Torino in fiamme: scontri e caos al corteo per Askatasuna

Torino in fiamme: scontri e caos al corteo per Askatasuna

Torino in fiamme: scontri e caos al corteo per Askatasuna

Matteo Rigamonti

Febbraio 1, 2026

Torino, 1 febbraio 2026 – Tensioni e scontri hanno segnato il corteo in difesa di Askatasuna, il centro sociale torinese sgomberato lo scorso dicembre dopo trent’anni di occupazione. Ieri pomeriggio, quando la manifestazione ha abbandonato il percorso autorizzato ed è entrata in corso Regina Margherita, la situazione è degenerata: pioggia di bombe carta, razzi e cassonetti dati alle fiamme hanno costretto la polizia a intervenire con lacrimogeni e idranti. Il bilancio, secondo il 118, conta oltre trenta feriti, tra cui un agente colpito a calci e martellate. Fortunatamente nessuno è grave.

Scontri e caos in corso Regina Margherita: bombe carta e idranti in azione

Il corteo, partito nel primo pomeriggio da Porta Susa e Porta Nuova, si è diretto verso il quartiere che per anni ha ospitato Askatasuna. Poco dopo le 17, la tensione è esplosa quando un gruppo di manifestanti, molti col volto coperto, ha deviato dal percorso previsto. In corso Regina Margherita sono piovuti i primi oggetti: bombe carta, razzi, fumogeni. La polizia, schierata in assetto antisommossa, ha risposto avanzando con l’aiuto di un idrante e lanciando lacrimogeni.

Secondo la polizia, alcuni manifestanti hanno usato tubi di metallo come mortai improvvisati per sparare fuochi pirotecnici. Cassonetti incendiati, sedie e tavoli strappati ai dehors dei bar chiusi sono stati lanciati contro le forze dell’ordine. La scena, raccontano i residenti affacciati alle finestre, è stata caotica. “Abbiamo sentito esplosioni e visto colonne di fumo”, dice una donna che abita in zona.

Feriti e interventi del 118: il bilancio della serata

Il servizio di emergenza ha confermato oltre trenta feriti durante gli scontri, tra cui diversi agenti. Una quindicina sono stati portati all’ospedale Gradenigo, alcuni con mezzi propri. Altri feriti sono stati trasferiti alle Molinette e al CTO: qui un manifestante ha riportato un trauma toracico serio, mentre otto sono già stati dimessi. Alcuni si sono rivolti anche al Giovanni Bosco. La maggior parte dei feriti, dicono le fonti ospedaliere, sono manifestanti colpiti dai manganelli o intossicati dai lacrimogeni.

Tensioni anche al Campus Einaudi

Non solo corso Regina Margherita. Un altro gruppo di antagonisti si è spostato verso il Campus Einaudi, lungo il fiume Dora. Qui gli scontri sono continuati con lanci di oggetti e razzi contro la polizia. Le forze dell’ordine hanno risposto con una carica di alleggerimento e altri lacrimogeni. Gli attivisti si sono spostati indietro di qualche decina di metri, per poi riprendere la pressione. “Abbiamo visto ragazzi scappare tra le auto parcheggiate”, racconta uno studente presente vicino al campus.

Divieti e misure di sicurezza: i tentativi di contenere la protesta

Per evitare guai, il prefetto aveva emesso due ordinanze: divieto di vendita e uso di bevande in vetro o alluminio e divieto di coprirsi il volto con caschi o maschere. Vietati anche fumogeni e materiale esplosivo. Ma queste misure non sono bastate a fermare chi ha portato in strada fuochi d’artificio e scudi improvvisati.

Il centro sociale di corso Regina Margherita 47, sgomberato a dicembre dopo indagini della Digos per precedenti assalti a sedi istituzionali e aziende durante manifestazioni pro-Palestina, era considerato l’ultimo baluardo dell’autonomia torinese.

Quanti erano in piazza? Tra numeri e volti noti

Gli organizzatori parlano di 50mila persone in piazza; la questura ne conta circa 15mila. Al corteo hanno partecipato molte realtà sociali e politiche, tra cui il movimento No Tav con Nicoletta Dosio, e volti noti come il fumettista Zerocalcare, autore della locandina, il cantante Willie Peyote e i Subsonica. “Ringraziamo la premier Meloni: è lei che ha fatto sì che le persone fossero qui”, ha detto il portavoce di Askatasuna prima della partenza.

Paura e divisioni in città

La scrittrice torinese Paola Mastrocola ha espresso preoccupazione per il clima in città: “C’è molta paura, i cittadini non escono di casa e molti negozi sono chiusi”. Secondo lei, “la libertà di manifestare va garantita, ma i limiti imposti dalle autorità spesso vengono ignorati”. Diversa invece la posizione del politologo Marco Revelli, che punta il dito sulla gestione dell’ordine pubblico: “La mobilitazione è comprensibile per difendere spazi di dissenso”.

Torino divisa tra rabbia e rivendicazioni

La giornata si è chiusa con la città blindata e presidiata dalle forze dell’ordine. I manifestanti promettono nuove azioni per difendere gli spazi sociali. Torino resta spaccata tra chi chiede più sicurezza e chi pretende il diritto di protestare. La ferita dello sgombero di Askatasuna, almeno per ora, sembra lontana dal rimarginarsi.