Cni: dopo il Pnrr, l’ingegneria e l’architettura puntano su progetti e concessioni

Cni: dopo il Pnrr, l'ingegneria e l'architettura puntano su progetti e concessioni

Cni: dopo il Pnrr, l'ingegneria e l'architettura puntano su progetti e concessioni

Matteo Rigamonti

Febbraio 3, 2026

Roma, 3 febbraio 2026 – Il mercato dei servizi di architettura e ingegneria in Italia è tornato ai livelli di prima della pandemia nel 2025. Nel frattempo, i fondi del Pnrr stanno per finire e crescono le opportunità legate a project financing e concessioni. È quanto emerge dal rapporto annuale del Centro Studi del Consiglio nazionale degli ingegneri (Cni), pubblicato oggi e molto atteso dagli addetti ai lavori per capire come va un settore fondamentale per il Paese.

Pnrr in calo, il mercato si stabilizza sui valori pre-Covid

Secondo il dossier, nel 2025 le stazioni appaltanti hanno messo a gara bandi per circa 1 miliardo e 230 milioni di euro, tornando così ai numeri visti prima della crisi sanitaria. Solo il 2,2% di questi importi è stato coperto con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, a dimostrazione che la spinta straordinaria degli ultimi anni sta calando. “Il Pnrr e i bonus edilizi sono stati un’occasione unica – spiega Angelo Domenico Perrini, presidente del Cni – ma era chiaro che questa fase non poteva durare per sempre”.

Project financing e concessioni in crescita

Nonostante il calo generale, il rapporto evidenzia una forte crescita degli importi destinati ai servizi di ingegneria e architettura all’interno di appalti integrati, project financing e concessioni. Nel 2025 sono stati registrati 532 bandi di appalto integrato per un valore totale di 6,1 miliardi di euro (comprese le opere), 157 gare in project financing per 4,8 miliardi e 52 concessioni per un totale di 9,1 miliardi. Complessivamente, gli stanziamenti a base d’asta per i servizi di ingegneria hanno superato i 25 miliardi di euro, più del doppio rispetto al 2024.

Bandi più piccoli: i professionisti faticano

Il quadro che emerge mostra come oltre il 70% dei bandi abbia un valore inferiore a 140mila euro, soglia sotto la quale si può affidare direttamente senza gara. Solo il 21% dei bandi supera i 215mila euro, contro il 44% dell’anno precedente. “Il calo generale pesa anche sui liberi professionisti”, osserva Giuseppe Maria Margiotta, consigliere segretario del Cni. Nel 2025 i professionisti hanno vinto il 36,4% delle gare, ma solo il 7,2% degli importi. Le società restano invece in vantaggio: si sono aggiudicate il 54,4% delle gare e il 72,5% degli importi.

Equo compenso, la battaglia continua

L’argomento dell’equo compenso resta sempre al centro dell’attenzione. L’Osservatorio bandi della Fondazione Cni ha monitorato 3.480 bandi pubblicati nel 2025: in più di mille casi è stato necessario approfondire i documenti di gara e per 221 gare sono state inviate segnalazioni alle stazioni appaltanti per anomalie, soprattutto su come viene applicato l’equo compenso e calcolato l’importo a base d’asta. “Non abbasseremo la guardia – ribadisce Perrini – continueremo a vigilare sull’applicazione della norma”.

Nuove regole sui ribassi: primi risultati

Dal primo gennaio 2025 è entrato in vigore il Correttivo del Codice degli appalti, che ha cambiato le regole sui ribassi per tutelare l’equo compenso e premiare la qualità delle offerte. I dati raccolti mostrano che nelle gare sotto i 140mila euro il ribasso medio si è fermato al 14,3%, molto sotto il limite massimo previsto. Per le gare sopra soglia, invece, il ribasso medio ha raggiunto il 32,8%.

Il mercato cambia: si punta sulle aggregazioni

Secondo Marco Ghionna, presidente del Centro Studi Cni, “il mercato sta cambiando: diminuiscono i bandi tradizionali e crescono appalti integrati e concessioni”. Questo richiede “più programmazione e competenze tecniche solide”. I dati indicano che le alleanze tra società e liberi professionisti sono una strada efficace per affrontare questa nuova fase. “Finita la stagione delle ‘vacche grasse’, puntare sulle aggregazioni può fare la differenza”, spiega Margiotta.

Il rapporto del Cni disegna così un settore in fermento: meno fondi straordinari, più concorrenza su progetti complessi e una sfida aperta sulla tutela dei professionisti. Serve ancora trovare un equilibrio tra qualità della progettazione, giustizia nei compensi e nuove forme di collaborazione.