Torino, 2 febbraio 2026 – Angelo Simionato, 22 anni, di Montelaterone sull’Amiata, è stato arrestato ieri a Torino con l’accusa di concorso in lesioni a pubblico ufficiale e rapina. Il fermo arriva dopo gli scontri scoppiati durante il corteo pro Askatasuna. Il giovane, incensurato, è considerato uno degli aggressori dell’agente di polizia Alessandro Calista, rimasto ferito nel pomeriggio di sabato nel cuore della città.
Chi è Angelo Simionato e cosa è successo al corteo
Secondo la Digos, Simionato faceva parte del gruppo di manifestanti che ha aggredito l’agente Calista. Non è però ritenuto uno dei principali responsabili del pestaggio. Il suo arresto è stato facilitato dal fatto che indossava abiti rossi, facilmente riconoscibili tra decine di persone vestite di nero. Il 22enne, che da tempo viveva lontano dal suo paese, tornava d’estate per lavorare come cameriere. Tra gli amici e conoscenti di Montelaterone si definiva “anarchico”. “Mio figlio non ha mai fatto del male a nessuno”, dicono i genitori, arrivati ieri a Torino per incontrarlo nel carcere Lorusso e Cutugno. “Siamo persone perbene, ci dispiace molto per quello che è successo”.
La posizione di Simionato si è aggravata per due denunce: una per concorso in rapina, legata al pestaggio dell’agente al quale sono stati sottratti scudo, casco e maschera antigas, e una per violenza a pubblico ufficiale. In un’altra occasione, sempre secondo la polizia, sarebbe stato sorpreso mentre lanciava oggetti contro le forze dell’ordine.
Gli altri arresti e la presenza straniera
Oltre a Simionato, sono stati presi in flagranza altri due attivisti torinesi, di 31 e 35 anni, accusati di resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Altre 24 persone sono state portate in questura e denunciate per reati che vanno dalla resistenza al porto di armi improprie, dal travisamento al mancato rispetto dei provvedimenti delle autorità. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati materiali per coprirsi il volto, sassi, chiavi inglesi e coltelli.
Alla manifestazione hanno partecipato molti attivisti stranieri: secondo la questura, tra i fermati ci sono 54 cittadini non italiani, tra cui 35 francesi e 3 turchi, oltre ad australiani, greci e messicani. Molti sono stati fermati prima di riuscire a unirsi al corteo, grazie ai controlli lungo le principali strade d’accesso alla città e all’aeroporto di Caselle. La polizia ha riferito che alcuni usavano nomi in codice – “Blu”, “Ugo”, “Kiwi”, “Mango” – e si muovevano in piccoli gruppi, una tattica già vista nelle proteste in Val di Susa.
Le strategie degli incappucciati e la risposta della polizia
Durante gli scontri sono state usate tattiche ormai note: cambio d’abito dentro al corteo con giacche e pantaloni neri impermeabili, poi abbandonati sull’asfalto prima della fuga. In certi momenti, i manifestanti hanno puntato laser contro gli agenti, usato tubi artigianali per lanciare oggetti e persino aste di cartelloni stradali. Nel caos, una troupe televisiva è stata aggredita e le attrezzature distrutte.
Il questore Massimo Gambino aveva già preso provvedimenti contro chi è stato trovato con maschere antigas, passamontagna o oggetti pericolosi. La tensione arriva dopo altri episodi violenti registrati negli ultimi mesi a Torino durante manifestazioni pro Palestina: assalti alle OGR, alla sede Leonardo e al quotidiano La Stampa.
La ricostruzione dell’aggressione secondo i testimoni
La giornalista Rita Rapisardi del Manifesto, presente alla manifestazione, ha raccontato su Facebook l’aggressione all’agente Calista: “Ero a cinque metri – ha scritto – in mezzo al corso, diviso dalle barriere del tram. Gli scontri stavano finendo, i manifestanti si stavano dileguando verso il lungo Dora. A un certo punto una squadra di venti agenti in antisommossa ha inseguito gli ultimi rimasti. Uno si è staccato dal gruppo per inseguire due persone: le ha colpite con il manganello, uno è caduto a terra. Altri manifestanti sono intervenuti contro il poliziotto che è caduto e ha perso casco e scudo. Poi i due colpi di martelletto”.
Secondo Rapisardi, nessun collega è intervenuto subito per aiutare l’agente. “Da dietro arrivavano urla: ‘basta, lasciamolo stare’. Solo allora un collega lo ha trascinato via”. La giornalista ha aggiunto che almeno trenta persone sono finite in ospedale per ferite o intossicazioni da lacrimogeni; molti altri sono stati curati sul posto, evitando il pronto soccorso per paura di denunce.
Il clima in città dopo gli scontri
La città resta sotto stretta osservazione dopo una giornata di tensioni e violenze. Il poliziotto ferito è stato dimesso dall’ospedale nella notte. La premier Meloni ha fatto visita ai colleghi coinvolti negli scontri. Il governo sta valutando nuove misure per la sicurezza durante le manifestazioni. Intanto, nel borgo toscano di Montelaterone, la notizia dell’arresto di Simionato ha lasciato amici e conoscenti sbigottiti: “Era un ragazzo tranquillo”, ripetono in paese. Ma ora dovrà rispondere davanti ai giudici delle accuse più gravi della sua vita.
