Milano, 1 febbraio 2026 – Il settore dell’occhialeria italiana chiude il 2025 con un bilancio a due facce. Secondo un preconsuntivo di Anfao, l’associazione di Confindustria, la produzione si è fermata a 5,64 miliardi di euro, praticamente invariata rispetto all’anno precedente. Il dato arriva proprio mentre apre il Mido, la fiera internazionale più importante del settore, ospitata a Fiera Milano Rho-Pero.
Produzione stabile, ma meno aziende e meno lavoratori
Il valore complessivo tiene, ma dietro i numeri c’è qualche segnale di difficoltà. A fine 2025, le aziende attive in Italia erano 798, con un calo del 2% rispetto al 2024. Un segno che molte piccole realtà faticano a reggere i costi e la concorrenza estera.
Anche l’occupazione è in calo, e più marcata: gli addetti, compresi quelli con contratti flessibili, sono scesi a 22.837, meno 4,4% rispetto all’anno prima. “La riduzione – spiegano da Anfao – deriva soprattutto dalla mancata stabilizzazione dei contratti a termine”. Un campanello d’allarme per i sindacati, che chiedono più tutele e formazione per i lavoratori.
Export in flessione, pesano gli occhiali da sole
Il dato più critico riguarda le esportazioni: nel 2025 le vendite all’estero di montature, occhiali da sole e lenti hanno superato di poco i 5 miliardi di euro, segnando un calo del 3,9% rispetto al 2024. Ma non tutti i segmenti hanno subito lo stesso impatto.
Gli occhiali da sole sono quelli che hanno pagato il prezzo più alto: -5,5% su base annua, con un export intorno ai 3,3 miliardi di euro. Le montature, invece, hanno perso meno, solo lo 0,9%, fermandosi a 1,6 miliardi. “Questo conferma – sottolinea l’associazione – che gli occhiali da sole sono più legati all’acquisto d’impulso e percepiti come meno essenziali rispetto agli occhiali da vista. Perciò soffrono di più quando l’economia si fa incerta e la spesa viene tagliata”.
Importazioni in calo, scenario globale difficile
Anche le importazioni hanno registrato una flessione, scendendo del 2% a 1,77 miliardi di euro nel 2025. Il segnale è chiaro: meno scambi e maggiore prudenza da parte delle aziende italiane nel rifornirsi dall’estero.
Al Mido, diversi analisti hanno sottolineato l’incertezza che domina i mercati internazionali. La domanda nei grandi mercati come Stati Uniti ed Europa rallenta, mentre la concorrenza asiatica si fa sempre più dura, sia sul prezzo che sull’innovazione tecnologica.
Il 2026 tra sfide e opportunità: innovazione e ambiente al centro
Nonostante tutto, il settore punta forte su innovazione e sostenibilità per guardare avanti. Molte aziende italiane stanno investendo in materiali riciclati e processi produttivi più “verdi”, cercando di intercettare i nuovi gusti dei consumatori. “La vera sfida – ha raccontato un imprenditore veneto al Mido – è distinguersi non solo con il design, ma anche con l’attenzione all’ambiente. Solo così possiamo restare leader nei mercati di fascia alta”.
Il 2026 sarà un anno chiave per capire se questa strategia riuscirà a invertire la rotta e a far ripartire le esportazioni. Intanto, tra gli stand del Mido, si respira un cauto ottimismo. “Il made in Italy resta un punto di riferimento – ha confidato una buyer francese – ma serve continuare a innovare per non perdere terreno”.
