L’Italia sorprende: S&P migliora le prospettive di crescita

L'Italia sorprende: S&P migliora le prospettive di crescita

L'Italia sorprende: S&P migliora le prospettive di crescita

Giada Liguori

Febbraio 1, 2026

Roma, 1 febbraio 2026 – L’Italia chiude il 2025 con una crescita economica che sorprende. Il PIL segna un +0,7%, meglio delle attese, mentre l’Eurozona cresce del 1,5%. In un clima di tensioni legate ai dazi americani e a una geopolitica incerta, il Paese ottiene anche una buona notizia sul fronte del credito: S&P Global Ratings conferma il rating a BBB+ e alza le prospettive da “stabili” a “positive”. “La strada verso una maggiore credibilità per l’Italia non si ferma. Il lavoro dà i suoi frutti”, ha commentato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, accogliendo con soddisfazione la decisione.

Italia, crescita solida e rating in rialzo

L’Istat riporta un quarto trimestre 2025 in crescita dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti. Un risultato che supera le previsioni del governo, che puntava allo 0,5% su base annua nel Documento di bilancio di ottobre. Il trend sembra confermarsi anche per il 2026: la crescita già acquisita per quest’anno è dello 0,3%. Secondo S&P, il riequilibrio dei conti pubblici va avanti come previsto. L’agenzia prevede un deficit in calo al 2,9% del PIL nel 2026, che dovrebbe scendere ancora al 2,7% entro il 2029. Il debito pubblico, fermo al 136% nel 2025, dovrebbe iniziare a scendere dal 2028.

Conti in ordine e spread sotto controllo, ecco perché la promozione

“Il miglioramento inatteso, insieme a una politica di bilancio più prudente e a uno spread stabile intorno ai 60 punti base, può spingere l’Italia a salire ancora nel rating”, spiegano fonti del Ministero dell’Economia. S&P aveva già promosso il Paese a BBB+ la scorsa primavera; ora il cambio delle prospettive a “positive” è visto come un voto di fiducia sulla gestione economica. L’Istat avverte però che i dati sono ancora provvisori: la spinta viene soprattutto dagli investimenti legati al Pnrr e agli aiuti del Next Generation EU, che hanno sostenuto la spesa pubblica e gli investimenti.

Consumi e lavoro, i segnali di ripresa

Anche i consumi danno qualche segnale incoraggiante. Le vendite al dettaglio sono cresciute negli ultimi mesi del 2025. Le famiglie hanno ricominciato a spendere, mentre la disoccupazione a dicembre ha toccato un minimo storico del 5,6%. Il potere d’acquisto sta lentamente risalendo dopo il duro colpo dell’inflazione nel biennio 2022-2023. “La ripresa è lenta, ma costante”, ha ammesso un funzionario dell’Istat.

Dazi Usa e domanda estera, l’incognita che pesa

Non mancano però le ombre. La domanda estera netta resta un freno. I dazi imposti dagli Stati Uniti hanno rallentato le esportazioni italiane. Secondo il Centro studi Confindustria, le prospettive per l’export sono ancora deboli, appesantite dalle tensioni internazionali che bloccano le filiere globali. “L’economia è praticamente ferma”, si legge nell’ultimo rapporto diffuso lunedì.

Europa, Italia in scia a Germania ma dietro Spagna e Polonia

Nel confronto europeo, la crescita italiana del quarto trimestre (+0,3%) è allineata a quella dell’Eurozona e della Germania. Ma la Spagna continua a correre: l’economia iberica è cresciuta dello 0,8% nel trimestre e del 2,8% nell’anno, superando persino gli Stati Uniti. Il ministro dell’Economia spagnolo, Carlos Cuerpo, ha definito Madrid “motore dell’Europa”. Dietro la Francia, rallentata (+0,2% nel trimestre; +0,9% nel 2025), si distinguono per dinamismo Portogallo (+0,8%), Finlandia (+0,6%), Olanda (+0,5%) e Lituania (+1,7%).

2026, tra riforme e attesa per la BCE

Guardando avanti, S&P prevede un aumento della tensione politica in vista delle elezioni del 2027, che potrebbe frenare le riforme più ambiziose. Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha parlato di “segnali positivi nella direzione giusta”, sottolineando che il PIL cresce più del previsto. A dare una mano potrebbe essere la politica monetaria della BCE: nonostante la svalutazione del dollaro, Francoforte dovrebbe lasciare i tassi fermi la prossima settimana, pronta però a intervenire se le turbolenze globali dovessero peggiorare.

In breve: l’Italia chiude il 2025 con numeri migliori del previsto e una fiducia internazionale rinnovata. Ma la strada resta in salita, tra sfide globali e incognite politiche che non mancano.