi continui, appostamenti e minacce velate che avrebbero portato l’ex titolare del MiC a uno stato d’ansia tale da costringerlo alle dimissioni. “Non riuscivo più a lavorare”, avrebbe confidato Sangiuliano agli inquirenti.

Le indagini sono ancora aperte. Gli inquirenti stanno cercando di capire bene i rapporti tra la Boccia e i membri del clan Ridosso-Loreto, così come il significato reale dei contatti telefonici e delle amicizie sui social. “Ogni pezzo va valutato nel suo insieme”, ha spiegato un investigatore. Solo così si potrà mettere insieme il quadro delle responsabilità. Nel frattempo, la vicenda continua a far parlare e a scuotere la politica campana e nazionale.