Roma, 2 febbraio 2026 – I tunnel di lava sotto la superficie di Venere potrebbero essere molto più grandi di quanto si pensasse. Parliamo di larghezze che vanno da 80 fino a 900 metri e altezze che possono raggiungere i 200 metri, stando a uno studio appena pubblicato sulla rivista Icarus. Dietro questa ricerca c’è un team internazionale guidato dal Politecnico di Breslavia, insieme all’International Research School of Planetary Sciences dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara e all’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf). Un passo avanti importante per capire meglio la geologia di quel che viene chiamato il “gemello diverso della Terra” e che, dicono gli autori, potrà orientare le prossime missioni spaziali.
Tunnel di lava, dimensioni da record
Il gruppo ha usato simulazioni al computer per capire quanto possono resistere questi tunnel in base alla solidità della roccia. “A seconda della compattezza del terreno, i tunnel possono diventare davvero grandi: larghezze che partono da 80 metri e arrivano quasi a un chilometro, con altezze fino a 200 metri”, spiega Piero D’Incecco, ricercatore Inaf d’Abruzzo e coautore dello studio. Se invece le rocce sono più fragili o piene di crepe, i tunnel più larghi che possono reggere si fermano a circa 100 metri.
Questi numeri non sono solo teoria. Le dimensioni ottenute corrispondono bene con i canali di lava già visti sulla superficie di Venere tramite le immagini radar delle sonde. Una conferma che dà agli scienziati un punto di riferimento concreto per le prossime esplorazioni.
Cosa cambia per le missioni future
Lo studio mette sul tavolo nuovi dati fisici per leggere la geologia venusiana. Capire quanto può essere grande un tunnel stabile aiuta a riconoscere formazioni come le pit chains (catene di pozzi), gli skylights (aperture verso grotte sotterranee) o anomalie nel campo gravitazionale che potrebbero indicare cavità nascoste sotto la crosta. “Queste informazioni – aggiunge D’Incecco – sono una vera bussola per cosa cercare con le missioni spaziali che verranno”.
Il ruolo dell’Inaf è stato cruciale: ha collegato i modelli matematici alla geologia reale di Venere. Solo così i risultati delle simulazioni si trasformano in indicazioni pratiche per chi andrà a studiare il pianeta da vicino.
Avengers, il progetto che mette a confronto Venere e Terra
La ricerca fa parte del progetto internazionale Avengers (Analogs for Venus’ Geologically Recent Surfaces), coordinato dall’Inaf. L’obiettivo è mettere a confronto i vulcani attivi sulla Terra con quelli di Venere, considerati dei “gemelli” geologici. Studiando le somiglianze tra i due pianeti, gli scienziati sperano di capire meglio l’attività vulcanica recente – e forse ancora in corso – su Venere.
Le prime stime parlano chiaro: tunnel di lava così grandi suggeriscono che Venere ha vissuto fasi di vulcanismo intenso e duraturo. Queste “cattedrali sotterranee”, come le chiamano gli esperti, sono ambienti estremi ma che le future sonde robotiche potrebbero esplorare.
Venere, la sfida che ci aspetta
Venere resta uno dei pianeti più misteriosi del Sistema solare. La sua atmosfera spessa e velenosa rende difficile arrivarci direttamente, ma ogni piccolo indizio dalla superficie o dal sottosuolo è prezioso. “Le nostre simulazioni – conclude D’Incecco – sono solo il primo passo per capire dove cercare e come leggere i dati che arriveranno dalle prossime missioni”.
Nel prossimo decennio sono in arrivo nuove sonde dedicate a Venere: la missione europea EnVision e quella americana VERITAS, attese tra il 2030 e il 2032. Gli scienziati italiani stanno già lavorando per mettere a punto strumenti e modelli che guidino la ricerca verso le zone più promettenti. Fino a quando non arriveranno nuove immagini dal “gemello diverso della Terra”, i tunnel di lava restano una delle chiavi per svelare i suoi segreti più nascosti.
