Milano, 2 febbraio 2026 – Un gruppo internazionale guidato dal Max Planck Institute for Extraterrestrial Physics, con il contributo di tre astrofisici italiani, ha scoperto una molecola organica solforata di dimensioni mai viste prima nello spazio interstellare. La notizia, pubblicata su Nature Astronomy, apre nuove strade per capire le possibili origini cosmiche della vita sulla Terra. L’idea è che i mattoni fondamentali della chimica della vita si formino molto prima della nascita di stelle e pianeti.
Una molecola complessa nascosta nelle nubi della Via Lattea
Al centro della ricerca c’è la 2,5-cicloesadiene-1-tione (C₆H₆S), una molecola composta da 13 atomi di zolfo, carbonio e idrogeno. È stata trovata nella nube molecolare G+0.693-0.027, vicino al centro della Via Lattea, a circa 27.000 anni luce dalla Terra. Qui non si stanno ancora formando stelle attive: un ambiente che, secondo i ricercatori, ricorda quello primordiale dove la chimica della vita può prendere forma.
La vera sorpresa è la presenza dello zolfo in una struttura così complessa. “Questa scoperta mostra che le basi chimiche della vita iniziano a formarsi molto prima che nascano le stelle”, ha detto Valerio Lattanzi, coordinatore dello studio e ricercatore al Max Planck Institute, laureato a La Sapienza di Roma. Lo zolfo è un elemento fondamentale per la vita sulla Terra: si trova negli amminoacidi, nelle proteine ed è coinvolto in molte reazioni biologiche.
Il ruolo dell’Italia in un lavoro internazionale
Nel team ci sono anche Paola Caselli, direttrice del Centro per gli studi astrochimici del Max Planck Institute, originaria di Follonica (Grosseto), e Laura Colzi, responsabile di gruppo al Centro di Astrobiologia di Madrid, laureata all’Università di Firenze. A guidare il gruppo è il giapponese Mitsunori Araki, e il progetto ha coinvolto ricercatori da Spagna, Cile, Giappone e Stati Uniti.
Le osservazioni sono state fatte con tecniche avanzate di radioastronomia e misure di laboratorio molto precise. “Abbiamo unito dati presi con diversi radiotelescopi a esperimenti spettroscopici in laboratorio”, ha spiegato Colzi, sottolineando quanto sia stata importante la collaborazione fra istituti europei e internazionali per arrivare a questo risultato.
Un tassello mancante nella storia della vita
La scoperta della 2,5-cicloesadiene-1-tione è stata definita dagli scienziati come un vero “anello mancante” per capire come si sia sviluppata la chimica biologica nello spazio. Questa molecola, simile ad altre già trovate nelle comete, fa pensare che i precursori della vita possano formarsi direttamente nelle nubi molecolari interstellari, molto prima che si accendano le prime stelle o si formino i pianeti.
Secondo Lattanzi, “la presenza di molecole così complesse in ambienti così antichi rafforza l’idea che la chimica prebiotica sia un processo che avviene ovunque”. Gli esperti prevedono che nei prossimi anni si potranno trovare altre molecole solforate complesse, ampliando il già ricco elenco di oltre 300 specie molecolari scoperte nello spazio interstellare.
Nuove prospettive per l’astrochimica
Questa scoperta apre nuovi scenari per studiare le origini della vita e cercare composti organici nelle profondità dello spazio. “Solo così potremo capire se la vita sulla Terra ha davvero un’origine cosmica”, ha detto Caselli. Gli scienziati sono certi che le prossime missioni spaziali e le nuove tecnologie di osservazione permetteranno di scovare molecole ancora più complesse, facendo luce su uno dei grandi misteri dell’umanità.
Per ora, la comunità scientifica guarda alle nubi molecolari come laboratori naturali dove la chimica della vita potrebbe essere partita. Ma come spesso succede in astrofisica, ogni risposta apre nuove domande: quali altri elementi essenziali si nascondono tra le polveri dello spazio? E quanto è diffusa questa chimica nel cosmo? La scoperta della 2,5-cicloesadiene-1-tione è un passo avanti importante nella lunga ricerca delle nostre origini.
