Verona, 1 febbraio 2026 – La Valpolicella chiude il 2025 superando i 600 milioni di euro di fatturato, confermandosi tra le denominazioni rosse di punta del Veneto e dell’Italia. Un risultato importante, soprattutto se si considera un anno segnato da forti pressioni sul mercato internazionale. La notizia è arrivata questa mattina a Verona, dal Consorzio tutela vini Valpolicella, durante l’evento “Amarone Opera Prima”, che ogni anno richiama operatori e stampa specializzata.
Valpolicella: fatturato solido nonostante le difficoltà
Il Consorzio racconta un 2025 complicato. Un mercato sempre più competitivo, una domanda che va e viene e nuove barriere commerciali hanno messo a dura prova la denominazione. Nei primi dieci mesi, i vini rossi Dop veneti fino a 15 gradi — categoria nella quale la Valpolicella è quasi totalitaria, escludendo però l’Amarone — hanno perso 5,8% in valore verso gli Stati Uniti e il 2,1% nel resto del mondo. Ma, a sorpresa, i volumi sono leggermente cresciuti, dello 0,4%.
Il presidente del Consorzio, Christian Marchesini, ha sottolineato che la perdita è stata “tre volte più bassa rispetto alla media nazionale” per i vini rossi, che si è assestata attorno a un -6,2%. “Abbiamo fatto un gran lavoro per limitare i danni”, ha detto, spiegando le strategie messe in campo per tenere saldo il passo sui mercati esteri.
Dazi Usa e mercati altalenanti
A pesare soprattutto nella seconda parte dell’anno sono stati i dazi imposti dagli Stati Uniti. “Il calo verso gli Usa è del 5,8%”, ha ammesso Marchesini. Ma non è stato l’unico mercato in difficoltà: Svizzera (-9,8%), Danimarca (-3,7%) e Norvegia (-6,5%) hanno registrato flessioni simili. Un quadro che rispecchia i problemi vissuti da molte denominazioni italiane in Europa e oltre.
Non mancano però le note positive. Il Canada, primo cliente extra-Ue per la Valpolicella, è cresciuto del 4,8%. Bene anche Germania (+5,1%), Svezia (+4,7%), Regno Unito (+8,9%) e Paesi Bassi (+12%). “Sono segnali incoraggianti”, li ha definiti Marchesini, “che premiano la qualità e la riconoscibilità dei nostri vini”.
Amarone, Valpolicella e Ripasso: imbottigliato in calo, ma non troppo
Parlando di imbottigliato — cioè i vini pronti per il mercato — il Consorzio registra una flessione “più contenuta del previsto”. L’Amarone chiude il 2025 con un -2,4%, intorno ai 102 mila ettolitri. Il Valpolicella cala del 2,7% (123.800 ettolitri), mentre il Ripasso segna un -3,7%, ma resta sopra i 205 mila ettolitri.
Secondo gli operatori presenti all’evento di Verona — tra cui importatori tedeschi e buyer canadesi — la tenuta dei volumi è un segnale positivo per il 2026. “Il mercato vuole stabilità e identità territoriale”, ha raccontato un distributore britannico durante una pausa tra una degustazione e l’altra.
Guardando al 2026: strategie e sfide
Il Consorzio Valpolicella si prepara a un nuovo anno con cautela. Tra le priorità indicate da Marchesini c’è il rafforzamento della promozione nei mercati in crescita e il consolidamento in quelli storici. “Serve investire su formazione e comunicazione”, ha spiegato ai giornalisti.
Sul fronte interno, l’attenzione resta alta sulla sostenibilità della filiera e sulla tutela delle denominazioni. “La sfida è mantenere alta la qualità senza perdere terreno”, ha concluso Marchesini. Il prossimo banco di prova sarà Vinitaly, ad aprile, dove si capirà se la ripresa dell’ultimo trimestre potrà davvero segnare una svolta per la Valpolicella e i suoi vini simbolo.
