Dalla magia di Steve Jobs agli Oscar: 40 anni di innovazione Pixar

Dalla magia di Steve Jobs agli Oscar: 40 anni di innovazione Pixar

Dalla magia di Steve Jobs agli Oscar: 40 anni di innovazione Pixar

Giada Liguori

Febbraio 2, 2026

San Francisco, 2 febbraio 2026 – Domani, Pixar Animation Studios spegne quaranta candeline, festeggiando un viaggio iniziato da una piccola squadra dentro la Lucasfilm e diventato, col tempo, uno dei nomi più importanti nel mondo dell’animazione digitale. Una storia fatta di idee rivoluzionarie, personaggi che hanno fatto breccia nel cuore di tutti e un’influenza enorme sulla cultura pop.

Come nasce la Pixar: da una divisione della Lucasfilm a un gigante dell’animazione

Tutto comincia nel 1979, nei laboratori di George Lucas alla Lucasfilm. Qui prende forma quel gruppo di grafici computerizzati guidato da Ed Catmull e ispirato dalla creatività di John Lasseter. Nel 1982, proprio da lì esce la prima scena interamente realizzata al computer per “Star Trek II – L’ira di Khan”. Un piccolo esperimento che ancora oggi molti considerano un punto di svolta.

Poi, nel 1986, arriva Steve Jobs: dopo aver lasciato Apple, investe dieci milioni di dollari per comprare quella divisione dalla Lucasfilm. Nasce così la Pixar Animation Studios, con quartier generale a Emeryville, California. “Volevamo rivoluzionare il modo di raccontare le storie”, dirà Jobs in un’intervista del 1995. All’epoca, però, nessuno avrebbe immaginato quanto sarebbe cresciuta.

Luxo Jr., la lampada che ha fatto la storia

Quel logo con la lampada che salta è ormai un’icona mondiale. È merito di John Lasseter, che nel 1986 realizza il cortometraggio “Luxo Jr.”: due minuti di animazione che nel 1987 gli valgono una nomination all’Oscar. “Volevamo mostrare che anche un oggetto semplice può emozionare”, ha raccontato più volte Lasseter.

Il primo Oscar arriva nel 1989 con “Tin Toy”, premiato come miglior cortometraggio animato. Da lì la Pixar inizia a uscire dall’ambito tecnico per conquistare il pubblico e la critica, grazie a storie che uniscono emozione e qualità visiva.

Toy Story: la rivoluzione dell’animazione prende il via

Il salto decisivo arriva nel 1995 con Toy Story, il primo film animato completamente al computer. Cambia tutto. “Non era solo una questione tecnica – spiega Ed Catmull – ma un modo nuovo di vedere personaggi e sentimenti”. Il successo è immediato. Seguono “A Bug’s Life”, “Monsters & Co.”, “Alla ricerca di Nemo”: film che parlano tanto ai bambini quanto agli adulti.

Nel frattempo, nel 1997, Steve Jobs lascia la guida operativa della Pixar per tornare in Apple. Ma la società continua a crescere, conquistando il mondo con una serie di successi sia al botteghino che tra i critici.

L’arrivo Disney e nuovi capitoli di una favola

Nel 2006 arriva un’altra svolta: la Walt Disney Company compra la Pixar per 7,4 miliardi di dollari. Da quel momento, lo studio entra a pieno titolo nel pantheon dell’animazione mondiale. Nascono così capolavori come “Cars”, “Wall-E”, “Ratatouille”, “Gli Incredibili”, “Up”, “Inside Out” e “Soul”.

“Cerchiamo storie universali – racconta Pete Docter, regista e direttore creativo – ma sempre con un tocco personale”. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: due Oscar per “Soul” nel 2021 (miglior film d’animazione e miglior colonna sonora), decine di premi internazionali e un pubblico fedele in ogni angolo del pianeta.

Quarant’anni di sfide, innovazione e futuro da scrivere

Oggi Pixar dà lavoro a oltre 1.200 persone nella sede di Emeryville. Il suo modo di lavorare – team uniti e grande attenzione alla scrittura – è diventato un modello studiato in tutto il mondo. Ma le sfide non mancano: la concorrenza è sempre più agguerrita e il mercato dello streaming impone ritmi e regole nuove.

“L’unica cosa che resta è il cambiamento”, dice Ed Catmull in una recente intervista. Ma la lezione dei quarant’anni di Pixar è chiara: l’innovazione nasce dall’incontro tra tecnologia e cuore. E forse è proprio questo il segreto del loro successo.